Appassionato di una bellezza non diafana e perfetta, il fotografo Emiliano Mancuso ha dedicato la sua vita a raccontare le storie che lo circondavano tramite l’obiettivo della sua macchina fotografica. Instancabile, ha girato l’Italia da Nord e Sud fino a spegnersi prematuramente nel 2018. Con la mostra “Una diversa bellezza- Italia 2003-2018”, Renata Ferri riporta in vita un grandissimo fotografo. C’è un espressione inglese che ricorda l’immensa potenzialità comunicativa dei lavori di Mancuso: Aspectabund. Questo termine significa lasciare che le emozioni trapelino dagli occhi. Ogni lavoro di Mancuso non fa che seguire questo percorso emozionale che lascia chi osserva senza una spiegazione razionale. Durante i suoi viaggi per il Bel Paese ha conosciuto realtà contraddittorie, persone disperate, donne e uomini immersi nella vita semplice di tutti i giorni. Molte volte pensiamo che i grandi fotografi d’inchiesta siano quelli con il cartellino dell’aereo penzolante dallo zaino in cuoio. Ce li immaginiamo mentre documentano la vita religiosa dei monaci tibetani, i rituali di purificazioni hindu nel Gange o mentre seguono le vie della coca in Sudamerica. Con Mancuso impariamo che invece esistono anche quei fotografi che prendono un treno regionale o pagano i salati pedaggi delle autostrade italiane. Il fotografo romano preferiva infatti documentare le microstorie del tessuto sociale italiano contemporaneo, senza censurare le sofferenze e le lotte quotidiane delle periferie e dentro ogni famiglia.

Rome, 2009. Via dei Fori Imperiali Roma, 2009- Emiliano Mancuso

La Ferri ha scelto quattro di queste storie, di questi viaggi, che offrono una panoramica completa sui linguaggi utilizzati da Mancuso. 150 fotografie dispiegate in ordine cronologico, dalla prima fino alla più recente. Ogni sezione è inoltre corredata da commenti di grandi nomi del giornalismo italiano del calibro di Lucia Annunziata e Domenico Stornone.
Terre del Sud è il primo progetto di Mancuso a venire raccontato all’interno delle chiostro del Museo di Trastevere. Si tratta di un progetto fotografico realizzato tra il 2013 e il 2008 e descrive un Mezzogiorno arretrato e incapace di affrontare la globalizzazione del XXI secolo. Il fotografo stressa la questione meridionale, che ancora rappresenta una ferita aperta nel tessuto sociale del Sud Italia.
Stato d’Italia è invece il secondo progetto potato in mostra. Tra il 2008 e il 2011, Mancuso viaggia per l’Italia per documentare la quotidianità di un’Italia colpita dalla crisi economica e sociale. I volti di ciascuno dei protagonisti di questi scatti rivelano una grandissima umanità in grado di avvicinarsi a chiunque. Paradossalmente, anche senza conoscere i dettagli dei volti dei protagonisti di queste fotografie, ognuno ritrova una corrispondenza. Forse proprio perché Mancuso riusciva a carpire ciò che accomuna tutti gli esseri umani che tirano a campare, in un modo o nell’altro. Una specie di solidarietà taciturna che trapela tra gli sguardi di chi si incrocia per strada o mentre si è immersi negli scaffali del supermercato.

Taranto, 2009. Antonello, young worker of ILVA steel factory with his familyTaranto, 2009. Antonello, giovane operaio delle Acciaierie Ilva con la famiglia- Emiliano Mancuso

Il terzo lavoro presentato è Il diario di Felix, un progetto realizzato all’interno di Casa Felix, casa famiglia romana che si occupa di fornire misure rieducative alternative al carcere. Mancuso ha lavorato in particolare con otto ragazzi, seguendoli durante il loro ultimo anno di detenzione. All’interno dell’esposizione viene anche proiettata un’intervista allo stesso Mancuso al Festival dei Popoli, dove il fotografo racconta il lavoro umano e il suo sviluppo personale all’interno di questa realtà tanto diversa da ciò che siamo tutti abituati. Grazie a questo progetto, Mancuso ha imparato che non esiste nulla di nioiso intorno a noi: noioso è solo lo sguardo con cui si osserva. Cambiare questo atteggiamento è la porta per fare attenzione a chi ci circonda. Anche con una videocamera, un foglio e una penna si è in grado di prendersi cura delle persone.
Le Cicale è l’ultimo lavoro scelto dalla Ferri. Si tratta in realtà di un documentario realizzato nel 2018 in collaborazione con Federico Romano. I due colleghi avevano deciso di realizzare un viaggio estremamente intimo e particolare all’interno della vita di alcuni anziani in pensione, o in procinto di andarci. I due erano interessati a raccogliere le loro speranze e i loro timori quotidiani per la perdita di una vita dignitosamente vissuta.

Jul 2005 Naples. Three girls going on the small engine to the sea to Posillipo- Emiliano Mancuso

Terre di Sud e Stato d’Italia sono diventati due libri, acquistabili nel bookshop del Museo di Trastevere. In particolare il secondo contiene la prefazione di Lucia Annunziata che riflette sulla professione del giornalista nel mondo contemporaneo. “A pensarci bene, non ci sono molte buone ragioni per fare il giornalista”, esordisce. Ogni giornalista sente la tentazione di mascherare la realtà, non per forza con qualche obiettivo disomesto, ma anche semplicemente per renderla più sopportabile. Se Mancuso ha un merito è di non aver mai ceduto alla facilità di nascondere ciò che poco rispecchia la bellezza estetica canonica. Nei quadri che siamo abituati a vedere appesi sulle pareti delle accademie anche il dolore è plastico. Nelle fotografie di Mancuso tutto è studiato, ma niente è finto e tutto viene rivelato.

Foto di copertina: Capri (Naples), 2005- Emiliano Mancuso

Dettagli evento

Luogo:
Museo di Trastevere
Date:
14/06/2019 - 06/10/2019
Orario:
Da martedì a domenica ore 10.00 - 20.00
La biglietteria chiude alle 19.00
Costo:
Tariffe non residenti: Intero: € 6,00 Ridotto: € 5,00 Tariffe residenti: Intero: € 5,00 Ridotto: € 4,00 Ingresso gratuito con la MIC card
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