Dal 2 aprile al 30 giugno 2019, la Fondazione Stelline di Milano ospita un’interessante mostra nella quale sei protagonisti della scena artistica internazionale rendono omaggio al genio di Leonardo da Vinci, scomparso cinquecento anni fa, attraverso la rivisitazione e la conseguente riflessione su uno dei suoi capolavori: l’Ultima Cena.

Il chiostro della Fondazione Stelline di Milano. Fonte: stelline.it

La Fondazione Stelline è, sin dalla sua costituzione (risalente al 1986), profondamente legata al Cenacolo, in quanto la sede si trova esattamente di fronte alla basilica di Santa Maria delle Grazie, il cui refettorio ospita la tanto rinomata quanto delicata opera. La storia della rivisitazione in chiave moderna del Cenacolo inizia con Salvador Dalì, con la sua reinterpretazione in chiave mistica. Fu Andy Warhol, però, a dare la svolta: nel 1987 espone, proprio per le Stelline, l’immensa serie “The Last Supper”. Warhol rende l’Ultima Cena un’icona della contemporaneità, dando il via a un’innumerevole serie di riproduzioni e rivisitazioni che trovano il culmine nella mostra curata da Demetrio Paparoni e presentata oggi alle Stelline.

Gli artisti che si sono cimentati nella sfida di onorare il genio rinascimentale sono Anish Kapoor, Robert Longo, Masbedo (duo artistico della scena milanese), Nicola Samorì, Wang Guangyi e Yue Minjun.

Una delle tante riproduzioni dell’Ultima Cena della serie di Andy Warhol. Fonte: oggiscopri.it

All’ingresso dell’esposizione non si può non rimanere meravigliati davanti all’immensa opera dell’artista cinese Wang Guangyi, “The Last Supper”, il progetto più grande del suo programma “New Religion”. Si tratta di un polittico composto da otto tele di grandi dimensioni in cui le figure di Gesù e degli apostoli spiccano sullo sfondo nero, rese attraverso la tecnica tradizionale cinese Wu Lou Hen (lasciare che il colore goccioli per dare l’effetto dei rivoli di pioggia sulle pareti). L’artista, nel realizzarle, si comporta come se stesse dipingendo un paesaggio, poiché, da lontano, le sagome possono ricordare le forme delle montagne cinesi. La rivisitazione orientale proviene anche dall’artista (connazionale di Guangyi) Yue Minjun, che, con l’opera intitolata “Digitalized Survival”indaga sulla confusione dell’uomo contemporaneo, il quale sente il bisogno di riempire i vuoti che gli si parano di fronte, per una sorta di horror vacui moderno; per questo motivo Minjun realizza l’Ultima Cena svuotandola di ogni presenza umana, e sostituendo Cristo e gli apostoli con numeri in rosso acceso. Il Cenacolo diventa dunque un punto di incontro tra arte orientale e occidentale, attraverso un dialogo che sintetizza la figura di Leonardo e la sensibilità cinese.

Wang Guangyi, The Last Supper (New Religion), 2011, particolare. Foto di Alberto Villa

Yue Minjun, Digitalized survival, 2019. Foto di Alberto Villa

Altro tema portante della mostra è la storia dell’opera stessa, tanto travagliata quanto segnata dal miracolo. Realizzato tra il 1495 e il 1498, il Cenacolo risultò danneggiato già pochi decenni dopo la sua conclusione, a causa dell’incompatibilità tra la tecnica utilizzata (inventata appositamente da Leonardo, il quale non apprezzava il semplice affresco) e l’umidità della parete esposta a nord. Le figure erano talmente illeggibili che i monaci di Santa Maria delle Grazie, ritenendo il dipinto perduto per sempre, non si fecero molti scrupoli nell’aprire una porta nella parete che collegasse il refettorio alla cucina, condannando così all’oblio eterno i piedi di Cristo. Il refettorio venne poi distrutto da una bomba durante la seconda guerra mondiale e, incredibilmente, l’unica parete che rimase intatta fu quella del Cenacolo. Oggi, però, possiamo ammirarlo in tutto il suo splendore, grazie all’immane lavoro di restauro che Pinin Brambilla Barcilon ha condotto sull’opera per oltre ventidue anni, cercando di recuperare i colori, le figure e la bellezza del capolavoro leonardesco.

