Il 20 dicembre scorso è stata inaugurata a Napoli la mostra ‘Longobardi. Un popolo che cambia la storia‘, all’interno dello storico MANN – Museo Archeologico Nazionale della città. L’evento si inserisce all’interno di una più grande mostra divisa in tre tappe (dal primo settembre al Castello di Pavia, dal 21 dicembre al MANN di Napoli e ad aprile 2018 al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo), la prima del suo genere, che pone il focus sulla popolazione dei Longobardi al fine di  render noti più di 15 anni di nuove indagini archeologiche, epigrafiche e storico-politiche effettuate su i siti e le necropoli altomedievali.

Disco aureo (Brattea) con Cristo e gli Angeli dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Ma chi erano i Longobardi? Si trattò di una popolazione germanica che tra il II e il VI secolo d.C. migrarono dalle regioni bagnate dal fiume Elba in tutta l’Europa e arrivando, dalla Pannonia, a varcare le Alpi nell’anno 568 sotto la guida del re Alboino. Le successive conquiste militari nella penisola resero possibile la costituzione di un regno longobardo indipendente con capitale a Pavia gestito attraverso una serie di ducati indipendenti che si affacciarono sulla scena politica dell’area mediterranea di cui il mondo bizantino deteneva l’egemonia. Alcuni di essi riuscirono a mantenere il loro dominio e le loro istituzioni nella regione meridionale anche dopo la caduta del regno a opera di Carlo Magno re dei Franchi nel 774 d.C.

La mostra si pone come importante occasione per porre l’accento su un periodo storico successivo allo sgretolamento del dominio di Roma e una rivalutazione di tutta l’archeologia medievale, per molti decenni considerata branca minore rispetto alla sua sorella ‘classica’ e mortificata a più riprese nel corso dei secoli in nome di valori ideologici ed estetici, interessi politici e di propaganda. Il MANN per la prima volta affronta una fase storica successiva alla caduta dell’impero romano, e lo fa omaggiando un popolo che contribuì a rivoluzionare l’antico tessuto culturale, politico e linguistico del paese. Azzeccata la scelta di rendere Napoli la seconda tappa di questo viaggio, in quanto pur non essendo mai stata la città partenopea conquistata dai Longobardi, mantenendo la sua autonomia di potente città bizantina, rivestì un ruolo importante nella diffusione della cultura locale nelle aree di influenza del regno e si pose come punto di riferimento economico e culturale della Longobardia Minor, in special modo del Ducato di Benevento.

Lastra di Ambone con pavone dal Monstero di San Salvatore a Brescia

Si tratta dell’evento più importanti sulla popolazione “dalle lunghe barbe”, come ci riporta Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum nel 789, e vanta l’esposizione di un corpus espositivo unitario di oltre 300 oggetti di grande fattura appartenenti a questa fase storica distruibiti negli 800 metri quadri dello Spazio Mostre del secondo piano del museo. Rispetto alla prima fase della mostra tenutasi a Pavia, il MANN arricchisce la sua offerta grazie al racconta della Longobardia Minor rappresentata da tre potenti città che a lungo si relazionarono con la Napoli bizantina: i ducati di Capua e Salerno e il principato di Benevento, domini che si protrassero nel meridione fino alla metà dell’XI secolo. L’iniziativa è stata occasione anche per mettere in mostra oggetti custoditi nei depositi e mai esposti prima, tra di essi un centinaio di iscrizioni e lapidi del periodo tardo antico, ori, gioielli e monete; un patrimonio che ci aiuta a ricostruire le vicissitudini di questo popolo e a studiarne gli aspetti socio-economici, di culto e geopolitici.

Codice delle Leggi Longobarde del 1005 – in prestito da Cava de’ Tirreni

Sono più di 80 i musei e gli enti prestatori che hanno preso parte allo sviluppo della mostra, oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira; 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra; 58 i corredi funerari esposti integralmente; 17 i video originali e le installazioni multimediali (touchscreen, oleogrammi, ricostruzioni 3D, ecc.) e 3 le cripte longobarde pavesi aperte per la prima volta al pubblico in un apposito itinerario.
La mostra è stata organizzata da Villaggio Globale International, curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi con Ermanno Arslan, Carlo Bertelli, Caterina Giostra, Saverio Lomartire e Fabio Pagano e con la direzione scientifica di Susanna Zatti, Paolo Giulierini e Yuri Piotrovsky.
Si segnala inoltre che alle attività si aggiungeranno eventi del Museo del Tesoro di San Gennaro e delle catacombe del santo patrono. Le vicissitudini del vescovo di Benevento sono sacre per i napoletani oggi come lo fu molti secoli fa per i Longobardi.

Periodo

20 dicembre 2017 – 25 marzo 2018

Dove
MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Piazza Museo, 19
Napoli

Orari
Da martedì a domenica  9.00-19.30
Lunedì: chiuso
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Ingresso
– intero 12€
– ridotto 6€