di Chiara Andolina

Tre mostre per tre progetti espositivi diversi e autonomi ma che rappresentano un unicum nella costruzione di un dialogo il cui fulcro è il Mediterraneo.

Il pianoterra del museo

D’altronde il MAN è un’istituzione pubblica, unica nel suo genere in Sardegna, in quanto si propone l’obiettivo “museo aperto”, un laboratorio permanente di indagine artistica e sperimentazione, uno spazio di produzione e comunicazione dove fare convivere memoria e innovazione, ricerca e divulgazione, pensiero globale e azione locale.

L’obiettivo sembra centrato dalla nuova programmazione in scena che vi sveliamo immediatamente.

Il primo piano del museo

Si tratta di “Sabir”, prima personale in Italia dell’artista israeliano Dor Guez; la prima personale italiana “Sogno d’oltremare” di François- Xavier Gbré e infine la collettiva “O Youth and Beauty!” degli artisti Anna Bjerger, Louis Fratino, Waldemar Zimbelmann.

Attraverso le differenti rese stilistiche e i diversi linguaggi proposti, le tre mostre testimoniano la necessità degli artisti di dar vita a un’indagine sulla propria identità culturale, consci del passato ma proiettati al futuro e al progresso, in dialogo con lo spettatore europeo.

Osserviamole più da vicino.

“Sabir” | Dor Guez 

Il percorso espositivo immaginato da Dor Guez con “Sabir”, comprende una collezione di documenti d’archivio, due lavori video e una nuova installazione sonora. L’artista attiva una riflessione sul senso di appartenenza a una comunità, in rapporto alla grande storia e ai suoi stravolgimenti: cresciuto in Israele in una famiglia in cui s’intrecciano elementi cristiani, arabi, ebraici e palestinesi, Guez appartiene a una minoranza nella minoranza nello stato di Israele, quella della comunità palestinese di fede cristiana.

Il vissuto dell’artista e del suo paese d’origine è palpabile: dalla voce della nonna Samira, voce narrante dell’opera, che racconta il conflitto interiore e sociale di una vita con doppia identità, israeliana di origine araba, fino all’abbattimento della casa avita di Jaffa a opera delle autorità israeliane. Conclude il percorso “The Christian Palestinian Archive” (CPA), costituito da immagini raccolte mediante il coinvolgimento di famiglie che hanno vissuto la diaspora cristiano-palestinese. Mediante un processo di riproduzione Guez rivitalizza le fotografie rendendole scanogrammi, immagini analogiche ottenute eseguendo una scansione che le trasforma in nuovi e unici documenti visivi. La ricerca artistica che caratterizza le opere di Guez manifesta il rapporto tra l’identità personale, la memoria e la continuità del passato negli eventi del presente con l’obiettivo di ripercorrere la complessità della storia israeliana.

“Sogno d’oltremare” | Francois- Xavier Gbré

Il secondo piano del museo

Con “Sogno d’oltremare” Fraçois- Xavier Gbré, per la prima volta in Italia, presenta una selezione fotografica a soggetto africano, che documenta un’esplorazione delle città capitali dell’Africa occidentale, insieme a nuova serie di immagini realizzate durate il suo soggiorno in Sardegna.

La residenza di Gbré in Sardegna, svoltasi con il supporto della Film Commission Sardegna, percorrendo le regioni storiche dell’isola, si traduce in una ricerca fotografica composta in forma di ipotetico dialogo epistolare tra un cittadino ivoriano residente in Sardegna e qualcuno rimasto a casa, o forse, tra chi vive in Africa e scrive a un amico ormai lontano nelle latitudini europee. La solitudine emotiva del dislocamento geografico, lo sfruttamento dei territori, e il rapporto tra la classificazione del nord e del sud, sono le tematiche che trapelano da questi lavori.  La mostra vuole portare alla luce la difficile situazione identitaria nell’Africa occidentale contemporanea, divisa tra le conseguenze della Guerra fredda, la migrazione del popolo e l’ascesa di una occupazione economica guidata dalla Cina.

Il terzo piano del museo

In mostra è presente anche un’antica carta geografica settecentesca che rivela l’immagine di “un’altra Sardegna” dove i consueti codici cartografici sono irriconoscibili.  La ricerca di François-Xavier Gbré è un’investigazione fotografica della modernità africana, un’ininterrotta osservazione di luoghi rurali e scenari urbani che contribuisce a ripensare la storia recente del continente attraverso uno strumento di confessione intimo e privato.

“O Youth and Beauty!” | Anna Bjerger, Louis Fratino, Waldemar Zimbelmann 

Prende titolo dall’omonimo racconto di John Cheever, in cui lo scrittore americano crea una rappresentazione della quotidianità sospesa tra bellezza e rimpianto, allo stesso modo le opere di Anna Bjerger (Svezia 1973), Louis Fratino (Stati Uniti 1994) e Waldemar Zimbelmann (Kazakistan 1984), accomunate da un uso intimistico della pittura figurative, tentano di delineare un ritratto dell’identità culturale di questi autori attraverso una stratificazione di elementi realistici e finzione.

I dipinti di Anna Bjerger si rifanno reciprocamente a fotografie che ritraggono personaggi anonimi per tracciare figure indefinibili in scenari non determinati. I soggetti, colti un attimo prima di rivelare la propria identità, vengono rappresentati tra ambienti domestici e paesaggi naturali.

Louis Fratino, Maritime landscape, 2018, Collezione privata, Amsterdam

Louis Fratino, autore di un raffinato corpus di opere ispirate alla storia dell’arte classica e moderna, attraverso il medium del disegno e dell’olio su tela, compone un inno alla quotidianità. Giovani uomini rappresentati in tranquille scene di vita, ma anche amanti avvolti nella passione sono i protagonisti delle raffigurazioni, tra meditazione e malinconia, solitudine ed euforia della socialità.

Waldemar Zimbelmann. Untitled, 2011, Collezione privata

Soggetti animati come animali, bambini, figure femminili sovrapposti a paesaggi naturali e interni domestici caratterizzano le illustrazioni di Waldemar Zimbelmann. I personaggi raffiguranti rivelano le influenze culturali che caratterizzano la vita dell’artista, nato in Kazakistan da una famiglia della minoranza tedesca e successivamente riemigrata in Germania negli anni della sua infanzia.

Con questo progetto, il MAN, si propone ancora una volta come luogo di ricerca e comunicazione dei fenomeni più innovativi della produzione artistica.

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