Inaugurata il 16 gennaio presso lo spazio culturale WeGil a Trastevere, “L’invisibilità non è un superpotere. Fotografie e lastre per dire no alla violenza sulle donne” racconta la realtà delle vittime che quotidianamente subiscono violenza fisica e psicologica e la difficoltà di trovare la forza per rompere il proprio silenzio.

Era l’8 dicembre quando ho trovato la forza di mettere un punto. Le nostre bambine stavano addobbando l’albero di natale e ho sentito la più grande dire alla piccola “quest’anno siamo state bravissime, forse Babbo Natale ci porta via insieme alla mamma.”

In esposizione, dieci fotografie e dieci lastre in cui è possibile notare fratture agli arti, traumi alla testa e addirittura una lama infilzata nel torace di una donna. La curatrice del progetto, la fotografa Marzia Bianchi, ha voluto accompagnare con le sue foto le toccanti testimonianze anonime condivise dallo Sportello Antiviolenza online di Reama, la rete per l’Empowerment e l’Auto Mutuo Aiuto. A differenza di quanto ci si aspetti, gli scatti sono tratti da scorci di vita quotidiana, a testimonianza del fatto che spesso la violenza si manifesta in luoghi familiari e modalità “invisibili”. Anche dietro una semplice lista della spesa, infatti, si possono celare i segni di molestie, e quindi di reati contro la persona.

Credits: @Marzia Bianchi

Le radiografie anonime, invece, sono state concesse in occasione della mostra – che resterà aperta fino al 6 febbraio – dall’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e dall’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano. L’idea di spiegare con il linguaggio visivo e senza filtri la sofferenza, nasce dalla chirurga Mariagrazia Vantadori, referente del Centro d’ascolto dell’ospedale San Carlo di Milano. “Da anni – ha affermato – leggo i corpi delle donne e tutti i giorni cerco di andare oltre il non detto, cercando di capire se dietro un segno sotto il collo ci sia un tentativo di strangolamento che la persona che ho davanti non ha il coraggio di raccontare .”

L’esposizione affronta dunque i temi della paura e della vergogna, due fattori che spesso impediscono alle donne di cercare aiuto. A tal proposito Reama, uno degli organizzatori della mostra insieme a Fondazione Pangea Onlus, ha attivato due sportelli online, attraverso i quali le vittime di violenza (anche economica) possono trovare il supporto di un’equipe di professioniste per uscire dalla loro condizione. Durante l’inaugurazione della mostra è intervenuta, tra gli altri, l’assessora al Turismo alle Pari opportunità della Regione Lazio, Giovanna Pugliese, la quale ha dichiarato: “Questa mostra ci fa guardare oltre le apparenze, arriva al punto più intimo del dolore inferto alle donne, ma di riflesso ci fa vedere anche tutto il vuoto emotivo di chi ha commesso questi orribili crimini.”

Con l’uso del linguaggio artistico, l’iniziativa, promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea è riuscita a realizzare un’incisiva opera di sensibilizzazione. Per prevenire e contrastare la violenza sulle donne, infatti, è necessaria una mobilitazione civile e culturale che spezzi l’indifferenza, restituendo finalmente voce a quante soffrono in silenzio.

 

Dettagli evento

Luogo:
WeGil, Largo Ascianghi, 5, 00153 Roma RM
Date:
16/01/2020 - 06/02/2020
Sito web:
www.wegil.it
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