Fino al 2 giugno 2020 è possibile visitare, presso il Palazzo delle Esposizioni, la mostra antologica dedicata a Jim Dine. L’esposizione, a cura di Daniela Lancioni, è promossa da Roma Capitale e dall’Assessorato alla Crescita culturale Azienda Speciale Palaexpo.

Jim Dine, British Joys (A Picture of Mary Quant), 1965 – Credits Ufficio Stampa Palazzo delle Esposizioni

L’ARTISTA

Jim Dine, artista contemporaneo americano (Cincinnati, USA, 1935), lavora in modo radicale ed innovativo. Le sue opere hanno avuto un forte impatto sulla cultura visiva contemporanea, in particolare su quella italiana degli anni Sessanta. Nonostante la sua fama, Jim Dine rimane un artista di non facile catalogazione in virtù della sua volontà d’indipendenza e del rifiuto a identificarsi nelle categorie della critica, della storia dell’arte e del mercato. Autonomia e libertà sono le caratteristiche del suo modus operandi, lo dimostrano le sue vicende biografiche e i suoi lavori tenacemente aderenti alle esperienze vissute, “ineducati” e “inquietanti”, come spesso vengono definiti.

LA MOSTRA A PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI

Nell’ampia esposizione antologica dedicata all’artista, realizzata grazie alla sua stretta collaborazione, sono esposte oltre 60 opere, datate dal 1959 al 2016, provenienti da collezioni pubbliche e private, europee e americane. Un approfondito apparato iconografico restituisce memoria visiva dei celebri happening, raccontati in mostra dalla voce dello stesso Dine, e una selezione di video interviste, permette di familiarizzare con la sua figura.

Nucleo importante di opere che costituiscono il corpus della mostra sono quelle che Jim Dine ha donato nel 2017 al Muséè National d’art moderne- Centre George Pompidou di Parigi e che l’istituzione francese ha reso disponibili per quest’occasione. Numerosi sono i prestiti delle opere storiche provenienti dalle collezioni europee private e pubbliche come il Museo di CA’ Pesaro di Venezia, il MART, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e il Louisiana Museum of Modern Art a Humlebaek in Danimarca.
Una selezione di opere giunge direttamente dagli Stati Uniti, dalle collezioni del Whitney Museum di New York.

Jim Dine, Putney Winter Heart (Crazy Leona), 1971-1972 Credits: @Palazzo Esposizioni

LE PERFORMANCE

In questo contesto accompagnano la mostra 4 performance a cura di Ilaria Mancia. Si tratta di un omaggio e libero confronto con il lavoro di un artista che ha fatto della sua pratica un campo di continui attraversamenti. Una pulsazione che “dal cuore dello spazio si irradia idealmente nelle sale espositive” e da queste si fa influenzare in un rimando fra corpi, suoni e diversi linguaggi delle opere dell’artista.

Jim Dine, Long Island Landscape, 1963 – Credits. Ufficio Stampa Palazzo delle Esposizioni

Il sistema ridisegna la geometria degli spazi e, viceversa, lo spazio trasforma l’azione performativa. La partitura coreografica, costituita da nuclei di movimento prestabiliti, composti tra di loro in maniera istantanea, si sviluppa nell’area interna ed esterna al perimetro di una figura geometrica iscritta nello spazio. Il pubblico, disposto lungo i lati della figura, condividerà lo spazio scenico con i performer.

Jim Dine, Four Rooms, 1962 – Credits. Ufficio Stampa Palazzo delle Esposizioni

Un’esposizione decisamente innovativa che illustra le diverse “facce” dell’arte.
L’esposizione antologica sarà fruibile fino al 2 giugno 2020.

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