Giorgio Andreotta Calò nasce a Venezia nel 1979 e studia presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia  e la Kunstochschule di Berlino. Collabora poi con grandi artisti come Ilya e Emilia Kabakov e viene riconosciuto a livello internazionale dopo diversi suoi lavori realizzati in tutta Europa. Dopo aver vinto nel 2012 il Premio Italia Arte Contemporanea, rappresenta nel 2017 l’Italia alla 57ma edizione della Biennale di Venezia.

La sua nuova mostra  prende il nome dalla nave “Città di Milano”: la prima unità italiana a effettuare la posa e il monitoraggio dei cavi telegrafici sottomarini che univano la penisola alle isole minori. Diviene operativa nel 1888 sotto la tutela della Regia Marina, l’arma navale del Regno d’Italia fino al 1946, sebbene fosse proprietà della Pirelli e della Pirelli Cavi, all’epoca una fra le società più all’avanguardia a livello mondiale nelle reti telegrafiche sottomarine. Purtroppo il piroscafo naufraga nel 1919, dopo essersi incagliato in una secca nell’arcipelago delle Eolie, e oggi si trova ancora intatto a più di 90 metri di profondità al largo dell’isola di Filicudi.

Senza titolo (cavi) 2019

La mostra fa dunque voluto rimando, oltre che al fondale marino, anche alla città di Milano, raffigurata dall’artista come un luogo reale e al contempo immaginario, che simboleggia l’orizzonte ideale di questa esposizione. Troviamo infatti, lunga quasi quanto una parete, a fare da quinta scenica, “Città di Milano” (2019): una gigantografia (5×11 metri) di una veduta inedita della metropoli in bianco e nero, ribaltata a testa in giù e da destra a sinistra così come viene percepita dai nostri occhi e dalla macchina fotografica. La ricerca dell’artista si focalizza infatti su come la luce sia in grado di cambiare totalmente le immagini creando nuovi scenari e, giocando sul ribaltamento della foto, capovolgendo la nostra visione del mondo.

Ma la grande importanza che assume la città di Milano in questa mostra viene ribadita anche da un’altra opera, risalente al 2008 e reinterpretata per l’occasione, “Volver”. Sempre strettamente legata al tema della navigazione, la barca viene originariamente utilizzata dall’artista per attraversare la laguna di Venezia e solo successivamente convertita in scultura per la sua prima mostra personale alla Galleria ZERO… di Milano. All’epoca infatti l’artista compì un “volo ideale” sopra i tetti del quartiere di Lambrate a bordo della barca sorretta da una gru per poi esporla sul tetto della galleria, dove precedentemente aveva progettato di posizionarla.

Scultura esposta alla Galleria ZERO… di Milano, 2088

Dopo più di dieci anni Andreotta espone quindi di nuovo la sua opera, cambiandone il significato: se prima infatti si voleva accentuare di più l’aspetto onirico e surreale dell’installazione, in “CITTÀDIMILANO” si vuole spostare l’attenzione piuttosto sulla storia ed il paesaggio urbano di Milano. Inoltre la scultura, prima adagiata su uno specchio d’acqua per mostrare l’effetto ottico della riflessione, ora viene riposta sul pavimento con la chiglia rivolta verso l’alto a  simboleggiare una conchiglia, accompagnata da alcune foto che documentano il singolare “volo”.

Fotografia che testimonia il “volo” nel 2008 sopra Lambrate

L’istallazione raccoglie per la prima volta un’ampia selezione di opere scultoree, realizzate dal 2008 a oggi, concepite come elementi interconnessi di un unico paesaggio in cui il visitatore si può muovere liberamente. Giorgio Andreotta, per la realizzazione di questa installazione, compie due ricerche: la prima è un’indagine storiografica sulla società Pirelli, proprietaria dell’ex stabilimento industriale dell’ HangarBicocca che ospita la mostra, la seconda invece un’analisi dei diversi materiali impiegati nella realizzazione delle opere.

Quest’ultima in particolare si riassume  perfettamente in “Carotaggi”. Una serie di opere, iniziate nel 2014, che consistono in diversi campioni di materiali prelevati dal sottosuolo, durante indagini geologiche o ingegneristiche, per studiarne le caratteristiche fisiche. Andreotta si limita a indagare due aree geografiche uniche nel loro genere: nella Sardegna sud-occidentale, il Sulcis Inglesiente, dove, da una miniera, vengono estratti campioni di rocce vulcaniche, calcare e carbone, e, in Veneto, la laguna di Venezia, caratterizzata dal caranto, una particolare argilla su cui poggiano le fondamenta della Serenissima. I diversi campioni sono posti in lunghe file, posizionate parallelamente una accanto all’altra, in modo da mostrare chiaramente i diversi livelli di profondità da cui sono stati estratti. Lo scopo è quello di rappresentare la trasformazione della materia e permettere allo spettatore di discendere idealmente sempre più in fondo nel sottosuolo.

Notiamo quindi come Giorgio Andreotta Calò riesca a fondere perfettamente il modus operandi della scultura tradizionale e quello dell’arte degli anni Settanta, in cui il processo creativo di realizzazione diventa il soggetto principale dell’opera stessa.

 

Dettagli evento

Luogo:
Pirelli HangarBicocca Pirelli HangarBicocca Pirelli HangarBicocca, via Chiese 2 Milano
Date:
14/02/2019 - 21/07/2019
Orario:
Da giovedì a domenica 10.00-22.00
Costo:
gratuito
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