E’ in un percorso accidentale all’interno quattro differenti e prestigiose sedi napoletane che si snoda la mostra dell’olandese Jan Fabre; Da poco oltre la soglia dei sessant’ anni l’artista di fama mondiale torna a Napoli e dissemina le sue opere presso luoghi della cultura come il Museo e Real Bosco di Capodimonte, presso la chiesa del Pio Monte della Misericordia in cui si mette in atto un audace e fortunato confronto con la  pala del Caravaggio; ed ancora negli spazi del polo contemporaneo del Museo Madre fino alla galleria Studio Trisorio con lavori ispirati alla violenta storia colonica del Belgio. Generando un percorso simultaneo diffuso e ricco di connessioni con l’aura di ogni luogo, quello che troviamo al Real museo di Capodimonte, per secoli residenza di caccia della famiglia reale del regno delle due Sicilie e ad oggi polo espositivo moderno e contemporaneo, è la mostra parte di un progetto espositivo policentrico dal titolo ”Jan Fabre. Oro Rosso” declinata nella sede di Capodimonte come Sculture d’Oro e Corallo, disegni di Sangue , a cura di Stefano Causa con Blandine Gwizdala. Con una selezione di opere che si dirama dagli anni ’70 del secolo scorso fino ad opere più contemporanee, Jan Fabre ci pone di fronte ad un serie inedita di lavori in corallo, oro rosso, esposta per la prima volta nelle le sale del museo di Capodimonte. Il linguaggio visivo di queste opere aleggia in un costante esercizio di equilibrio attorno al tema della vita e della morte dell’uomo; la metamorfosi e la mutazione sono concetti importanti per comprendere la genesi delle numerose sculture di corallo in mostra. L’esposizione si colloca inoltre in un periodo di forte apertura per la storia della collezione del museo, poiché idealmente connessa con la mostra Depositi di Capodimonte: Storie ancora da riscrivere che ha portato numerosi pezzi della collezione permanente di Capodimonte in dialogo serrato con le opere di Fabre e con l’installazione del bresciano Francesco Vezzoli che idealmente chiude il percorso espositivo temporaneo in un lunga sala rossa in cui utilizza opere della collezione con l’obiettivo di generare una forte relazione di sguardi che esalta l’incontro, il gioco e la scoperta; tra questi, antichi maestri italiani e nordici che generano accoppiamenti spesso anche traumatici in entrambe le due mostre.

Golden human brain with angel wings, serie dei golden objects, 2011 Credits: Pedro Silvani

Fabre ci pone di fronte ad opere intime in larga parte realizzate con il suo stesso sangue, opere su carta e su immagini sacre che mutano il loro messaggio e la loro forma. Su cromolitografie Fabre dipinge con il suo sangue e polvere d’oro realizzando una serie di 16 suggestive ed a tratti dissacranti immagini dal titolo ”my blood, my religions” opera storica datata 1993. Il sangue come un flusso di coscienza diviene materia prima di comunicazione invadendo lo spazio e la preesistenza. In una sala con luce molto rarefatta si giunge alle opere realizzate nel prezioso rosso, concrezioni non più parte di una barriera corallina ma fragili e simboliche sculture: Il corallo mutato nella sua forma naturale è ricomposto generando un suo autoritratto beffardo dal titolo ”Self portrait with tongue of love” del 2019 e di proprietà dell’ artista, parte della serie ”coral sculptures”.
Con teschi compositi da piccole rose di corallo, cuori anatomici, croci, globi e spade realizzate in frammenti del cosiddetto oro rosso si genera un microcosmo filosofico ed evocativo di fondo, dal sapore esoterico. Intorno ad esse, sulle pareti si stagliano grandi pitture ad olio che descrivono i sette vizi capitali, opere del pittore Jaques de Baker anch’egli di Anversa, forse non per caso esposto qui poiché morto in giovane età ; le pitture risultano un unico filone narrativo di vita che si contrappone a quello di morte descritto da Fabre e dalle sue sculture. Osservando attentamente lo sguardo vuoto dei suoi teschi ci troviamo di fronte ad un archetipo della storia come il ”memento mori” in stretta connessione con quello in mosaico ritrovato negli scavi di Pompei, celebrazione della temporalità della vita umana.
Il corallo, materiale prezioso, raro ed opera di lenta crescita dei fondali marini si scontra l’immagine del teschio, emblema della caducità della vita umana: un teschio aggressivo, minaccioso e dall’aspetto quasi demoniaco. Da sempre appassionato di entemologia, è interessante il parallelismo tra i coleotteri e le armature medioevali o i paramenti sacri accumunati dal concetto di corazza e di difesa di corpo e spirito. Il tema trova il suo opposto in un cervello in oro che si mostra privo di difese e guidato da ali, opera in bronzo silicato, oro24k e nero assoluto del 2011, parte della serie dei numerosi ”golden objects’‘ esposti in mostra.

”Hey, what a pleasant madness!” serie dei golden objects, 2016 Credits: Pedro Silvani

Dettagli evento

Luogo:
Museo e Real Bosco di Capodimonte, Via Miano 2, Napoli
Date:
30/03/2019 - 15/09/2019
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