Da dicembre 2013 Hou Hanru (Guangzhou, 1963) è il nuovo Direttore artistico del MAXXI, il museo del ventunesimo secolo di Roma. Laureato presso l’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino, il critico dal 1990 vive fra l’Europa e gli Stati Uniti: i suoi trasferimenti l’hanno portato a Parigi, San Francisco, Venezia, Istanbul e Tirana fino ad approdare nella Capitale italiana.

Il lavoro di consulenza per conto di numerosi enti – citiamo solo il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, il Walker Art Center di Minneapolis, la Deutsche Bank Collection di Francoforte e l’Asian Art Archive di Hong Kong – ha permesso al critico di sviluppare una vasta conoscenza riguardo a numerose realtà fra di loro tanto distanti fisicamente quanto culturalmente variegate, bagaglio che ben traspare nella mostra da lui curata per il MAXXI.

La strada. Snodo del mondo

Se da un lato la strada viene intesa da Hanru come luogo fisico dove confluisco e si auto-generano le istanze psicologiche pertinenti alla sfera pubblica e privata di ogni singolo individuo, allo stesso tempo si tratta di uno strumento di rigenerazione urbana concepito e sviluppato da architetti urbanisti, designer e artisti che nei vari secoli vi hanno operato; nuove modalità di creazione artistica, di manifestazione politica, di innovazioni tecnologiche e di condivisione degli spazi che nei cosiddetti vuoti urbani hanno trovato la propria personale espressione, dalla creazione della nota trama a scacchiera delle vie di Manhattan di inizio Novecento fino alla Skycar City immaginata nel 2006 dallo studio olandese MVRDV dove le automobili hanno lasciato il posto a mezzi volanti.

La strada. Dove si crea il mondo. Credits@luciobove

La mostra analizza alcune questioni fondamentali necessarie per chiarificare le nuove funzioni e l’identità della strada nel mondo contemporaneo: l’analisi storica delle propose teoriche e progettuali (Mapping), le azioni pubbliche (Interventions), l’attivismo politico (Street Politics), la vita quotidiana (Good Design), la comunità (Community) e il ruolo dell’istituzione (Open Istitutions). Le opere esposte sono oltre 200140 gli artisti presenti per raccontare in maniera multicuturale, variegata e innovativa del luogo dove si “inventa” l’era contemporanea.

Mapping

Questa sezione si prefigge l’obbiettivo di illustrare la mappatura delle principali ricerche teoriche proposte nei vari decenni da architetti urbanisti, commistione di ricerche artistiche e architettoniche, in una costante dialettica fra pianificato e spontaneo, costruito e non-costruito, fino all’utopia razionalista contemporanea dove la strada in quanto elemento vettoriale principale dello sviluppo antropico cede il passo alle soprelevazioni, alla sistematica verticalizzazione fino a vere e proprie avveniristiche previsioni di Smart City dove gli esseri umani vengono assistiti da numerosi strumenti di domotica.

Un’intera parete della sezione è dedicata a una linea del tempo architettonica – Rethinking the City – che presenta cent’anni di teorie e progetti legati al tema trattato: partendo dalla Parigi capitale del XIX secolo del 1853, la città verticale del 1927 di Ludwig Karl Hilberseimer, il “monumento continuo” del 1969 degli Superstudio fino alle ricerche di Skycar City del 2006 degli MVRDV.

Rethinking the City. Credits@luciobove

Interventions

Per comprendere l’approccio contemporaneo verso lo spazio pubblico bisogna analizzare come la società occidentale si è posta nei riguardi di questo aspetto a partire dalle ricerche degli anni Sessanta e Settanta; all’epoca semplici azioni quali il camminare, il giocare negli spazi aperti, il perdersi fra le città in forte espansione urbana e demografica erano le principali forse propulsive, totalmente in antitesi con la realtà globalizzata di oggi dove la sfera pubblica sempre più viene schiacciata dagli egoismi dei singoli privati. Solo la creazione artistica costituisce l’arma per fronteggiare questa realtà, costruendo e riconquistando spazi di condivisione, di relazione e di contatto fra i singoli cittadini. Oltre trenta artisti hanno realizzato dei video che pongono l’accento su questa problematica, facendo nascere nel visitatore il desiderio di prendere parte a questa realtà così criticamente in pericolo, desiderosi di difenderla.

