Così il giornalista Carlo Castellaneta descriveva Milano, la sua città:

Ci sono città di evidente bellezza che si danno a tutti, e altre segrete che amano essere scoperte. Milano appartiene a questa specie, al punto che riesce difficile stabilire le ragioni del suo fascino (…). Io credo che esso consista anzitutto nella sua “classe”, né più né meno come avviene per certe donne che ci colpiscono per il loro portamento, anche se belle non sono, e neppure truccate

In effetti ogni luogo ha il suo stile e Milano, con la sua sobrietà, ha definito un’eleganza ordinata, con capi impeccabili e dettagli ricercati, frutto di alta artigianalità, fino a diventare l’indiscussa capitale della moda.

In questi giorni, fino al 29 marzo 2020 la mostra (gratuita) Stile Milano: storie di eleganza a Palazzo Morando racconta come il capoluogo lombardo è riuscito a diventare uno dei centri più importanti al mondo per quanto riguarda la moda.

Come? Raccontandoci la presenza in città di artigiani competenti, spesso donne, che hanno permesso la nascita di brand famosi ancora oggi. Le sartorie, da Biki a Jole Veneziani, e i gioiellieri milanesi, da Buccellati a Cusi, hanno creato per le clienti abiti e gioielli personalizzati utilizzando tecniche e lavorazioni particolari. Si parla quindi di una creatività delle donne, quella delle abili sarte, ma anche di una creatività per le donne, quella dei gioiellieri: sono nati così oggetti esclusivi che esprimono un lusso non gridato ma ricercato e su misura. La creatività non è solo nella realizzazione di oggetti, ma anche nel modo di indossarli, nella comunicazione, nel giornalismo e la mostra mette in luce non solo l’evoluzione dello stile, ma anche il cambiamento dei costumi.

La svolta avviene nel 1952 quando le Case di Moda di Jole Veneziani, Vanna, Noberasko, Germana Marucelli, partecipano alla storica sfilata della sala bianca di Palazzo Pitti a Firenze, contribuendo alla nascita dell’Alta Moda Italiana. Contemporaneamente nascono e prosperano altri atelier milanesi come Fercioni, Giuseppina Tizzoni, Ferrario, Selia, Pirovano, Biki e Gigliola Curiel. Questa è l’origine di ciò che eleggerà Milano capitale della moda.

Curata da Mara Cappelletti e Cristina Ongania con la collaborazione di Anna Cecilia Russo, l’esposizione unisce il mondo dell’abito e del gioiello made in Milano sottolineando il legame che esiste tra il vestito e l’ornamento dagli anni Cinquanta a oggi.

Dietro la mostra c’è un’importante ricerca svolta dalle curatrici in diversi archivi privati e pubblici, come quello del Gruppo Rcs e della Rai, dove sono state raccolte memorie, documenti e testimonianze delle sartorie e dei gioiellieri, la cui storia si interseca con quella delle famiglie milanesi. Infatti come spiega Cappelletti:

“La collaborazione con il Centro di Produzione Rai di Milano ha permesso una ricostruzione e un’interpretazione dello stile, rendendo accessibile al pubblico un percorso che riporta nel presente quello che era la realtà dei diversi periodi del passato riguardante la città e i suoi personaggi. La ricerca ha permesso anche di rileggere, attraverso alcune delle penne più ironiche, intelligenti e fantasiose del giornalismo italiano, tra cui Camilla Cederna, Lina Sotis e Marisa Rusconi, i modi e le mode dell’uso e dell’acquisto del gioiello sullo sfondo degli avvenimenti sociali ed economici che hanno, in maniera diretta o indiretta, contribuito ai cambiamenti dello stile dal dopoguerra al giorno d’oggi”.

L’allestimento, ideato da Maurizio Favetta e Antonio Pio Giovanditto, proietta il pubblico nell’avventuroso mondo degli anni storici della vita della città. Il boom degli anni ‘50, i rivoluzionari anni ‘60, gli anni di piombo, gli anni ‘70, la spensieratezza degli anni ‘80, il pop degli anni ‘90, il nuovo millennio che si apre e la crisi mondiale. La mostra è un vero e proprio viaggio alla scoperta di eleganza e stile milanesi, con una ricca gamma di capi d’abbigliamento esposti.

Palazzo Morando

Palazzo Morando si trova in via Sant’Andrea e fu abitato nel corso dei secoli da diverse famiglie della nobiltà milanese. I primi  furono i componenti della famiglia Casati, che lo acquistarono verso la fine del Cinquecento. Nel corso del Seicento si occuparono di decorarlo interamente e oggi ne è rimasta traccia solo nei due saloni del piano nobile, verso il prospetto che si affaccia sul giardino: soffitti a cassettoni dipinti e amorini superstiti di un fregio del 1651.

Successivamente l’edificio passò in mano alla famiglia Villa che si fece carico di importanti lavori di abbellimento che ancora oggi ne caratterizzano l’aspetto. Dopo essere passato di famiglia in famiglia, nel 1909 diventò proprietà dei coniugi Gian Giacomo e Lydia Morando Attendolo Bolognini, che lo abitarono fino alla morte di quest’ultima che, nel 1945, lo donò al Comune di Milano.

La Seconda Guerra Mondiale portò una svolta nella funzione di questo edificio: i bombardamenti, infatti, distrussero buona parte di Palazzo Sormani, sede del Museo della città di Milano, e si decise di portare qui la collezione superstite.

Ora nelle sue stanze è racchiusa la collezione Costume Moda e Immagine di Milano.

Dettagli evento

Luogo:
Milano, Via Sant'Andrea, 6
Date:
21/01/2020 - 29/03/2020
Orario:
da martedì a domenica: 9.00 - 13.00 | 14.00 - 17.30
Costo:
gratuito
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