David Cesaria è un artista che si sta facendo largo nel mondo dell’arte con luminarie caratterizzate da un sapore pop e da una tagliente ironia. In occasione della mostra “JACKPOP”, che sancisce il debutto milanese dell’artista, lo abbiamo intervistato per comprendere i “segreti” che si celano dietro queste sue particolari installazioni.

Le luminarie sono ormai il simbolo della tua arte. Come si è sviluppata questa “particolare” passione?

Ti ringrazio ad immaginarle così, anche se non credo siano il mio unico simbolo. In questo momento uso le luminarie per esprimere e  comunicare un’urgenza; ma non è detto che continuerò a farlo per sempre.  Oltre alle luminarie mi dedico anche alla pittura  e alla scultura in cartone. Sono comunque  lavori meno noti, ma penso che prima o poi qualcuno se ne accorgerà.

Quello che mi piace delle luminarie è che parlano di un luogo: la Puglia, la regione dove sono nato. Un posto che amo ed odio allo stesso tempo, ed  è questo sentimento  di contrasto che cerco di comunicare attraverso le mie  luminarie, in cui forza creativa e forza distruttiva, l’irrazionale ed il razionale si fondono.

L’idea di creare luminarie pop è nata quando per i miei 40 anni degli amici mi hanno regalato una luminaria classica decorata con dei disegni tradizionali.  L’avevo posizionata in soggiorno e non passava giorno che guardandola, nonostante mi piacesse, pensassi  a quanto fosse  noiosa e banale.  Mi chiedevo, perché non creano qualcosa di più divertente?Di più pop?

È nato tutto così,  per un’intuizione ma anche per un’attitudine  a buttarmi a capofitto nelle cose; quelle che non conosco ovviamente. Dal giorno dopo, senza sapere niente di illuminotecnica e nemmeno cosa fosse un circuito, ho deciso di cimentarmi  con questa antica tecnica . Purtroppo senza  tutorial on line all’inizio è stato un incubo. Ho dovuto studiare da solo, fare prove e pratica,  ho preso la scossa tre volte ed  ho comprato on line dei materiali e lampadine, che successivamente scoprivo non servire a niente. Addirittura  pensavo  che un circuito in serie  potesse accendersi anche con solo quattro lampadine.  Insomma una capra! Per la cronaca, la prima luminaria, si è accesa dopo quattro mesi.

Questa accensione è stato un evento di immensa gioia oltre ad una vera rivelazione. Ho capito che per seguire una passione da soli, senza maestri e formazione, bisogna essere certamente artisti, ma anche masochisti.

Una persona normale avrebbe desistito, io no. Sono David Cesaria e  sono orgoglioso di me. Ora faccio luminarie, la mia “particolare” passione/ossessione.

Da cosa prendi ispirazione quando realizzi le tue opere?

Da tutto, sono un onnivoro, se si può dire così. Prendo ispirazione dal cinema, dai fumetti, dalla natura , dalla cronaca e dall’arte stessa. Porto sempre con me un taccuino in cui annoto delle idee veloci: possono essere frasi, idee o concetti  realizzati in sotto forma di piccoli disegnini. Mi piace l’ironia , mi piace lo scherzo, mi piace la provocazione. Mi rende felice anche condividere le idee su alcune opere. Ovviamente  se gli altri reputano che l’idea sia una cretinata: tanto meglio. Proprio questa considerazione  mi spinge a farla lo stesso.

Ci puoi parlare dei materiali che utilizzi? Quali prediligi e soprattutto quali sono le tecniche che adoperi per creare le tue famose luminarie?

Famose?! Non credo di essere così glamour. Mi piacerebbe risponderti come un artista concettuale e dirti  “il  materiale che uso è  l’essenza  della luce e la concepisco  di notte“.  (Anche se per certi versi è vero).

No, la tecnica che utilizzo è  semplice, ma non per questo banale.  Legno di betulla riciclato o  legno polifenolico usato per le luminarie da esterni, pittura all’acqua  senza composti tossici e lampadine a led. Quindi un lavoro assolutamente sostenibile e a basso consumo energetico.  Tutto il lavoro è completamente artigianale, dall’ideazione alla realizzazione.

Quello che invece  si  differenzia dalla tecnica tradizionale è sicuramente la forma. Mi spiego meglio: le luminarie classiche evidenziano con la luce linee e disegni della struttura lignea; quello che cerco di fare invece io è illuminare i vuoti.  In altre parole cerco di usare la luce come se fosse proprio un colore attraverso  le campiture. Per questo  le mie luminarie rendono molto  appese al muro o se hanno uno sfondo vicino. In questo modo  la luce riesce a  riflettersi e generare  quell’aura che possiamo definire, usando un termine contemporaneo, instagrammabile.

