Al Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, che sorge a pochi passi dal Parco Archeologico, è possibile visitare fino al 30 aprile 2020 una particolarissima mostra dei coniugi artisti e registi Peter Greenaway e Saskia Boddeke che hanno realizzato un’installazione che è la proiezione di un sogno, di un mondo perduto tragicamente, ingoiato dalle fiamme del Vesuvio nel 79 d. C.

Peter Greenaway ha visitato numerose volte le rovine romane e le sue pitture, profondamente affascinato da esse, si era ripromesso prima o poi di creare un’installazione che potesse essere la visionaria rappresentazione della sua idea di un mondo dorato e un momento storico irripetibile, il I secolo a.C., e di imporre così un’impronta con la sua particolare visione.  Ipse dixit gli spazi della Space Gallery del MAV accolgono “A Happy Death” il cui titolo richiama la “morte felice” auspicata dal generale Agrippa, genero di Augusto, che abitò la bellissima Villa imperiale a Boscotrecase, non lontana da Ercolano, dove egli avrebbe auspicato morire, davanti all’incanto del Golfo di Napoli, nel lusso confortevole e verdeggiante di una dimora superba, in una stanza dipinta con le pareti nere che lo avrebbero condotto nell’aldilà.

Gli artisti hanno realizzato così un progetto dal forte impatto visivo e narrativo, per “rivivere” in chiave moderna la tragedia dell’eruzione e degli anni immediatamente precedenti afferenti a diciotto personaggi della famiglia Giulio-Claudia, quella stessa dinastia che iniziò l’avventura dell’Impero romano incrociandosi con il destino delle città campane colpite dal terribile evento dell’eruzione del 79 d.C.  I personaggi storici sono simbolicamente rappresentati da manichini di legno, che con la loro presenza fisica riecheggiano la dualità di vita e morte di eros e thanatos.

Il percorso si snoda attraverso due grandi sale, quella in verde, la cosiddetta Green Room, ha al centro una vasca che riecheggia un impluvium delle domus romane, che si colora di sangue, ed introduce il tema della morte. Al di sopra di essa prendono posto i diciotto personaggi storici pensati dal Greenaway, da Giulio Cesare a Nerone. Attraverso la voce del regista e i due pannelli laterali su cui scorre il testo in inglese e in italiano, ispirato alle “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio, si esplicano la loro storia e i loro tragici destini.

L’altra sala è la Black Room con le pareti nere ispirate alle sale della villa di Boscotrecase con una vasca più grande che rappresenta lo Stige, il mitico fiume degli inferi che ostacolava il passaggio nell’aldilà.  Sulla vasca scorrono le immagini di Plinio il Vecchio interpretato dallo stesso Greenaway, ed è dominata da due figure giganti, quella di Ade e Persefone, simboli del mito che relaziona vita e morte e di passaggio nell’aldilà.

I personaggi come marionette a simboleggiare la loro fragilità sono posti alla mercé del loro destino, anche se rappresentano gloriosi uomini e donne del passato,  anche i più autorevoli e potenti non possono sottrarsi alla morte. La loro sfolgorante vita si è spesa fra amore, tragedie, lusso e giochi di potere e tutti sono confinati nell’oblio dello Stige.

Tutto avviene con una sensazione di stordimento e disorientamento dato da suoni, colori fluo, frasi e luci delle video proiezioni attraverso cui si passa con timore.  D’altronde Peter Greenway e sua moglie Saskia Boddeke sono famosi per i racconti fatti di luce e simboli, e nelle loro opere non c’è un racconto visivo vero e proprio. Da sempre, infatti, il regista (e artista) gallese concepisce i suoi lavori su sistemi segnici o elencativi che fanno da tessuto per le trame delle sue installazioni dal forte potere suggestivo.

I suoi messaggi sono veicolati dalle eccentriche immagini prodotte che finiscono con il trascinare lo spettatore in un mondo altro, da cui è difficile svincolarsi, anche perché tema fisso delle sue opere è tra le altre cose la morte, un tema che permea la vita stessa e a cui nessuno può sottrarsi per ammissione dell’artista stesso che dichiara candidamente: “Alla mia età il tema della fine lo si avverte con più lucidità e come una presenza constante, così la si celebra e la si esorcizza”.

 

Immagine di copertina e secondary image L’installazione e il logo della mostra “A Happy Death” al MAV di Ercolano, La Green Room. Fonte: www.Museomav.it. Ph Igor Mandic

Dettagli evento

Luogo:
Museo Archeologico Virtuale MAV di Ercolano Via IV Novembre, 44
Date:
21/12/2019 - 30/04/2020
Orario:
fino al 28 febbraio dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 16.00
da marzo fino a fine aprile dal lunedì alla domenica dalle 9.00 alle 17.30
Costo:
Biglietto intero solo mostra 6,00 euro. Biglietto intero mostra e museo 13,00 euro
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