Cramum inaugura il nuovo progetto artistico “On-Air. Il Presente È il Futuro del Passato” che animerà con un ciclo di quattro mostre tutto il 2020 meneghino. Negli spazi di Gaggenau Milano e la direzione artistica a cura di Sabino Maria Frassà, la nuova personale di Lorenzo Marini “Out of Words” apre le porte al pubblico il 20 febbraio. Troviamo esposte 15 opere, per lo più inedite, fra pannelli, sculture e videoart. Il tema centrale è la parola, privata di qualsiasi significato logico che la lingua le affibia. Anche la dimensione fonetica scompare per focalizzarsi puramente sull’immagine delle lettere dell’alfabeto latino.

La ricerca di Marini si concentra così sui nuovi mezzi di comunicazione e sulla trasformazione del linguaggio nell’era dei social network. L’era digitale, infatti, ha portato diversi cambiamenti nel modo in cui interagiamo con gli altri. Sebbene grazie ai social sia diventato molto più facile e veloce comunicare con più persone possibili, la qualità del nostro linguaggio ha subito diversi mutamenti. Già all’inizio degli anni 2000 infatti, con l’utilizzo degli SMS, i nostri discorsi hanno iniziato a diventare sempre più concisi, limitati dal numero di caratteri standard di un messaggio normale. La fondamentale necessità della brevità ha contribuito alla formazione di un nuovo vocabolario formato principalmente da acronimi e abbreviazioni. La spasmodica ricerca della sintesi purtroppo ha causato un graduale impoverimento del lessico, dove le parole più ricercate sono ormai superflue.

In questo modo, il disuso quotidiano della lingua, unito alla scarsa abitudine alla lettura e alle falle del sistema scolastico, ha determinato un sempre più alto numero di analfabeti funzionali. Sono dati sconvolgenti di cui si sente troppo poco spesso parlare. Soprattutto in Italia, la necessità di un cambiamento radicale è fondamentale per contrastare una tendenza che di anno in anno va solo peggiorando. L’Italia infatti presenta i dati statistici più allarmanti in tutta Europa, con il 30% della popolazione incapace di compiere esercizi di calcolo di media difficoltà o comprendere le informazioni di un testo specifico.

Da tempi immemori l’arte è un mezzo di denuncia verso i problemi della società. Proprio a questo principio si appella la poetica di Lorenzo Marini, in bilico sul filo di un rasoio fra ilarità e la più aspra accusa.

Il celebre art director infatti da un lato assimila le nuove tendenze linguistiche, nella forma estetica delle proprie opere, ma dall’altro critica velatamente l’intero sistema.

L’artista Lorenzo Marini (sinistra) e il curatore Sabino Maria Frassà (destra)

L’artista infatti più di tutto si ispira agli emoji, le famose faccine di Whatsapp, con cui lo smembramento del discorso odierno ha raggiunto l’apice. Ad oggi è molto comune esprimere frasi intere grazie all’utilizzo di semplici simboli, che rendono il messaggio ancora più immediato. Proprio su questo tema si sviluppa la ricerca di Lorenzo Marini: creare un nuovo linguaggio fatto di sole immagini. L’artista tenta così di immaginare in un futuro prossimo come può cambiare la nostra lingua, sempre più influenzata da questa tendenza figurativa del discorso.

Il risultato è un alfabeto che mantiene sì la forma consueta delle proprie lettere, ma che assume le sembianze di veri e propri emoticon. Ispirandosi alla cultura orientale, il linguaggio di Marini crea una nuova pittografia. Al contrario però di quella cinese, che presenta quasi 6000 caratteri, troviamo un vocabolario sempre più arido e vuoto. Le parole, infatti, sembrano destinate a perdere sempre di più il loro significato e la loro capacità comunicativa. In questo modo, le lettere diventano solo un mezzo per attirare l’attenzione di un uomo sempre più povero a livello intellettuale e interiore.

Da non sottovalutare però è anche l’aspetto estetico delle sue opere: Marini infatti servendosi delle abilità apprese nel campo del design e della pubblicità, crea delle soluzioni stilistiche estremamente fini e ricercate. Inoltre diventa fondamentale il colore, per attirare l’attenzione e per mantenere una leggerezza quasi cartoonesca.

Marini infatti si serve proprio di una visione quasi pascoliana, a ritroso nella propria esperienza, per ritrovare le varie forme che possono assumere le lettere. Osserviamo così una crisi del linguaggio quasi simbolista, che sulle orme di Rimbaud ricerca l’origine prima della parola, in una società che ha dimenticato il significato di ciò che dice.

La mostra, in seguito alle indicazioni relative all’emergenza COVID-19, chiude alle ore 18. L’ingresso è gratuito su appuntamento.

Dettagli evento

Luogo:
Corso Magenta 2, Milano
Date:
20/02/2020 - 03/04/2020
Orario:
Lunedì-Venerdì 10.00-18.00
Costo:
Ingresso gratuito
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