È la prima volta che un’istituzione italiana dedica una retrospettiva a Nanda Vigo, artista italiana attiva anche nel campo dell’architettura e del design che sin dalle prime esperienze alla fine degli anni Cinquanta è riuscita a lasciare un segno nella scena artistica europea. Ed è proprio in virtù della sua importanza a livello internazionale che, dal 23 luglio al 29 settembre 2019, Palazzo Reale Milano presenta la mostra “Nanda Vigo. Light Project”, a cura di Marco Meneguzzo.

Nanda Vigo, installazione per “Nanda Vigo. Light Project” (foto di Alberto Villa)

Nanda Vigo nasce nel 1936 a Milano, dove ventitré anni dopo apre il suo studio e si avvicina ad artisti del calibro di Lucio Fontana, Piero Manzoni ed Enrico Castellani. Nel 1965, nello studio di Lucio Fontana, cura la leggendaria mostra “ZERO avantgarde”, entrando de facto nella storia dell’arte. Tra il 1965 e il 1968 collabora con l’architetto Gio Ponti e negli anni Settanta vince diversi premi internazionali di design. Nel 1982, Nanda Vigo rappresenta l’Italia alla 40° Biennale di Venezia e nel 1999 insegna al Master Lighting Design dell’Accademia di Brera. L’arte dei suoi tempi, come dice la stessa Vigo in un’intervista ad Exibart, era improntata sullo studio dell’arte passata e sulla ricerca di nuove forme espressive in tutta Europa, aspetti mancanti nell’arte odierna.

Nanda Vigo e Lucio Fontana (foto di Fabrizio Garghetti)

“Nanda Vigo. Light Project” è una retrospettiva antologica composta da circa ottanta opere scelte e disposte per rappresentare i diversi periodi della produzione dell’artista, tutti accomunati però dall’ossessiva ricerca dei limiti e delle possibilità della materia e della luce. Le rifrazioni del raggio luminoso, così come i materiali che lo filtrano, concorrono a realizzare l’idea di cronotopia che caratterizza l’arte di Nanda Vigo. Il cronotopo (letteralmente “tempo-spazio”) mira a condurre lo spettatore in una dimensione altra, conferita dall’inusuale utilizzo e successiva esperienza della luce. Nella retrospettiva di Palazzo Reale, è presentato uno degli ambienti cronotopici che immergono il visitatore in un non-luogo composto da variazioni di luce. Per circa un minuto, seduti su una sedia al centro di questo ambiente, ci si ritrova circondati da sfumature multicolori che cambiano dolcemente, e ci si sente trasportare in un luogo indefinito. 

Nanda Vigo, Global Chronotopic Experience, 2017 (courtesy of palazzorealemilano.it)

Le sculture di Nanda Vigo sono realizzate con materiali moderni e industriali come il metallo e il vetro. Ciò che però li eleva e ne intensifica il mistero è proprio la luce, che spesso tende a delineare i contorni delle figure, nonché a creare essa stessa ombre apparentemente palpabili. Altro elemento di grande importanza è quello dello specchio: esso infatti è l’unica componente che, invece che assorbirla, riflette ed amplifica la luce, permettendole di permeare gli ambienti del primo piano di Palazzo Reale. L’inserimento delle sculture futuristiche della Vigo all’interno delle stanze dal respiro neoclassico di Palazzo Reale rende l’esposizione ancora più interessante, senza che il confronto provochi contrasto, ma creando un ponte di equilibrio tra presente e passato.

Nanda Vigo, installazione per “Nanda Vigo. Light Project” (foto di Alberto Villa)

La volontà dell’artista di indagare la luce “nei suoi aspetti più intriganti, gioiosi e atti ad una ricerca introspettiva personale dell’osservatore” può essere assimilata alla coeva indagine artistica degli statunitensi Dan Flavin e James Turrell. La percezione della luce, infatti, diventa lo strumento per un’analisi approfondita della propria interiorità, l’occasione per compiere un’intima catarsi lasciandosi estraniare dalla potenza luministica. La personale ricerca dell’artista sulla luce, l’immaterialità e la trasparenza incontra le geometrie e il design, dando vita a opere che cercano di unire l’inafferrabilità della luce e la concreta perfezione del cerchio, o l’instabilità di un triangolo appoggiato su un suo spigolo. 

Nanda Vigo, Lights Forever, 2013 (courtesy of palazzorealemilano.it)

Il neon permette all’artista di manipolare la luce e di illuminare i propri lavori nei modi più disparati. Tale scelta luministica era stata adottata negli stessi anni anche da uno dei maggiori esponenti dell’Arte Povera, Mario Merz, il quale fece del neon una delle costanti del suo repertorio stilistico. Anche i colori scelti per l’illuminazione sono importanti: è particolarmente interessante, infatti, il contrasto che spesso si ha tra il blu e l’arancione, oltre a quello che si viene inevitabilmente a creare con l’oscurità delle sale espositive. Lo spettatore ha come l’impressione di trovarsi in un mondo di forme luminose aventi vita propria e di specchi che, attraverso un gioco di riflessi, conferiscono una visione della realtà inedita ed affascinante, dove gli oggetti si moltiplicano, talvolta anche all’infinito.

Nanda Vigo, installazione per “Nanda Vigo. Light Project” (foto di Alberto Villa)

Per il quarto anno consecutivo, Palazzo Reale si impegna, nella programmazione estiva, a far luce su quella che probabilmente è l’arte meno compresa e, per questo, meno apprezzata: l’arte contemporanea. La scelta di una retrospettiva antologica su Nanda Vigo si rivela anche il pretesto per esporre un’artista che ha vissuto la città di Milano, lasciando un segno nella walk of fame di una città che nell’ultimo cinquantennio ha visto un’evoluzione socio-culturale sopra le righe. Nanda Vigo, con le sue sculture di luce, diventa il simbolo dello sperimentalismo che caratterizza Milano, così come l’arte italiana del dopoguerra.

Dettagli evento

Luogo:
Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano
Date:
23/07/2019 - 29/09/2019
Orario:
lun 14.30-19.30
mar, mer, ven, dom 9.30-19.30
gio, sab 9.30-22.30
Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura
Costo:
Ingresso gratuito
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