Venerdì 18 settembre a Napoli è stata inaugurata la mostra Marina Abramović Estasi. Castel dell’Ovo, il più antico castello di Napoli, accoglie il lavoro della madre della performance art nella Sala delle Carceri adibita con il tempo a galera. Si tratta in realtà di un “ritorno” nella città partenopea per Marina Abramović che già nel 1974, tenne alla Galleria Studio Morra la storica ed emblematica performance Rhythm 0, in cui l’artista serba si offriva inerme ai visitatori accanto a un tavolo pieno di oggetti diversi (tra cui anche armi) utilizzabili dal pubblico a proprio piacimento sul suo corpo.

Locandina della mostra Marina Abramović Estasi. Credits vanitasclub.org

The Kitchen. Homage to Saint Therese

La mostra si articola in un percorso di tre video che compongono il ciclo di The Kitchen. Homage to Saint Therese. Il progetto nasce nel 2009 quando Abramović visita per la prima volta l’ex convento di suore clarisse nella città spagnola di Gijón nelle Asturie, su invito di Mateo Feijóo, allora direttore del Teatro de la Laboral di Gijón.

“Quando mi sono trovata nella cucina del convento, è come se avessi visto un miracolo davanti a me: mi sono accorta che era un lavoro che stava già nella mia testa”.

Con queste parole l’artista ha descritto le impressioni e le sensazioni provate camminando negli ambienti (ormai dismessi) che erano un tempo la cucina del complesso. Questo è per Abramović un luogo di memorie e nostalgie che suggerisce un intenso legame biografico in particolare con la sua infanzia. La vista della cucina riattiva le memorie del tempo felicemente trascorso con la nonna Milica quando era bambina. È con lei, infatti, che Marina trascorre tutta l’infanzia dal momento che i genitori sono costantemente impegnati nelle attività del Partito comunista durante e subito dopo la seconda guerra mondiale. La cucina diventa così per l’artista simbolo di luogo tranquillo e sicuro in cui rifugiarsi.

Marina Abramović Estasi. The Kitchen, Vanitas, Castel dell’Ovo – Napoli. Credits C. Teodonno

L’Estasi di Marina e Teresa

Il progetto dunque parte dall’intenso legame che Abramović sente con lo spazio in cui si trova, ma si plasmerà poi concretamente solo in seguito alla lettura dei Diari di Santa Teresa d’Avila. In alcuni episodi della vita della mistica cristiana, l’artista trova delle similitudini con la propria vita. In particolare la affascina la dimensione spirituale della santa spagnola: il desiderio ardente di raggiungere un accresciuto stato di coscienza nell’incontro totalizzante con il divino, e ancor più a fondo, l’aver fatto del proprio corpo la porta di accesso a simili esperienze trascendentali. L’idea di accogliere il dolore senza rifuggirlo fornisce una chiave di lettura pertinente per entrambe le figure di Santa Teresa e Marina Abramović, per le quali il proprio corpo è inteso come strumento per accedere a uno stato d’estasi in cui sono inevitabilmente intrecciati piacere e sofferenza fisici, due facce della stessa medaglia.

“Quando il corpo è sfinito, si raggiunge uno stato in cui il corpo stesso non esiste più, allora il contatto con la conoscenza universale diventa intenso. Non si tratta di consapevolezza: le cose vengono a te come una valanga di intuizioni profonde sulla vita, su questo pianeta o semplicemente sull’esserci. C’è uno stato di luminosità”.

Frame video da Marina Abramović, The Kitchen, Carrying the Milk. Credits vanitasclub.org

Vanitas

Vanitas è il titolo del primo dei tre video del progetto Estasi di Marina Abramović. Inquadrato in primo piano c’è un teschio di gesso intorno al quale gravitano le mani dell’artista di cui non si vede che una parte del busto. L’idea del memento mori si associa a quella della vacuità delle cose di questo mondo. “Vanità delle vanità: tutto è vanità. Ho visto tutte le opere che si fanno sotto il sole, ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento.” Sono i versi biblici del Quelet che hanno inspirato la lunga tradizione iconografica di nature morte o di donne sensuali che si specchiano. Un’associazione non nuova per l’artista che già nella performance Cleaning the Mirror II (o Nude with Skeleton) giaceva supina e nuda in corrispondenza di una riproduzione del suo scheletro che, appoggiato sopra il suo corpo, si “animava” grazie ai suoi respiri.

Marina Abramović Estasi. The Kitchen, Vanitas, Castel dell’Ovo – Napoli. Credits C. Teodonno

Carryng the Milk

In Carryng the Milk la videocamera si allontana e riprende interamente l’artista vestita con un lungo abito nero monacale che contrasta con la luminosità della grande finestra alle spalle. Abramović immobile regge tra le mani una ciotola di latte per un periodo di tempo talmente lungo che il suo corpo infine ha dei cedimenti e alcune gocce del liquido bianco rovesciano sul pavimento e sul vestito nero creando un forte contrasto visivo. L’obiettivo è manifestare quei “terremoti interiori” causati dall’abbandono della consapevolezza corporea per l’avvicinarsi allo stato di estasi.

Marina Abramović Estasi. The Kitchen, Carrying the Milk, Castel dell’Ovo – Napoli. Credits C. Teodonno

Levitation

Il ciclo si conclude con Levitation, ultima performance in cui Marina Abramović si libra sospesa in aria nella cucina al di sopra di fornelli e pile di pentoloni. La posa con le braccia dispiegate all’altezza delle spalle ricorda simbolicamente l’ascensione di Cristo. Anche in questo caso, lo sforzo di mantenersi salda in posizione innaturale provoca, con lo scorrere dei minuti, una certa tensione muscolare che infine viene sciolta con il lento abbassamento delle braccia lungo i fianchi.

L’illusione della levitazione (esperienza vissuta e descritta nei Diari di Santa Teresa d’Avila)  conferisce alla performance un’aura mistica e miracolosa. L’atmosfera è permeata di un’intensità trascendente, che suggerisce allo spettatore un approccio contemplativo: una forte presenza spirituale che va al di là del corpo sollevato da terra. È un invito ad andare oltre le logiche della fisica, in una dimensione in cui il tempo si ferma, smette quasi di esistere. Tutto è concentrato nel “qui e ora” del presente.

Marina Abramović Estasi. The Kitchen, Levitation, Castel dell’Ovo – Napoli. Credits C. Teodonno

Levitation è il punto di arrivo della ricerca avviata quattro anni prima al Guggenheim di New York durante la performance Entering the Other Side. L’artista serba su una piattaforma alta sei metri, indossando un abito blu con una gigantesca gonna che scendeva fino alla base, continuò a muovere con gesti lenti e ripetuti le braccia per sette ore. Finché allo scadere del tempo della performance parlò ai visitatori dicendo: “Per cortesia… tutti voi, un momento di attenzione. Ascoltate. Io sono [pausa] qui e ora [pausa], e voi siete [pausa] qui e ora. Con me. [Pausa]. Il tempo non esiste“.

Marina Abramović, 7 Easy Pieces: Entering the Other Side, Guggenheim – New York. Credits Lisson Gallery

 

 

Dettagli evento

Luogo:
Castel dell'Ovo, Napoli
Date:
18/09/2020 - 17/01/2021
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