Leonardo Da Vinci, nei primi anni della sua carriera in Toscana, rimane sostanzialmente isolato dall’ambiente artistico del tempo, preferendo dipingere da solo e seguendo il proprio istinto creativo secondo i suoi tempi. In un primo momento il suo stile e le sue scelte compositive innovative infatti influenzano solo in parte il gusto degli artisti fiorentini, sebbene venga molto apprezzato. Ed è solo dopo essere arrivato alla corte degli Sforza, essendo entrato nelle grazie di Ludovico il Moro duca di Milano, che diventa il principale artista di riferimento per la nuova generazione di pittori lombardi.

“Madonna Litta” di Leonardo Da Vinci

I primi tre decenni del Cinquecento sono così dominati dalla forza innovativa dello stile di Leonardo che influenza, più o meno fortemente, tutti i pittori della regione. Nascono in questo modo i leonardeschi, tutt’oggi considerati dalla critica eccessivamente ancorati alla dottrina del grande maestro, incapaci di eguagliare o superare la sua fama. Allora perché presentare un’intera mostra su una corrente portatrice di sterili schemi, ispirati alla mano di un genio insuperabile? Alcuni elementi chiave dell’innovativa pittura leonardesca, hanno cambiato il modo di percepire il colore e posto le fondamenta di successive correnti artistiche.

“Madonna col bambino” di Giovanni Antonio Boltraffio

Proprio ai leonardeschi è attribuito il grande merito di aver diffuso, in diversi ambienti geografici, la tecnica dello sfumato, il ricorso all’illuminazione diffusa e una scioltezza compositiva atipica per quel secolo, da qui la necessità di ricordarli in questa rassegna. La mostra si prefigge così di presentare i canoni estetici più apprezzati e ricercati del tempo, seguendo un excursus sull’iconografia mariana. In allestimento troviamo infatti un’eclettica selezione di Madonne con bambino, che dimostrano l’abilità dei diversi artisti nella ben visibile tecnica della variatio. L’esposizione è però incentrata sull’agognato ritorno a Milano, dopo quasi trent’anni, della “Madonna Litta” di Leonardo Da Vinci, generosamente in prestito dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

“Madonna con il bambino”, anche detta “Madonna della Violette”, di Marco d’Oggiono

I curatori Pietro C. Marani e Andrea Di Lorenzo, in occasione delle celebrazioni nazionali dei 500 anni dalla morte di Leonardo, hanno deciso di rendere omaggio a un’opera strettamente legata alla città di Milano, insieme a una ricercata selezione di disegni e dipinti dei più grandi seguaci del maestro. La scelta dell’iconografia della Madonna col bambino non è casuale: si vuol dimostrare come la mano di ogni artista presenti caratteristiche uniche anche nel rappresentare il medesimo soggetto. Un approfondimento interessante della mostra è proprio lo studio legato all’attribuzione delle diverse opere, eseguite con stili e soggetti talmente simili da sembrare identici.

“Madonna che allatta il bambino” di anonimo pittore lombardo

Emblematico può essere il caso dell’opera venduta da Christie’s nel 2017, il “Salvator Mundi”, comprata per 450 milioni di dollari dopo essere stata attribuita a Leonardo Da Vinci: la critica si è divisa tra chi sosteneva la paternità leonardesca dell’opera e chi invece la attribuiva al suo grande successore Bernardino Luini. Viene dunque illustrato nella mostra come gli esperti si affidino soprattutto ai documenti di archivio oltre che agli aspetti stilistici dell’opera, per svolgere un compito così delicato e difficile.

Dettagli evento

Luogo:
Museo Poldi Pezzoli, Milano
Date:
07/11/2019 - 10/02/2020
Orario:
Lunedì-domenica dalle 10.00 alle 18.00
Martedì chiuso
Dal 16 novembre il sabato aperto fino alle 21.00
Ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura
Costo:
dai 6€ ai 14€
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