Tra le tue luminarie, “Disagio” è indubbiamente quella più interessante. Come è nata? Cosa vuoi comunicare con quest’opera?

Con quest’opera voglio strappare un sorriso, ma allo stesso tempo generare spunti di riflessioni. L’arte non deve dare risposte, ma  porre domande. Qualcuno mi ha detto che Disagio parla del cambiamento climatico, altri del disincanto adolescenziale, altri ancora della forza che i loghi e brand hanno nella nostra vita. Il bello dell’arte è che è trasversale e che le opere si prestano sempre a nuove e diverse suggestioni. Tutte queste ipotesi delle persone mi piacciono moltissimo. Io sinceramente  l’ho immaginata pensando ad una persona che scrive recensioni negative su un ristorante perché non ha il coraggio di esprimere le proprio opinioni a voce e preferisce scriverle dietro ad uno schermo. Questo è il di-sa-gio. Infine vorrei aggiungere che non ho  alcun diritto ad  utilizzare il font della Disney: che mi facessero causa. Indubbiamente quello renderebbe l’ opera più interessante. Per usare le parole dello psichiatra Muratori : “siamo tutti sotto lo stesso arcobaleno”.

David Cesaria, Disagio, 2019
Luminaria (180×100 cm)

Cosa puoi raccontarci dell’opera “Fattore C”?

La fortuna è una delle ossessioni dell’uomo contemporaneo: il fattore C.  Ovviamente sappiamo tutti cos’è; ce ne sentiamo privi  e quindi lo desideriamo. Fattore C parla di desiderio e religione. Infatti Ho voluto mettere un gran bel lato B femminile su un alto piedistallo, quasi come  un feticcio contemporaneo da idolatrare. L’idea principale è quella di guardare la luminaria come se  fosse un totem o un dio pagano con una luce effimera intorno. Se si osserva bene l’opera , dove  le luci sono messe nella parte posteriore per esaltare il  controluce,  le natiche possono  quasi sembrare  gli occhi  di un gufo che ci scruta. Anche quest’ultimo è simbolo di fortuna ma anche di sfiga…  quindi non fare il gufo! Io comunque nella vita credo più al talento che al culo, e  mi diverte tantissimo vedere la  gente che balla il twerk.

David Cesaria, Fattore C, 2019
Luminaria (92×231 cm)

L’installazione “Nati con la Camicia” è composta da tre camicie dai colori blu, rosa e arcobaleno. Puoi raccontarci il messaggio che si cela dietro quest’opera?

Per questa istallazione ho voluto lavorare sulle convenzioni  generate dai colori per l’infanzia. La differenza tra rosa e celeste attribuita a maschietti e femminucce è quanto di più convenzionale si possa immaginare. Fino all’ottocento accadeva esattamente il contrario: il rosa spettava ai maschi perché era sentito come una versione addolcita del rosso, tinta focosa e virile per antonomasia; mentre il celeste era il colore delle bambine in omaggio al manto della madonna. Nati con la camicia è una lotta alle convenzioni, di qualunque colore si è, si è fortunati perché vivi. La tutina arcobaleno, assieme gli altri colori è un omaggio  alla diversità. In fin dei conti quando tutte  le luci sono accese, i colori bianco, rosa e celeste delle strutture  svaniscono e non si percepiscono più.

Parlando della tua ultima mostra nella galleria Area\B, come è nato il titolo “JACKPOP”?

Tilt, corto circuito, ledisfaction, Fiat lux, erano alcuni dei titoli che avevo pensato. Mi scervellavo a trovare un senso, un  filo logico a tutte le opere pensate per la mostra. Cercare  un titolo è affascinante, trovarlo è  difficilissimo. Meno male che ci ha pensato Igor Zanti, il curatore. Igor lo ha comunicato con un  candore e velocità  insopportabili. Io ed  Isabella, la direttrice della galleria, lo troviamo perfetto. Un mix di fortuna, sorpresa, ed è  ovviamente pop. In fin dei conti  se scrivi bene, pensi bene. Jack è tra l’altro il nome del protagonista che Matteo B Bianhi (ndr. scrittore, che ha realizzato un piccolo testo intitolato “ES” per il catalogo di Jackpop),  ha scelto per il suo personaggio Pop. Ispirandosi alle mie luminarie . Leggetelo, è molto divertente.

 

Dettagli evento

Luogo:
Via Passo Buole 3, Milano
Date:
08/09/2019 - 16/01/2020
Orario:
Lun-ven: 10:00-18:00
Sabato su appuntamento
Costo:
Ingresso Libero
Sito web:
www.areab.org
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