Dopo il grande successo a Milano, arriva a Bologna «Party of Life», la mostra con una sessantina di lavori del genio della Street Art , Keith Haring. Alla mostra, che si terrà dal 31 gennaio al 25 febbraio alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, saranno presentate tutte le magnifiche opere di Keith Haring, accompagnate da numerosi eventi in sintonia con lo stile dell’artista, come performance e flash mob. Queste manifestazioni vogliono rendere omaggio all’artista stesso e alla sua amata concezione di street art. L’esposizione è stata organizzata da Diana Di Nuzzo, giornalista, critica e curatrice, fiorentina laureata a Bologna.
Oltre a riprendere il grande successo che ha avuto a Milano, la mostra sarà anche una celebrazione dei sessanta anni dalla nascita di Keith Haring (1958-1990), considerato il genio dell’arte di strada, che lascia il segno con una tecnica che può definirsi quasi “infantile”, ma allo stesso tempo elegante. Keith è l’erede della ricerca dell’immediatezza, pensiero presente nella Pop Art, e nella cultura newyorkese degli anni ’70. Le opere che verranno esposte provengono tutte da collezioni private e da musei pubblici, molte delle quali costituiranno una grande novità agli occhi degli spettatori perché fino all’inizio della mostra saranno nascoste al pubblico.

 

CHI È KEITH HARING

Keith Haring nacque il 4 maggio 1958 in Pennsylvania e fin da piccolo riuscì a trasmettere la sua straordinaria abilità nel disegno. Il padre, infatti, lo incoraggiò da sempre a intraprendere la sua strada verso l’arte. Nel 1976 appena finì gli studi di scuola secondaria, decise di iscriversi ai corsi di grafica pubblicitaria, ma ben presto capì che non era la giusta strada per lui. Per riuscire a capire qual era la sua vocazione, dovette aspettare solo un anno, esattamente nel 1977, quando conobbe Pierre Alechinsky.
Pierre incoraggiò tantissimo il pensiero e le modalità d’arte che più ispiravano il giovane Haring, ovviamente però con una buona dose di cultura delle tecniche artistiche. Keith dopo quel bellissimo incontro, giusto a un anno di distanza, riuscì a incrementare enormemente la sua conoscenza nel campo dell’arte, e organizzò la sua prima mostra personale, raggiungendo un grandissimo successo.

Dopo questa sua primissima esperienza con il grande pubblico da Pittsburgh si trasferì a New York, per conoscere le correnti artistiche più innovative dell’epoca, e, ovviamente, per fare nuove esperienze, il tutto accompagnato da un’atmosfera metropolitana vivace e piena di nuovi artisti. In questo periodo di trasformazione l’artista Keith Haring iniziò a diventare consapevole del proprio orientamento omosessuale. Grazie alle sperimentazioni fatte a New York, Keith si rese conto della sua predilezione per la scena urbana cittadina come luogo d’ispirazione preferito. Un mondo che poteva completare grazie all’aiuto dell’arte del graffito.
E’ proprio in questo campo che l’artista riuscì a sprigionare la sua vera indole e a dar vita ai suoi personaggi artistici, fino a quel momento, presenti solo nella sua straordinaria immaginazione. Lì disegnò sui muri, intervenendo anche sugli spazi pubblicitari vuoti della metropolitana di New York, che divenne, per lui, un vero e proprio «laboratorio» pubblico dove provare infinite modifiche grafiche.
Mostrandosi al grande pubblico, utilizzando solo gli spazi vuoti che offrivano la città urbana, riuscì a conquistarsi una fama sempre più importante, tanto da esser notato anche in Europa. Haring nel giro di pochissimo tempo si recò in Italia, in Germania, nei Paesi Bassi, in Belgio, e in Gran Bretagna, lasciando, ovviamente, dei piccoli ricordi di sé e della propria arte, nei luoghi a cui più era affezionato, in altre parole negli spazi urbani visitati.

Nel frattempo, alla metà del 1980 si sviluppò un’attenzione particolare per una malattia non tanto nota a quel tempo: la sindrome da immunodeficienza acquisita, conosciuta anche con il nome AIDS. Haring in questo periodo si dimostrò assai sensibile al tema dell’AIDS, donando il suo contributo all’umanità. Lavorò in ambiti umanitari, realizzando molte opere per ospedali , organizzazioni di beneficenza e orfanotrofi. Sì perché Keith Haring, oltre ad essere un artista, era anche un uomo molto attivo nella lotta politica, a cui contribuiva personalmente, lanciando importanti messaggi sociali attraverso la sua arte. Famosissima era la sua abitudine, quando si trasferì a New York, di ritagliare titoli di giornale e formare dei collage di carattere ironico e dissacrante, lanciando così pungenti “frecciatine” nei confronti di personaggi pubblici come Reagan e il papa. Lottò duramente per l’emancipazione degli omosessuali e combatté contro l’Aids, prese parte, infatti, all’associazione ACT UP, un movimento politico per la lotta all’Aids. Dedicò così tanto tempo e impegno alla lotta contro l’Aids che volle dedicargli un dipinto, appunto intitolato AIDS, apparso nel 1985.

Keith Haring, AIDS, 1985

La sindrome purtroppo fu contratta anche dall’artista e mise fine alla sua vita. Keith Haring si spense il 16 febbraio del 1990 a New York, a soli trentun anni, a causa delle complicanze legate all’AIDS. La malattia gli portò via tutte le forze, tanto che nell’ultimo periodo non riuscì più a dedicare tempo all’arte. L’ultima opera pubblica da Keith Haring fu Tuttomondo, realizzata sulla parete esterna del convento di Sant’Antonio a Pisa; si tratta dell’ultimo inno alla vita dell’artista.

Keith Haring, Tuttomondo, 1989

Prima di morire Haring fondò la Keith Haring Foundation, che si propone di continuare la sua opera di sostegno alle organizzazioni a favore dei bambini e alla lotta contro l’AIDS.
L’artista così muore, ma lascia come testamento le sue opere, che fanno ricorso a uno stile immediato e festivo e sono popolate da personaggi stilizzati e bidimensionali; realizzate una tecnica iconica accompagnata dall’utilizzo di colori molto vividi e sgargianti. Tutti i suoi disegni sono dotati di una spessa linea di contorno ridotta all’essenziale che traccia perfettamente le sue figure. Anche se il modello può ricordare un disegno un po’ infantile lo stile di Haring si distingue dalla massa, poiché seguiva un’idea ben precisa, in altre parole il concetto di «arte per tutti». Questa concezione la portò avanti per tutta la sua vita, fin dai primi esperimenti con gli spazi vuoti nelle città urbane. Il suo desiderio era proprio quello di mettere le proprie opere a disposizione di un pubblico più ampio possibile; non nei musei o nelle gallerie, ma nelle strade di ogni città, che tutt’oggi sono testimonianza della concreta e visibile della sua personale visione del mondo.

 

Info

La mostra verrà inaugura il 30 gennaio; si può visitare dal 31 gennaio al 4 febbraio dalle 10,30 alle 19,30. Il 3 febbraio per «Art City A White Night» dalle 19,30 alle 24. Dal 6 febbraio al 25 febbraio dalle 11 alle 19.

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