C’è ancora tempo per poter ammirare, fino al 10 marzo 2019, una splendida scultura attribuita alla mano di Michelangelo e finita nelle collezioni russe, eccezionalmente esposta nella cornice di Palazzo Rhinoceros grazie all’azione di Alda Fendi. Vediamo di quale scultura si tratta.

L’Adolescente attribuito a Michelangelo. Fonte: The State Hermitage Museum, 2018 / Ph. Vladimir Terebenin

L’adolescente di Michelangelo

L“Adolescente” di Michelangelo Buonarroti, oggi eccezionalmente esposto nella Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, è una scultura in marmo di modeste dimensioni, che costituisce parte delle prestigiose collezioni del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo. Acquistata da Caterina II nel 1787 presso la collezione di Lyde Browne, sembra fosse inizialmente destinata alla Grotta di Carskoe Selo. Successivamente raggiunse San Pietroburgo e il Castello Michajovskij, passando per l’abitazione dell’architetto Brenna, direttore dei lavori presso il Castello. Solo nel 1851, con la costruzione del Nuovo Ermitage, l’opera fu data in consegna al Museo sulla Neva.

L“Adolescente” risulta nella sua posa scultorea come un giovane uomo dalla corporatura atletica, ritratto in una posizione accovacciata, quasi andando a formare con il corpo una sfera. Il capo è inclinato, le spalle sembrano assecondare la forza di gravità e con le mani si afferra il piede destro, sospendendo l’immagine tra la fanciullezza e la gioventù. Rimane però, intorno a questo ragazzo, un’aria eroica, con uno sguardo che cade verso il basso, per l’impegno del gesto e forse per timidezza, mentre ciò che frontalmente resta all’osservatore di questa visione è la movimentata capigliatura.

Come per altre sculture di Michelangelo, anche quest’opera ci è giunta incompleta. Oltre al volto, appena accennato, mancano con una certa evidenza le rifiniture tipiche di una poetica rinascimentale, ma è proprio in questa spontaneità di un atto non finito che si riconosce la forza espressiva di Michelangelo. In quest’opera si ritrova la vividezza dei muscoli, scolpiti con energia e precisione, e si ha l’impressione che da questa incompiutezza la figura ricavi una sua perfezione per quella forma plastica così caratteristica del sommo artista. La percezione del blocco di marmo non ancora lavorato ci permette inoltre di analizzare lo sforzo creativo dello scultore, nel tentativo di liberare l’immagine plastica da una sua prigionìa fisica.

Riportiamo le parole del Capo del Dipartimento di Belle Arti dell’Europa Occidentale dell’Ermitage, Sergej Androsov, nel saggio del catalogo che accompagna l’esposizione, edito da ‘Il Cigno’:

“È stupefacente come Michelangelo sia riuscito a inserire la figura di questo giovane in un blocco di marmo di dimensioni ridotte e dalla forma quadrata e l’abbia poi estratto da lì eliminando via via tutto il superfluo per liberare la figura ivi imprigionata. Ma allo stesso tempo osservando la statua ne percepiamo il suo essere ancora unita al blocco di marmo non ancora completamente distrutto. L’artista non ha ancora sconfitto del tutto la materia e ciò nonostante la sua creazione ha miracolosamente acquistato vita e già emesso i suoi primi sospiri”.

Lo stesso Androsov ritiene senz’altro possibile affermare che questo “Adolescente” non solo è un’opera indubbiamente autografa, ma che è anche un lavoro particolarmente significativo del grande scultore.

 

Le attribuzioni 

Le attribuzioni dell’opera a Michelangelo non sono sempre state unitarie da parte della critica, né la vicenda che presuppone la realizzazione dell’opera è mai stata unanimemente definita. Nel 1922 la studiosa tedesca Anny Popp si accorse che in uno dei disegni preparatori di Michelangelo per le tombe medicee erano presenti, nelle nicchie superiori, alcune figure sedute raffigurate di profilo che ricordano la posa della statua dell’Ermitage, un cui disegno si può trovare al British Museum di Londra. In tempi successivi il legame tra l’ “Adolescente” e il gruppo di opere di Michelangelo concernenti la Cappella Medicea non sembrava poter essere più messo in dubbio, mentre a seguire si rivalutò nuovamente la sua storia. La studiosa aveva inoltre suggerito di datare la statua intorno al 1524, ipotesi che comunque sembrò piuttosto probabile.

Sergej Androsov dà un’ulteriore interpretazione che, in parte, potrebbe anche spiegare le innumerevoli contraddizioni che hanno segnato fino ad ora le diverse ipotesi sull’opera. Secondo lo storico dell’arte russo, alla Cappella Medicea sarebbe riconducibile unicamente l’idea della composizione della scultura, mentre la sua esecuzione sarebbe avvenuta in un momento successivo, intorno al 1530, un periodo drammatico per la storia di Firenze e nella vita di Michelangelo, che prese parte alla difesa della Repubblica fiorentina fino alla sua caduta, il 12 agosto 1530.

Quasi due mesi dopo quegli eventi, Michelangelo era ancora costretto a nascondersi temendo per la sua vita e, solo dopo aver ricevuto da papa Clemente VII la grazia, poté rientrare ufficialmente a Firenze. Michelangelo avrebbe dunque avviato l’esecuzione della scultura durante quei mesi angoscianti di clandestinità, rifugiato nel monastero di San Lorenzo. Anche in quel difficile frangente non rimase infatti inattivo, come dimostrano alcuni suoi disegni sulle pareti della Sagrestia Nuova ritrovati in tempi relativamente recenti.

È evidente che in quel contesto, tuttavia, quella scultura di giovane accovacciato possa aver assunto un nuovo significato ai suoi occhi, rispondendo a nuove emergenze e funzioni. Cadute le accuse e ottenuto il perdono ufficiale, il Buonarroti poté nuovamente dedicarsi alla realizzazione del monumento funebre, ma la statua non fece più parte di quel progetto. Dopo la sua partenza da Firenze nel 1534, restò incompiuta nel monastero di San Lorenzo per essere poi riunita successivamente agli altri blocchi di marmo e alle altre opere provenienti dalla Sagrestia Nuova.

In Russia la denominazione scelta per questa straordinaria scultura, già da diversi anni, è “Skorčivšjsja mal’čik”, ovvero Giovane accovacciato, con un termine che include questa volta una visione tragica del mondo in cui il giovane sofferente creato dall’immaginazione del grande scultore è chiuso entro il muro del rifiuto del mondo, definito “malvagio e turpe” in alcuni versi composti dallo stesso Michelangelo in quella drammatica fase della sua vita. D’altra parte questo “Giovane” è anche perfettamente conforme all’idea di un monumento funebre, ma nella totale mancanza di documenti che testimonino il passaggio di questa grande scultura attraverso le epoche, non sembra esserci altra via che quella delle congetture.

Dettagli evento

Luogo:
Fondazione Alda Fendi - Esperimenti, Via dei Cerchi 21, Roma
Date:
15/12/2018 - 10/03/2019
Orario:
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00
Costo:
Ingresso libero