“La pittura come il mare” è il titolo della prima retrospettiva che il Museo d’arte Mendrisio dedica al pittore siciliano Piero Guccione. 

Il nero e l’azzurro, 2003, olio su tela, 150 x 276 cm, Senato della Repubblica Italiana

La mostra, visitabile dal 7 aprile al 30 giugno,  intende ripercorrere il viaggio attorno al mare del pittore attraverso l’esposizione di 56 capolavori tra oli e pastelli, a partire dal 1970 fino alla recente conclusione del suo percorso. La scelta delle opere è stata curata dal Museo d’arte Mendrisio in collaborazione con l’Archivio Piero Guccione.

L’artista: Guccione, la Sicilia, il Sahara

Piero Guccione nasce il 5 maggio del 1935 a Scicli, in provincia di Ragusa, terzogenito di una famiglia della piccola borghesia. Abbandona gli studi classici per dedicarsi al disegno e alla pittura. Frequenta per un anno la Scuola d’arte di Comiso, quindi l’Istituto d’arte di Catania, dove si diploma.

In questi anni viene in contatto con le opere di Cézanne, che diventeranno un fondamentale punto di riferimento. Nell’autunno del 1954, poco dopo la morte del padre, Guccione si trasferisce a Roma, dove s’iscrive all’Accademia di Belle Arti, ma trovandola priva di qualsiasi stimolo la frequenta per un mese soltanto. Nei primi due anni romani non dipinge quasi mai, lavora, invece, come grafico in uno studio romano dove ha la possibilità di cimentarsi con nuove forme espressive quali manifesti pubblicitari, caricature per giornali, disegni di mobili.

Ombra sul mare, 1973-1974, olio su tela, 45 x 120 cm, Collezione Grafiche Antiga

Nel 1955, anno fondamentale, incontra Renato Guttuso  e da questo momento inizia a frequentare i pittori neorealisti della Galleria “Il Pincio” a Piazza del Popolo. Solo qualche anno dopo, spinto dall’entusiasmo giovanile ma anche da esigenze economiche, Piero accetta di partecipare alla prima missione paleontologica nel Sahara libico, diretta da Fabrizio Mori, esperienza che ripete nei successivi otto anni sino al 1969. Scopo di queste missioni era il rilevamento in grandezza naturale di pitture e graffiti rupestri delle civiltà sahariane preistoriche.

Nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Elmo di Roma, presentata dal critico d’arte Duilio Morosini. La sua pittura, in evidente formazione, mostra interesse verso l’espressionismo di Levine e, soprattutto, di Soutine. Successivamente trascorre un breve periodo negli Stati Uniti d’ America e nel 1966 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove verrà invitato anche nel 1972, 1978, 1982, 1988, e 2011. Dal 1966 fino al 1969 è assistente di Renato Guttuso all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove sarà anche titolare di cattedra.

Il volo del pettirosso, 1987, pastello su carta, 39 x 50 cm. PKB Privatbank SA

Dal 1969 la sua permanenza in Sicilia si fa sempre più assidua è in questo anno, infatti, che Guccione sposta la propria dimora estiva in una casa tra Ponte Corvo e la Baia di Sampieri, l’estremo lembo della Sicilia orientale. Da questo momento il mare diventa il solo grande protagonista delle sue tele più note e apprezzate.

Dagli anni ’90 il lavoro di Guccione conosce un successo sempre crescente: si moltiplicano le mostre in suo onore, nel 1995 viene nominato accademico di San Luca e qualche anno dopo, il 14 dicembre 2004, riceve da Carlo Azeglio Ciampi la Medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica Italiana come benemerito dell’arte e della cultura.

Piero Guccione si spegne il 6 ottobre 2018, all’età di ottantatré anni, nella sua amata casa di Quartarella, a Modica.

Le opere: l’assoluto tra mare e cielo

Non c’è mai stato un artista che sia riuscito a dare la dimensione della luce e della relazione tra l’azzurro, il mare e il cielo come Piero Guccione. L’artista siciliano è stato tra i maggiori protagonisti della pittura italiana del secondo Novecento; per oltre quaranta anni, ogni mattina, Guccione ha guardato il mare cercando di coglierne ogni impercettibile variazione, non per mero descrittivismo, ma per trovarci l’anima dell’uomo.

Piccola spiaggia, 1996-1998, olio su tela, 81 x 72 cm, Collezione Giuseppe Iannaccone, Milano

Guardare il mare con il desiderio di fissare qualcosa in continuo movimento: è questa la grande impresa che quotidianamente ha affrontato

«Mi attira l’assoluta immobilità del mare, che però è costantemente in movimento.»

Guccione ha portato la sua ricerca ai limiti dell’astrazione, restando tuttavia ben ancorato alla realtà. Persino nelle ultime opere, dove la rarefazione è condotta all’estremo, egli vuole e riesce, con rara abilità, a rimanere pittore di un’antica tradizione ancorata al dato realistico, figurativo.

Guccione è attratto dalla presenza quasi impercettibile ma, al tempo stesso, ineludibile e netta della linea d’orizzonte che divide la parte superiore dei suoi dipinti, il cielo, dalla parte inferiore, occupata dal mare.

Tramonto a Punta Corvo, 1970, olio su tela, 66 x 64 cm, Fondazione Il Gabbiano, Roma

È questa impercettibilità che ha sempre cercato di riportare sulla tela.

«La mia pittura oggi va verso un’idea di piattezza che contenga l’assoluto, tra il mare e il cielo, dove quasi il colore è abolito, lo spazio pure. Insomma, una sorta di piattezza, che però, in qualche modo, contenga un dato di assolutezza, di una cosa che assomiglia a niente e che assomiglia a tutto.»

Già lo scrittore Alberto Moravia ne colse bene l’essenza: «Guccione non illustra figure e situazioni, ma cerca anzi di ridurre il più possibile il riferimento illustrativo…si è messo fuori dalla storia, si è tenuto alla passione che è di tutti i tempi e di tutti i luoghi e a quella soltanto.»

Cielo e nuvole a Punta Corvo, 2006, pastello su carta, 62.5 x 67.5 cm, Galerie Claude Bernard, Parigi

Questo “mettersi fuori dalla storia” ha portato l’artista a prediligere, oltre all’olio, l’uso del pastello, mezzo che scopre tra il 1973 e il 1974 come tecnica “veloce”, in alternativa al “lento procedere” dell’olio. Da quel momento in avanti il pastello assume un’ importanza fondamentale per l’opera del pittore, dandogli modo di esprimere un’emozione più immediata e diretta, trasferendo alla natura i sentimenti e le passioni umane: dalla gioia al dolore, dalla malinconia all’indignazione.

Un catalogo di 120 pagine, edito dal Museo d’arte Mendrisio, documenta con fotografie e schede tutte le opere in mostra introdotte dai contributi di studiosi e seguite da apparati riportanti una bibliografia scelta e una selezione delle esposizioni.

Dettagli evento

Luogo:
Museo d'Arte di Mendrisio, Piazzetta dei Serviti 1, CH - 6850 Mendrisio
Date:
07/04/2019 - 30/06/2019
Orario:
martedì - venerdì 10.00 – 12.00 / 14.00 – 17.00
sabato - domenica e festivi 10.00 – 18.00
Costo:
Intero: € 10; ridotto: € 8
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