Filo intrecciato alle storie di un tempo, poesia che passa svelta dalle mani alla tela. Maria Lai e le sue favole di tessuto rivivono, a 100 anni dalla nascita dell’artista sarda, nelle sale del Museo Maxxi di Roma per la mostra “Tenendo per mano il sole“. Fino al 12 gennaio 2020, 200 esempi dell’arte povera e sapiente della Lai ne racconteranno la vita e il manifesto artistico, grazie alla cura di Bartolomeo Pietromarchi e Luigia Lonardelli.

Maria Lai

Di due cose non si può far a meno di parlare riferendosi a Maria Lai; la prima è la Sardegna, terra natia e madre dolorosa per l’artista, è stato il luogo che le ha tolto uno dopo l’altro i carissimi fratelli, che l’ha costretta a vivere nascosta per sfuggire alla vita criminosa delle montagne, ma è anche la sua eterna ispirazione e fonte inesauribile dei miti che ne alimentarono l’attività artistica. La seconda è l’insegnamento, una passione lunga una vita. Maria era stata per anni prima di tutto una docente di disegno, che traeva dai suoi allievi l’alimentazione alla sua fiamma creativa. Di quell’impulso le era rimasto un approccio che si legge in ogni opera, che pur non essendone obbligata si spiega sempre allo spettatore, che diventa alunno ancora prima di fruitore.

Da Ulassai fino a Roma, e tornando indietro, Lai aveva visto negli strumenti del quotidiano la chiave della propria espressione. Il telaio, accessibile a chiunque in quel 1971 in cui Maria comincia a usarlo, diventa il suo marchio di fabbrica. Sulle sue tele cucite racconta l’Italia che si risveglia dopo il secondo conflitto mondiale, con la nostalgia e la forza d’animo che avevano contraddistinto quegli anni. Un paese che si consola con le favole e i versi, che Lai imprime per conservarne il ricordo.

Tenendo per mano il sole” è anche il titolo della sua prima favola cucita, che contiene in sé quel dolceamaro che sarebbe poi diventato intrinseco nelle sue opere. La mostra si alterna in cinque sezioni, che seguono un percorso di evoluzione umana più che cronologica, a spiegarle la stessa Lai, in una serie di inediti contenuti video collezionati dal regista Francesco Casu.  Si comincia con Cucire e Ricucire, un saggio del suo primo abbandono del disegno in favore dei materiali solidi, per proseguire con Giocare e Raccontare, in cui Lai si impegna a fare dell’arte il divertimento degli adulti, invitandoli a non abbandonarne il potere espressivo.

Con Oggetto paesaggio, invece, per Maria parlano gli oggetti più cari: sculture di libri, utensili quotidiani e strumenti di cui l’artista si è appropriata per riflettere sul proprio ruolo di creatrice. Immaginare l’altrove raccoglie la sua serie di Geografie, mappe concrete e fantastiche di mondi inediti eppure realissimi, che la Lai regala a un pubblico che non deve mai peccare di fantasia. Incontrare e partecipare delinea infine la funzione salvifica dell’arte per la collettività, al suo interno la grande opera Come legarsi alla montagna, un esperimento unico di arte relazionale che vince un primato in Italia, ispirato a un’antica leggenda sarda.

Osservando l’esposizione sembra di viaggiare in un sogno colorato, mentre si sente in sottofondo la potenza di Lai e quella placida consapevolezza che hanno tutti gli artisti che sanno di anticipare il proprio tempo. Negli ultimi anni della sua vita, Maria aveva raggiunto il meritato successo e oggi il Maxxi la celebra nell’ambito di un programma di illuminazione delle visioni artistiche femminili. Prima di tutto sottolineandone la vocazione sociale e pedagogica, ma poi spaziando sul suo elemento innovativo per eccellenza: il gioco con la realtà.

Senza Maria Lai, scomparsa nel 2013, avremmo perso una voce che gridava dall’ombra dei fossi di cui cantava De Andrè. Tra i suoi ago e filo si celava una volontà rivoluzionaria e un invito per le nuove generazioni a non dimenticare la bellezza di fantasia e libertà, subito dopo averle riottenute. “L’uomo ha bisogno di mettere insieme il visibile e l’invisibile – diceva Lai – perciò elabora fiabe, leggende, feste, canti, arte“.

In contemporanea da domenica 23 e fino al 3 novembre al Museo Stazione dell’arte di Ulassai si svolgerà una mostra gemella intitolata Tenendo per mano l’ombra e curata da Davide Mariani, anche qui 70 lavori e fiabe animate racconteranno un’anima forse troppo grande che non possiamo permetterci di dimenticare.

 

Dettagli evento

Luogo:
Museo MAXXI, via Guido Reni 4a Roma
Date:
19/06/2019 - 12/01/2020
Orario:
mar - dom 11 - 19
lun chiuso
Costo:
intero 12 ridotto 9
Sito web:
www.maxxi.art
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