Fino all’8 luglio 2019, entrare alla Fondazione Adolfo Pini di Milano sarà come essere catapultati in un nuovo mondo, fantastico ma dai toni romanticamente tetri. È merito della nuova mostra “L’Ora Dannata” dell’artista messicano Carlos Amorales, curata da Gabi Scardi, critica d’arte e curatrice che ha collaborato con le più importanti istituzioni artistiche del nostro Paese. Inaugurata in occasione della Milano Art Week 2019, “L’Ora Dannata” si compone di installazioni, video, musica e poesia, in una convergenza di forme d’arte differenti che estrania lo spettatore.

Carlos Amorales vive e lavora a Città del Messico. In quest’esposizione si interessa ai diversi sistemi di comunicazione, all’accostamento di linguaggi differenti, come la musica e l’arte visiva, che permettono ad alcune narrazioni di emergere, a scapito di altre. È in questi termini, dunque, che Amorales riflette sulle potenzialità del linguaggio, soprattutto rispetto alla manipolazione della comunicazione e del pensiero.

Carlos Amorales (Ufficio Stampa Fondazione Adolfo Pini, foto di Andrea Rossetti)

Già allo scalone d’ingresso, il visitatore viene accolto dall’opera che lo accompagnerà per tutta la mostra: si tratta di “Black Cloud”, un’installazione di dimensioni ambientali che consiste in più di 15.000 farfalle nere di carta posizionate sulle pareti e sugli arredamenti della Fondazione. Le stanze sono letteralmente invase da questo sciame di insetti tanto belli quanto cupi. Le loro ali nere creano un interessante contrasto con le pareti chiare che cattura lo sguardo dello spettatore e lo lascia smarrire in una lieve estasi.

Carlos Amorales, Black Cloud, 2007-2019 (Ufficio Stampa Fondazione Adolfo Pini, foto di Andrea Rossetti)

“Black Cloud” è la splendida cornice del progetto “Life in the folds”, che ha rappresentato il Messico alla 57a Biennale di Venezia. Con esso, Amorales indaga il tema della violenza degli uomini, pulsione che alberga nel profondo dell’animo umano ed è pronta ad esplodere, anche ingiustificatamente. È il concetto dell’homo homini lupus, l’uomo è un lupo per l’altro uomo, ampiamente trattato da molti filosofi come Thomas Hobbes e Arthur Schopenhauer. La percezione dell’essere umano come violento per natura diventa il punto centrale della riflessione dell’artista messicano, che presenta alla Fondazione Adolfo Pini un video animato intitolato “The Cursed Village”. Il breve filmato (dura circa 13 minuti) mette in scena una vicenda drammatica, per poi rivelare che i protagonisti erano mossi da un burattinaio, simbolo della totale mistificazione della storia e delle azioni umane.

Carlos Amorales, The Cursed Village, 2017 (Ufficio Stampa Fondazione Adolfo Pini, foto di Andrea Rossetti)

“Life in the folds” è composto anche di un modellino della foresta e del villaggio che fanno da sfondo al filmato e dei personaggi che li abitano. Questo intrico di spigolose sagome incuriosisce il visitatore e lo spinge a osservare attentamente i piccoli alberi, per scoprire cosa si cela dietro a ognuno di essi. Tra figure impiccate, streghe e corvi, l’opera risulta nel complesso profondamente inquietante ma, allo stesso tempo, estremamente affascinante. Inoltre, in alcune teche, si possono ammirare delle ocarine in ceramica, usate per comporre la colonna sonora del filmato, che hanno le sembianze di nere e lucide schegge di ossidiana. Le particolari forme degli strumenti possono essere lette nel loro insieme, andando a formare un messaggio che, oltre ad essere suonato, diventa così anche scritto.

La mostra si conclude con l’opera “Protesta fantasma”, una stanza dalle pareti bianche, sulle quali si riconoscono i contorni di due figure che sembrano tendere le mani avanti, come per proteggersi. Ma di chi hanno paura? Forse temono proprio noi che le guardiamo, la nostra indole violenta, il mostro che si nasconde tra gli anfratti del nostro animo. E se Amorales avesse ragione? E se noi fossimo l’uno predatore dell’altro? L’artista messicano forse ci direbbe: “Qualsiasi cosa pensiate, non potete farci niente: i vostri fili sono mossi da un sadico burattinaio”.

Carlos Amorales, Protesta Fantasma, 2019 (foto di Alberto Villa)

L’obiettivo ultimo di Amorales è senz’altro far riflettere il visitatore sulle discrepanze e sulle tensioni del Messico, in primis, ma anche di tutto il mondo. Secondo l’artista, infatti, bisogna riconoscere le origini di tali contrasti e di individuarne la valenza ideologica. L’arte rappresenta uno dei mezzi più efficaci per metterci di fronte ai nostri stessi fantasmi: guardarli in faccia è il primo passo per combatterli e sconfiggerli, superando l’antitesi tra una società tanto globalizzata come la nostra e la forte componente dell’egoismo umano.

Dettagli evento

Luogo:
Fondazione Adolfo Pini, Corso Garibaldi, 2, Milano
Date:
02/04/2019 - 08/07/2019
Orario:
lunedì-venerdì: 10.00 – 13.00 | 15.00 – 17.00
Chiuso il weekend
Costo:
Ingresso gratuito