Due artisti e due percorsi paralleli intrecciati tra loro raccontano la fragilità dell’uomo e la transitorietà dell’esistenza. Si tratta delle due mostre personali Just measuring unconsciousness, di Gregorio Botta, e Each second is the last, di Maria Elisabetta Novello, inaugurate il 3 febbraio scorso presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea. Il tema in comune, trattato ed esplorato secondo modalità diverse, porterà a esiti diversi rappresentati simbolicamente dai titoli delle esibizioni, tratti da due versi di uno stesso poema di Emily Dickinson.

“Each Second is the last

Perhaps, recalls the Man

Just measuring unconsciousness

The Sea and Spar between.

To fail within a Chance –

How terribler a thing

Than perish from the Chance’s list

Before the Perishing!” (Emily Dickinson)

Gli allestimenti – che rimarranno aperti al pubblico fino al 13 aprile – sono stati dedicati alla memoria di Lea Mattarella, la critica, storica dell’arte e docente dell’Accademia delle Belle Arti, scomparsa nel 2018 all’età di 54 anni.

Il lavoro di Gregorio Botta, a cura di Massimo Mininni, si divide in quattro tappe, una per sala, che simboleggiano le fasi di quel che potrebbe essere definito un viaggio esistenziale. Il percorso ha inizio nella stanza della gravitas, in cui delle rocce di varia dimensione si trovano appoggiate in bilico su delle bacchette di vetro fissate al muro. Fatti leggera leggera è il titolo dell’opera, ed è anche quello che verrebbe da dire a quelle pietre di varia dimensione che sembrano sul punto di cadere. Nella sala il “leggero” si contrappone al “pesante”, generando l’equilibrio che regola la vita. Il contrasto è visibile anche nella scultura Sisifo, sulla quale poggia una sottile sbarra di vetro rotante, ai cui estremi si trovano un grande sasso e una leggera coppa di cera. Il viaggio continua nella seconda stanza, quella del respiro, che conduce – attraverso un corridoio allestito con opere di piccola dimensione realizzate con garze, lini, veline bruciate e sangue – a quella che ricorda un hortus conclusus. Al centro, un piccolo pozzo di ferro dal quale sgorga dell’acqua simboleggia il carattere perpetuo della vita, mentre sulla parete si osserva una composizione di opere che hanno come protagonisti foglie e macchie di sangue. In questa reinterpretazione in chiave contemporanea dell’affresco Noli me tangere di Beato Angelico, il segno del sacrificio si fonde con la natura, così come il colore delle stimmate di Gesù si confondevano, a livello cromatico, con il rosso dei fiori del giardino.

La quarta stanza è dedicata alla sostanza dalle mille proprietà, l’acqua. Abbi cura di me è la richiesta che proviene da un’opera fragile, composta da vetri concavi, fissati al muro e pieni d’acqua, che riflettono la luce creando dei disegni concentrici sulla parete. Soggetta all’evaporazione, l’opera ha, infatti, bisogno di “bere” per continuare a vivere. Con l’acqua di Ofelia’s dreams – sulla quale poggia un letto di cera – si conclude il percorso realizzato da Botta alla scoperta delle forme dell’inconscio, tra vita morte, sofferenza e desiderio.

A cura di Ilaria Gianni, Each Second is the last si sofferma, invece, sul tempo e sulla relazione che esso instaura tra la vita e la morte. L’artista, interessata al processo di trasformazione delle cose attuato dal tempo, predilige materiali quali la polvere, il carbone e la cenere: tracce – quasi invisibili, ma concrete – dell’essere passato. La circolarità eterna tra prima e dopo, vita e morte, viene espressa in MORTE VITA, LA MORTE NELLA VITA. VITA MORTE, LA VITA NELLA MORTE, la prima opera del percorso, in cui Novello riporta con la cenere i versi di Crisalidi, di Carlo Michelstaedter. I caratteri poco nitidi e, alle volte, cancellati contribuiscono, in quest’ottica, a fortificare il legame tra i due termini opposti.

L’essere, effimero e sfuggevole, è oggetto di indagine dell’artista che, nel gruppo di lavori Sursum Corda, decide di ascoltare il ritmo che scandisce la vita dell’uomo, quello delle azioni quotidiane, partendo dal battito del cuore, dal respiro, fino ad arrivare alle emozioni. Un’indagine tanto intima quanto collettiva che permette allo spettatore di dialogare con il proprio inconscio.

L’ultimo progetto è quello esposto nella sala in condivisione con Gianfranco Botta. Un catalogo di fragili vetri contenenti prelievi di polvere, piume, carte e foglie – raccolti da Novello a partire dal 2014 – compongono la serie Sopralluoghi, a testimonianza di un vissuto urbano ormai dimenticato. La serie condivide lo spazio espositivo con Machina, di Botta, un dodecagono di ferro dalle cui feritoie si intravede un cuore caldo, una lampada ad olio, emblema del mistero della vita. Un dialogo potente tra due artisti molto differenti ma animati dallo stesso desiderio di svelare i misteri inconsci dell’essere.

Dettagli evento

Luogo:
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea viale delle Belle Arti 131 Roma
Date:
04/02/2020 - 13/04/2020
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