Il curatore Davide Dotti ritorna a Palazzo Martinengo (Brescia) con una nuova monografia colossale, di oltre 90 capolavori, tutta al femminile. L’obiettivo è approfondire il rapporto tra donna e arte, durante quasi 500 anni di storia. La mostra indaga così i mille volti delle donne, attraverso gli occhi di svariati artisti e secondo la prospettiva di epoche diverse.

Il percorso si divide in otto macrosezioni tematiche che vedono la donna come soggetto principale. Passiamo così dalle eroine bibliche alla mitologia greca e latina, dal mondo del lavoro, all’esperienza della maternità. Tra i capolavori più attesi troviamo la “Maddalena penitente” di Tiziano, proveniente da una collezione privata tedesca ed esposta per la prima volta in Italia.

“Maddalena Penitente”, Tiziano Vecellio

Da una sensibilità rinascimentale più casta ci spostiamo poi al movimento della Belle Epoque, che ha accompagnato l’emancipazione estetica dei costumi femminili all’inizio del XX secolo.

Il ritratto “Donna che si pettina i capelli” di Giovanni Boldini mostra infatti una femme fatale quasi vampiresca, ispirata ai soggetti di Munch e Von Stuck, dalla dirompente chioma infuocata. Il suo sguardo arrogante mostra come sia pienamente consapevole della propria sensualità, senza alcun timore di nasconderla.

In aggiunta alla seduzione troviamo anche l’amore. Un esempio è il disegno “Coppia di amanti in piedi” di Gustav Klimt, probabilmente uno degli studi che ha portato alla creazione del celebre “Bacio” viennese.

 

Sebbene le protagoniste siano le donne, sono gli uomini a dominare il settore artistico. In mostra infatti troviamo per lo più opere dove la figura femminile viene filtrata attraverso lo sguardo maschile. Tra i tanti artisti però troviamo la paladina seicentesca Artemisia Gentileschi, diventata negli anni uno dei più grandi modelli del femminismo italiano. La Cleopatra di Artemisia è diversa da tutti i ritratti in esposizione: priva di bellezza, grazia, o di qualsiasi mistificazione, vediamo finalmente una donna attraverso gli occhi di una donna.

“La Cleopatra morsa dall’aspide” è sicuramente una delle opere più significative e commuoventi di tutta la mostra. Attraverso le pennellate di Artemisia possiamo percepire il supplizio di essere donna nel XV secolo, una condizione così dolorosa da poter essere sanata solo con la morte. L’artista, infatti, libera sulla tela tutta la propria sofferenza, causata dalle violenze subite durante la giovinezza, in una Cleopatra disperata, quasi folle, che si toglie la vita.

“Cleopatra morsa dall’aspide”, Artemisia Gentileschi

Sebbene la mostra abbia cercato di approfondire le più varie sfaccettature della figura femminile, la maggior parte dei quadri tende a presentare una dimensione eccessivamente idilliaca e incorporea. Il modo in cui gli uomini hanno visto le donne, attraverso i secoli, mantiene ancora una patina extraterrena, quasi angelica o, al contrario, diabolica. Le protagoniste dei ritratti vengono estratte dalla loro dimensione umana, per diventare il più delle volte modelli, simboli, allegorie o stereotipi.

Ma perché deve essere necessaria un’accezione negativa o positiva nei ritratti femminili? I colori, la posa, lo sguardo e gli oggetti svelano come la donna debba essere ricordata nei secoli a venire non per quello che è, ma per ciò che rappresenta. Al contrario, grandi ritratti maschili, come quello dell’Ariosto di Tiziano, non tradiscono alcuna essenza ultraterrena, presentando il protagonista nella sua natura pienamente umana.

Nonostante la figura femminile sia al centro della produzione artistica di ogni tempo, è per lo più un elemento passivo. Diventa fondamentale solo perchè in grado di suscitare nell’artista forti emozioni, ma rimane slegata dalla condizione sociale della donna del suo tempo.

L’esposizione non si concentra però soltanto sul passato, ma anche sul presente e sul possibile futuro ruolo della donna nella nostra società. Grazie alla eccezionale collaborazione con la Fondazione Marcegaglia infatti, ad accompagnare le opere nelle diverse sale, troviamo dei pannelli informativi su tematiche di grande attualità, quali disparità tra i sessi, lavoro femminile o emarginazione sociale.

La storia dell’arte diventa così un veicolo di sensibilizzazione per il pubblico, specialmente quello più giovane, su problematiche di ieri, oggi non ancora risolte. Attraverso il confronto dialettico con il passato, infatti, nella nuova mostra di Palazzo Martinengo è possibile percorrere l’evoluzione della figura femminile e riflettere su come cambierà nei secoli a venire.

 

Dettagli evento

Luogo:
Palazzo Martinengo, via dei Musei 30, Brescia
Date:
28/01/2020 - 07/06/2020
Orario:
mercoledì, giovedì e venerdì, dalle 9:00 alle 17:00
sabato, domenica e festivi, dalle 10:00 alle 20:00
lunedì e martedì chiuso
La biglietteria chiude un'ora prima
Costo:
6€-12€
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