Si tratta della prima mostra personale dell’artista in Italia, curata da Alberto Salvadori di ICA Milano. Le sue opere finora, infatti, sono state presentata nel nostro Paese solo alla 55esima Mostra internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 2013 .

Installation view © Dario Lasagni

Anche se da sempre l’artista ha sviluppato un forte legame con l’Italia: nato nel 1920 a Konigsberg, in Prussia (oggi Kaliningrad in Russia) da famiglia ebrea, si trasferisce prestissimo in Italia, a Firenze, per studiare arte, ancora diciassettenne. Tuttavia con l’emanazione delle leggi razziali ad opera del regime fascista è costretto dopo pochi anni a lasciare il paese per riparare in Svizzera, sua futura patria d’adozione. In Italia ritornerà più tardi – quando ormai ha acquisito fama internazionale grazie a importanti mostre e riconoscimenti ricevuti in Germania, Gran Bretagna e negli Stati Uniti – trascorrendo lunghi periodi tra il sud della Toscana – in Maremma – e l’alto Lazio.

Quello in Italia è il primo periodo in cui l’artista, da un lato ammira e acquisisce la conoscenza delle bellezze artistiche del nostro paese, visitando città come Firenze, Arezzo, Assisi, dall’altro inizia a confrontarsi col clima della persecuzione razziale e delle fasi precedenti alla guerra.

Successivamente in Svizzera frequenta lo studio dello scultore Otto Müller diventandone allievo e nel 1943, durante la guerra,  apre il suo primo atelier. Tuttavia solo alla fine degli anni ’90 le sue opere acquistano fama internazionale e vengono esposte – come già detto – nei principali musei di tutto il mondo.

Nel 2018 l’opera, postuma, di Josephson viene definita dal Folkwang Museum di Essen, “plastica esistenziale“, in quanto, con i suoi ritratti della figura umana, l’artista racconta il dolore umano causato dal conflitto e già interiorizzato negli anni italiani.

Le sculture dell’artista ritraggono – sia nel corso della carriera che anche nella mostra milanese – principalmente la figura umana: si tratta di immagini enfatizzate nella loro espressione di dolore e del sentire umano di fronte agli avvenimenti che contrassegnano la vita dell’artista.

La figura non ha un unico punto di vista ma può essere osservata da molti, senza che vi sia un punto di osservazione privilegiato, e appare come un assemblaggio di diversi punti di vista e sensazioni.

Nel corso della mostra dai blocchi di materia emergono ritratti e busti di uomini non ben definiti ma i cui contorni esprimono la forza e l’immagine dei sentimenti, quasi in assonanza con le immagini michelangiolesche, incompiute, dei “Prigioni”. Le opere risultano senza tempo, universali, vive oggi come nel passato, formate di getto, con immediatezza e spontaneità: recano infatti ancora impresso il tratto delle mani che le hanno plasmate.

Si tratta  di figure in ottone, in creta ed in cemento riconducibili a tutte le tipologie di immagini affrontate dallo scultore: teste, mezze figure, figure intere in piedi o distese, rilievi .

La mostra raccoglie anche una serie di bozzetti preparatori ed un docufilm che ritrae Josephson a passeggio  nelle nostre città d’arte intento ad osservare specialmente le creazioni medievali, fonte principale della sua ispirazione: egli si dichiara infatti affascinato da quest’arte austera, simbolica, complessa e per questo motivo incompresa  ai più.

Sempre allo spazio ICA è presente, in concomitanza alla personale di Josephson, una storia documentaria sulla Galleria dell’Ariete: galleria d’arte inaugurata nel 1955 da Beatrice Monti della Corte al civico 5 di via Sant’Andrea a Milano e così denominata dal segno zodiacale della madrina.

La Galleria diventa famosa in America a partire dagli anni ’60, dopo aver esportato oltre oceano il gusto artistico italiano contemporaneo, allora sconosciuto negli Stati Uniti. La curatrice, che ha collaborato e intrecciato rapporti con artisti e letterati del suo tempo come Montale, Moravia, Ungaretti e Buzzati, raccolse, su commissione, opere di Shields, Pistoletto, Kounellis, Manzoni, Bacon, Fontana e poi le posizionò sul mercato americano.

La mostra, allestita presso ICA, raccoglie così, in omaggio alla storica galleria cataloghi, manifesti, corrispondenze, fotografie e riviste che ricordano e illustrano l’attività fervente della Monti ed il successo del suo lavoro.

Dettagli evento

Luogo:
ICA Milano, Via Orobia 26, 20139 Milano
Date:
24/03/2019 - 02/06/2019
Orario:
giovedì-venerdì-sabato-domenica: 12:00-20:00
Chiuso dal lunedì al mercoledì
Costo:
Ingresso gratuito
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