La Galleria Nazionale D’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dal 5 febbraio, ospita, presso il terzo settore della galleria, l’esposizione “You Got to Burn to Shine“. Il nome della mostra è preso in prestito dalla raccolta di poesie del poeta, artista e performer statunitense John Giorno.

Fonte: www.finestresullarte.info

La raccolta si concentra sulla complessità dell’individuo e sul suo stare nel mondo. L’esposizione si prefigge di analizzare il sistema-mondo e reinterpretarlo, ridefinirlo attraverso il pensiero critico degli artisti. I lavori di questi ultimi, anche se con diversi medium, si dimostrano affini nella presa di posizione di dissenso verso le convenzioni e le ipocrisie della realtà.

Lo spazio che si presenta agli occhi dello spettatore è bianco, puro, e le opere sono collocate perfettamente in esso, le sale sono una perfetta cornice che nulla ha da ribattere in direzione delle istallazioni, le quali si presentano come immagini di un mondo completamente diverso, rovesciato, in cui emerge la critica radicale alla visione che si ha di questa società e dell’ordine esistente.

Nella prima sala l’attenzione viene subito catturata dalle opere di John Giorno come “God is Man Made“,”Life is a Killer“e “Don’t Wait for Anything” del 2015. Questi wallpaper testuali esprimono la poetica dell’artista, il quale, senza paura, mette in discussione il mondo attraverso questa sorta di mezzo di comunicazione, cercando di creare una sorta di turbamento o di dibattito in chi legge il messaggio.

La sala più grande dell’esposizione è quella che si apre subito dopo; qui tre diverse opere di Krištof Kintera dialogano perfettamente tra di loro, mettendo ancora in dubbio il sistema che regola la società. La luce entra dalle grandi finestre della galleria mostrando chiaramente le installazioni presenti tra cui “Nervous Tree“. L’opera è composta da due “alberi” i quali tendono a scuotere uno dopo l’altro. Il corpo è interamente formato da radici, o rami, che sorreggono un mappamondo. Questa visione che si distacca dalla realtà si lega perfettamente con “Drawings“, una serie di disegni i quali rimandano ad un mondo surreale e grottesco, e “Revolution“, in cui un manichino dagli abiti giovanili e maschili, di dimensioni ridotte, sbatte la testa contro la parete. Tutte queste opere creano un ambiente surreale, un chiaro distacco dalla realtà. Viene criticata aspramente una visione ipocrita e oscura del mondo in cui viviamo, il quale affonda le proprie nere radici in un terreno poco stabile.

Dal rumore e il tremolio prodotto dalle istallazioni di Kintera si passa all’opera di Francis Alÿs: un totale cambiamento. L’artista affronta la relazione tra cultura e potere e la sua posizione al riguardo viene chiaramente rappresentata nell’opera “Silencio“.Un coloratissimo tappeto composto da svariati riquadri ci invita al silenzio portando nella stanza una sensazione di calma, ma anche di sorpresa: ci si sente come ripresi e ci si mette in discussione.

Foto di Vanessa Morolli

Nell’ultima sala prima del soppalco della galleria, dove l’esposizione prosegue, le luci si spengono e lo spettatore è invitato a sedersi per ascoltare ed osservare l’opera di Domenico Mangano e Marieke van Rooy. I due artisti attraverso un dispositivo video riflettono sul paradosso sociale ed ecologico dell’epoca: siamo delle ostriche, la natura e l’inquinamento ci minacciano, ma perché dobbiamo andare via? Cosa significa essere in un posto?

Sul soppalco nord-est della galleria la mostra continua con le opere di Luca Vitone, Sislej Xhafa, Fiamma Montezemolo, Luca Guadagnino, Elena Bellantoni Mike Kelley. Gli artisti continuano ad interrogarsi sulla realtà. Ricerca antropologica ed espressione artistica si fondano mettendo in dubbio ogni aspetto della società. Continuo è il rimando alla relazione tra io e mondo.

Attraverso queste opere ci vengono poste delle domande a cui forse non vogliamo trovare una vera risposta. La nostra esistenza viene messa in discussione, ed è ancora in questa parte dell’esposizione che ritroviamo i wallpaper testuali di John Giorno. Tra questi uno in particolare coglie la nostra attenzione: “Space Forgets You“.

Foto di Vanessa Morolli

Probabilmente è così…

… oppure no?

 

Dettagli evento

Luogo:
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea viale delle Belle Arti, 131, Roma
Date:
05/02/2019 - 07/04/2019
Orario:
dal martedì alla domenica dalle 8:30 alle 19:30
Costo:
Intero: €10; ridotto: €5
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