Nel capoluogo piemontese una prestigiosa mostra invita ad approfondire l’attività artistica di un artista controverso Emmanuel Radnitzky in arte Man Ray che attraversa il ‘900, secolo dei cambiamenti, dando un nuovo significato alla parola arte, dapprima con il dadaismo e poi con il surrealismo, facendo della fotografia una nuova forma artistica e di protesta ironica. In un momento storico in cui il mondo dell’arte viene investito da una profonda crisi di cambiamento, le avanguardie irrompono la scena internazionale e Man Ray, insieme ad altri avanguardisti come ad esempio Marcel Duchamp e Tristan Tzara, ne prendono il comando con mezzi “alternativi”.

Man Ray era solito dire: “Non ha senso continuare a chiedersi se la fotografia sia o meno una forma d’arte, perché l’arte è fuori moda e noi abbiamo bisogno di altro.” Su questo assioma si fonda tutta la sua ricerca espressiva che culmina con le serie di fotografie delle sue donne, amiche, amanti, colleghe di lavoro, modelle e artiste, che ammirava e stimava molto, così come tutto l’universo femminile, riferendosi ad esso come: “Il rossetto è il distintivo rosso del coraggio”.

L’evento curato da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola, è realizzato con la collaborazione di diverse istituzioni e gallerie nazionali e internazionali: dallo CSAC di Parma all’ASAC di Venezia, dal Lee Miller Archive del Sussex al Mast di Bologna alla Fondazione Marconi di Milano, presentando così un corpus di circa duecento fotografie che ripercorrono la parabola artistica di Man Ray e non solo. Ad essere ritratta è un’intera fetta della società parigina dagli anni venti agli anni trenta, da quando l’artista di Philadelphia giunse nel 1921 a Parigi con la fama di “dadaista newyorchese” subito pronto a mostrare di quali magie fosse capace una camera oscura. Man Ray fu infatti autore dei “rayographs” e delle solarizzazioni, due procedimenti tecnici che sono diventati gli emblemi dell’invenzione fotografica delle avanguardie di inizio secolo.

Nella mostra fotografica si dispiegano gallerie di ritratti in bianco e nero di bellissime e conturbanti donne, molti nudi artistici ed erotici ben lontani dall’essere considerati mero oggetto di piacere. Ritroviamo Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, Meret Oppenheim, Kiki de Montparnasse, Nusch Éluard, Gertrude Stein, Nancy Cunard, Sylvia Beach, Youki Foujita Desnos. artiste, modelle, amiche, compagne. Le protagoniste della Parigi dei primi decenni del XX secolo, tutte, in modi diversi, legate per periodi più o meno lunghi a Man Ray. Egli fu infatti anche il mentore di due tra le maggiori fotografe del periodo, Berenice Abbott e Lee Miller, inizialmente sue assistenti, ma che furono in grado di emanciparsi e affermare il proprio linguaggio artistico personale, diventando artiste di successo a loro volta.  Questa mostra celebra anche il loro genio, essa è fatta di intrecci, giochi fotografici di rimando dai quali è possibile scoprire legami biografici, immagini e rapporti tra queste personalità intessuti nel tempo.

Ampio spazio è dato al periodo surrealista che ritorna allo spettatore nelle sue forme più pure, tanto che un’intera sala è dedicata alla documentazione dei manichini dell’Exposition International Surréaliste del 1938, evento epocale nella storia dell’arte del ‘900.

Man Ray. Resurrection des mannequins (Mannequin di André Masson. Mannequin with a bird cage over her head), 1938-1966 Stampa vintage ai sali d’argento Cm 43 x 33 Collezione privata, Parma © Man Ray Trust by SIAE 2019.

Un’intera sezione è dedicata a più di cinquanta ritratti di Juliet Browner, l’ultima moglie di Man Ray e riguarda il lavoro fotografico degli anni dal 1941 al 1955 con la collezione “The Fifty Faces of Juliet”,  un progetto di libro d’artista che Man Ray dedica alla moglie. Le bellissime immagini in bianco e nero sono spesso ritoccate a mano con pastelli colorati o stampate con innovative tecniche fotografiche, dove Juliet si offre allo sguardo di Man Ray dando vita a immagini di estrema eleganza e sensualità.

Ultima sezione è dedicata alla collezione “La mode au Congo” del 1937 quando venne chiesto a all’artista di realizzare fotografie di cappelli per un servizio di moda. Il risultato di queste sessioni di posa ha un carattere del tutto originale, poiché le modelle vengono ritratte con oggetti d’uso comune posti sulle loro teste, come un cestino per il pane, un centrino o un piumino per la polvere, permettendo al fotografo di esprimere una sottile ironia nei confronti dell’industria culturale.

La mostra cattura lo spettatore non solo per la qualità delle fotografie esposte, ma soprattutto perché le fotografie, i loro autori e gli stessi soggetti ritratti sono intimamente legati da un destino biografico e artistico che ben si percepisce. Così come raccontato dal curatore della mostra Walter Guadagnini: “L’idea della mostra è di raccontare non solo il classico rapporto dell’artista e la modella ma di puntare l’attenzione sulla modella stessa, non solo musa o amante. Penso in particolare a Berenice Abbott e Lee Miller, ma anche a Dora Maar, rivalutata in questi anni non solo come la sfortunata compagna di Picasso ma come grande fotografa, le cui immagini peraltro sono oggi molto rare e sono qui esposte. Una mostra dunque che racconta la vita culturale e gli intrecci della Parigi degli anni ‘20, dove per vivere i fotografi erano ritrattisti per grandi committenti, questo ci racconta un altro spaccato sociale del tempo. Inoltre, in questi pochi decenni, Man Ray è riuscito a rivoluzionare il linguaggio fotografico apportando significativi cambiamenti verso un uso moderno dell’obiettivo fotografico”.

Immagine di copertina Man Ray. The Fifty Faces of Juliet, 1941-1954 (2009)Cm 39,5 X 24 x 2,7Collezione privataCourtesy Fondazione Marconi, Milano© Man Ray Trust by SIAE 2019

Dettagli evento

Luogo:
Camera Centro italiano per la fotografia, Via delle Rosine 18 Torino
Date:
16/10/2019 - 19/01/2020
Orario:
dalle 11.00 alle 19.00 Chiuso il martedì
Costo:
10 Euro biglietto intero
Sito web:
www.camera.to
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