Street Politics

Due pareti a tutta altezza si fronteggiano e diventano la tela sulla quale trovano posto le diverse opere della sezione; un acceso rosso vermiglio fa da sfondo alle diverse installazioni appese, disposte in un ordine apparentemente casuale, caotico e variegato come il tema trattato.

La protesta, la resistenza, le battaglie e le tensioni politiche trovano nella strada il proprio teatro naturale, il luogo simbolo degli scontri fra fazioni, fra cittadini-organizzazione statale, fra diversi modi di vita e di esistenza; le ricerche artistiche che dagli anni Novanta a oggi vengono presentate mediante poster, tele, manifesti e installazioni video per restituire una visione a 360° sul tema.

INK MEDIA di Chen Shaoxiong (1962-2016) è un video che presenta una successione di disegni a inchiostro dell’artista ricavati da manifestazioni politiche avvenute in varie piazze pubbliche sviluppati a partire da fotografie trovate su internet, al fine di mostrare la protesta come espressioni politica universalmente riconosciuta (e applicata).

The Devil You Know di Kendell Geers (1968-) e Parasol Alternative di Moe Satt (1983-) sono installazioni che fanno riferimento a due differenti proteste politiche qui affiancate da Hanru. Il lavoro di Geers, sudafricano, è influenzato dalle tensioni politiche e sociali che storicamente hanno agitato il suo paese e in quest’opera, mediante l’utilizzo di dieci lampeggianti delle macchine della polizia, costruisce una stella a cinque punte con il culmine rivolto verso il basso – nel mondo esoterico la punta così disposta indica il male – mentre Satt, birmano, nato e cresciuto a Rangoon sotto la dittatura militare, indagava sul significato della «ripetizione gestuale nella pratica di azioni per creare alcuni oggetti quotidiani, così come nella società,  il ruolo del corpo nella produzione dell’opera in cui la ripetizione, come “ritorno eterno” è il potere di iniziare e ricominciare.»

The Devil You Know, Kendell Geers e Parasol Alternative, Moe Satt. Credits@luciobove

Everyday Life

La strada viene qui intesa come congiunzione fra interno ed esterno, come spazio pubblico e privato, come luogo dove si prolunga parte della nostra vita domestica.

Le opere in questa sezione mostrano il lato più nascosto della strada, quello che non vorremmo vedere dal quale ci nascondiamo; non ci raccontano ciò che vorremmo la strada fosse o quello che dovrebbe rappresentare, ma ci mostrano ciò che quotidianamente incontriamo sul nostro percorso. (Catalogo della mostra)

Nel mondo occidentale, come in altre realtà, in questo spazio si consumano gran parte dei nostri gesti quotidiani, come il mangiare, il lavorare, fare acquisti, scambiare conoscenze e interagire con gli altri esseri umani; Mobese (Gold camera) di Halil Altindere (1971-) ironizza sul controllo al quale quotidianamente siamo sottoposti dalle telecamere di sorveglianza pubbliche e private ma il gesto di averle dipinte d’oro trasforma il dispositivo da anonimo vigile del via-vai urbano in un “bene di consumo” nitidamente visibile allo sguardo di ogni passante.

La strada di Roma è un’installazione di Jimmie Durham (1940-) presentata nella Capitale nel 2011, frutto di oggetti raccolti dall’artista per le strade capitoline fra il 2007 e il 2011; i materiali vengono disposti come dei rifiuti, accatastati contro una parete.

In quest’opera l’autore esprime la propria concezione anti-monumentale del fare artistico, indirizzato alla decostruzione del pensiero imposto dal potere dominante («contro l’architettura, la narrazione, la struttura»). (Catalogo della mostra)

Good design

Le nuove funzioni dettate dalla tecnologia impone ai progettisti la necessità di creare soluzioni sempre più specialistiche e differenti da modelli fino ad oggi noti, rischiando di favorire il progresso ingegneristico e architettonico a discapito della libertà umana, personale e collettiva.

