Quadrati, quadratini e quadratoni. Più semplicemente, pixel. L’unità di misura delle immagini digitali che abbiamo imparato ad amare sin dai primissimi videogames degli anni ’80. Un insieme di pixel possono creare un’immagine che è a tutti gli effetti arte con la A maiuscola? E perché da oltre quarant’anni sono un elemento sempre presente nelle nostre vite? Queste e molte altre domande prendono forma, è proprio il caso di dirlo, grazie alle opere di Krayon, alla mostra LESS IS MORE, curata dai ragazzi di Electrovinyl ovvero Dario Pellegrino e Giacomo Guidi, al Contemporary Cluster fino al 29 febbraio.

Pixel è la parola, ormai universale, che nasce dalla contrazione di “picture element”. Stiamo parlando, dunque, dell’unità minima della superficie di un’immagine digitale. Uno a fianco all’altro, disposti in modo rigoroso, tendono a comporre una griglia fissa, generalmente rettangolare. Viste le loro piccole dimensioni e per via della grande densità, sembrano fusi in modo tale da comporre un’unica immagine. Oltre che le nostre vite, i pixel, ormai da molti anni, sono parte integrante dell’arte di Krayon, eclettico street artist che vive e lavora a Roma. Ma chi è Krayon? E cosa lo ha spinto a diventare uno dei portabandiera della pixel art italiana? Questo giovane e talentuoso ragazzo, una volta terminati gli studi in disegno industriale e grafica, e dopo anni di esperienza come writer, decide di intraprendere un percorso artistico. Sviluppa così il suo personale concetto di street art fatta con i pixel. Precisone, capacità, pazienza, dedizione e progettazione sono le caratteristiche fondamentali del suo linguaggio che lo hanno reso sicuramente molto riconoscibile al pubblico.

Planet serie
Credits: @Gabriella Pastore / Electrovinyl Hallmark

Ogni immagine, ogni sensazione e ogni pensiero di Krayon vengono in qualche modo digitalizzati nella sua mente per poi riapparire sotto forma di quadrati e rettangoli attraverso le sue mani. Negli anni, la sua voglia e passione di dipingere in strada, lo hanno portato a partecipare ad alcuni importanti festival di arte urbana come Vedo a Colori nella ridente Civitanova Marche, Blue Flow sull’isola di Ventotene e lo Streetart Wine Fest a Marsala, solo per citarne alcuni.  Da segnalare il TEXTURA in fest, che nel 2015 decide di organizzare a Melfi, sua città natale, considerato ancora oggi uno dei più importanti eventi di street art organizzati nel sud Italia. Solo due anni fa, nel 2018, viene ospitato a Shenzhen, in Cina, da Jardin Orange dove, per più di un mese, svolge una residenza d’artista. Durante questo periodo realizza delle opere che vengono esposte durante la Shenzhen International Art Fair e Hong Kong Affordable Art Fair. Dunque LESS IS MORE è un evento che, a pochi passi da Piazza Argentina, nel cuore della Capitale, nelle meravigliose stanze dello storico Palazzo Cavallerini, gli oggetti di design e la musica si fondono con le opere di Krayon.

LESS IS MORE è un concept potente ed elegante, proprio come un pixel. Uno slogan che sembra animare la produzione di questo street artist. Le opere esposte sono vere e proprie illusioni ottiche, dove lo spettatore ha il compito di aprire la mente per rielaborare ciò che vede. Davanti alle immagini create da Krayon non si resta mai indifferenti. Se da una certa distanza tutto sembra solamente quadrati e rettangoli o disegni astratti, facendo un passo indietro si materializza davanti ai nostri occhi in animali e figure. Una presa di distanza che Krayon ci invita a prendere, forse prima nella vita quotidiana, e poi anche in campo artistico. Distaccarsi, allontanarsi per poter vedere le cose da un altro punto di vista. Dal piccolo al grande. Il poco che mano a mano diventa tanto. Una sorta di magia che è lo spettatore a compiere e non l’artista/prestigiatore.

Reticolati, pattern, texture, colori brillanti o fluo si armonizzano con un determinato tipo di sound, parliamo ad esempio della house music e della techno dove l’elemento elettronico, inteso come il suono creato al computer, la fa da padrone. Naturalmente, sempre in ambito musicale, non si può non far riferimento a tutto quelle sottoculture che, a partire dagli anni ’80 e ’90, hanno fortemente influenzato il nostro mondo, vedendo anche la nascita di generi particolarissimi come la ChipTune e 8bit. Ecco dunque il tappeto sonoro che accompagna il vernissage, grazie al variegato e potente dj set proposto da Lorenzo Pompa a.k.a. SOMO e Patrizio Sciarra. Prima che il suono dei vinili e la musica inondino le magnifiche stanze del Contemporary Cluster, ad aprire la serata, va ricordata la presentazione del libro di Camilla Boemio “As Brilliant As the Sun” edito da Vanilla editore per il progetto AAC Platform. Un’opera letteraria pensata come un viaggio nell’arte, capace di collegare due mondi solo all’apparenza lontani come la California e Roma. Tra gli artisti trattati dalla Boemio troviamo ad esempio Catherine Opie, Salvatore Arancio, Todd Gray, Fabio Lattanzi Antinori, Ra di Martino, William E.Jones, Tam Van Tram e molti altri. Pixel art, buona musica e un tocco di letteratura. In una sola parola: Arte. Lasciatevi, dunque, trasportare in questo mondo fatto di pixel e griglie, dove tutto, da vicino, sembra non avere senso, ma basta allontanarsi un attimo per capire di essere parte di un tutto.

Private feeling 2
Credits: @Gabriella Pastore/ Electrovinyl Hallmark

Dettagli evento

Luogo:
Contemporary Cluster Via dei Barbieri, 7 00186 Roma
Orario:
Lunedì e domenica chiuso
Martedì e mercoledì 10:00-20:00
Dal giovedì al sabato 10:00-02:00
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