Grandi infrastrutture, elementi di arredo urbano, luoghi che permettono la sosta e la condivisione di spazi e di aree – anche mediante l’ausilio di nuove tecnologie – ci permettano di sentirci più sicuri, più connessi con il resto del mondo.

Parte della sezione affronta lo sviluppo del mezzo protagonista della strada a partire dall’inizio del Novecento: l’ automobile.

In Macchine d’artista l’automobile viene mostrato come il mezzo di trasporto per eccellenza e se ne affrontano le principali tappe di sviluppo nei diversi decenni, fino ad arrivare agli oggetti di design che cercano di disincentivarne l’utilizzo nelle aree urbane a favore di mezzi di trasporto più ecologici; Ciclomóvil di Pedro Reyes (1972-) del 2007 nasce dall’unione di un risciò e di una bicicletta, simpatico strumento che cerca di sensibilizzare le persone riguardo ai drastici cambiamenti climatici in atto causati dal serrato utilizzo di combustibili fossili, molto simile ai Velodream presentati nel 2001 da Patrick Tuttofuoco (1974-), piccoli veicoli a pedali dalle sembianze futuriste.

Community

Le opere qui esposte provano a spiegare come mai, nella società contemporanea, la strada sia ancora un luogo fondamentale per lo sviluppo di un’identità comunitaria e di coscienza condivisa fra i singoli cittadini. Nuovamente trova spazio la diatriba fra pubblico e privato ma oltre a questo vengono presentate altre tematiche impellenti come l’integrazioni di minoranze ghettizzate nelle metropoli urbane, l’immigrazione, la diversità, le relazioni interpersonali e la convivenza pacifica fra tutti questi “attori” presi in esame.

Il desiderio di comunità che caratterizza il nostro quotidiano risponde alla complessità e difficoltà della nostra epoca. (Catalogo della mostra)

Crossed anamorphosis del collettivo Boa Mistura fondato nel 2001 è una gigantesca anamorfosi studiata appositamente per una delle rampe del MAXXI; attraverso tre diverse prospettive è possibile leggere le parole cultura, sveglia e popolo, termini chiave per interpretare il concetto di luogo comunitario. Le scritte, ognuna di un continuum piatto monocromatico, ricoprono le superfici stesse del museo, chiaro segno nato dalla necessità di rendere visibile quelle scritte ai visitatori della mostra, ipotetici cittadini brasiliani che camminano per le strade delle favelas ma anche abitanti dei quartieri periferici romani.

Open Istitutions

Il museo del XXI secolo ha inglobato alcune caratteristiche della strada che, fino a qualche anno fa, rendevano netta la differenza fra i rispettivi ambienti, non tanto spaziale quanto concettuale; negli ultimi decenni gli spazi espositivi museali hanno iniziato a imporsi come istituzioni aperte, ben predisposte alla commistione.

Non si espongono più – solo – opere e installazioni fisiche ma si “verificano eventi che innescano processi in continuo divenire”. Dalla messa in discussione del museo stesso riguardo alle sue prerogative istituzionali ne sono nate collaborazioni e esperienze che hanno permesso alla strada di diventare essa stessa “museo”, ambiente dove si riscopre un patrimonio comune, un luogo dove avvengono eventi in un ininterrotto divenire. L’era tecnologica ha fatto sì che gli strumenti di registrazione di questi eventi – cellulari, tablet – siano essi stessi catalizzatoli di “continue dirette artistiche” improvvise, quasi casuali.

The streets of the story, Liu Qingyuan. Credits@maxxi.art

 

Questa mostra è una riflessione sul futuro della vita urbana, sulle relazioni umane e sulle conseguenze che le nostre scelte di oggi potrebbero avere sui cittadini del domani: non smettiamo di confidare nell’arte, nella cultura e nell’ingegno umano perché le possibilità di creare un mondo migliore, sempre più globalizzato e simbiotico, sono infinite.

 

Dettagli evento

Luogo:
MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma
Date:
17/12/2018 - 28/04/2019
Orario:
martedì - venerdì 11.00 - 19-00
sabato 11.00 - 22.00
domenica 11.00 - 19.00
Chiuso il lunedì
Costo:
12 €
Sito web:
www.maxxi.art
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