È proprio sulle mani di questa formidabile artista che si concentra il video dei Masbedo, intitolato “Madame Pinin”. Come Leonardo rende le manid egli apostoli protagoniste della scena rappresentata, così in “Madame Pinin”  lo spettatore  può osservare esclusivamente le anziane ed eleganti mani della restauratrice che scorrono sulle foto del Cenacolo.

Alcune immagini tratte dal video dei Masbedo, “Madame Pinin”, 2017. Foto di Alberto Villa

Anche Robert Longo, rinomato artista americano, decide di confrontarsi col tema del degrado dell’opera, realizzando a carboncino “Untitled (Head of Christ)”, un macro-ingrandimento del volto di Cristo, basandosi su una delle fotografie scattate durante l’ultimo restauro, e quindi catturando anche le crepe dell’opera, crepe che, rese mediante un utilizzo magistrale del chiaroscuro, percorrono il viso di Gesù come un reticolo che sembra sul punto di sgretolarsi. Il sacrificio di Cristo, rappresentato anche dal colore rosso sangue che fa da sfondo al quadro e dal sacchetto di pelle contenente trenta vere monete d’argento (il prezzo del tradimento), e l’aspetto rovinato dell’opera, creano così una corrispondenza tra l’effettiva figura storico-religiosa di Gesù e la sua rappresentazione artistica.

Robert Longo, Untitled (Head of Christ), 2019. Foto di Alberto Villa

Il disgregamento del corpo di Cristo è l’oggetto di indagine delle opere “Flayed II” e “Untitled”di Anish Kapoor, che, esaminate alla luce della mostra, ben si prestano alla passione di Cristo, evento che segue l’Ultima Cena. In Kapoor il silicone colorato da un pigmento rosso diventa il mezzo dell’espressione di una forte corporeità del Cristo: in “Flayed II”un telo sembra staccarsi dalla tela, come una sindone (o una pelle), rivelando uno strato di carne e sangue; in “Untitled”, invece, è la visione macroscopica di una ferita a sconcertare l’osservatore e a incantarlo in un intrico di muscoli e tendini, rappresentando egregiamente lo smembramento del corpo sacro.

L’ultima opera, intitolata “L’Ultima Cena (Interno assoluto) è quella di Nicola Samorì, che riproduce l’Ultima Cena su lastre di rame trattate con particolari acidi che vanno a formare i personaggi canonici del dipinto, tutti meno uno: Cristo. La sua figura, infatti si accascia sul tavolo, lasciando una sagoma vuota, splendente di luce dorata: è così che Cristo, spogliatosi del corpo che lo legava al mondo terreno, può rivelare la luminosità della sua natura divina.

Nicola Samorì, L’Ultima Cena (Interno assoluto), 2019. Foto di Alberto Villa

La scoperta

Ma c’è un altro fatto degno di nota riguardante Leonardo: nella mattinata di lunedì 8 aprile 2019, i ricercatori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze (il più importante laboratorio di restauro al mondo) hanno presentato la scoperta di scritte, simboli, volti e altre raffigurazioni nel “Paesaggio“, il primo disegno conosciuto di Leonardo. In particolare, le scritte confermerebbero l’ipotesi secondo cui il genio rinascimentale fosse ambidestro, ossia era in grado di scrivere con entrambe le mani.

L’analisi ai raggi infrarossi ha inoltre rivelato la presenza di altri paesaggi nascosti nel disegno e successivamente scomparsi. Insomma, Leonardo è il protagonista indiscusso del panorama artistico (italiano e non solo) del 2019. Chi può dire quando finiranno le scoperte sul suo operato, quando saranno risolti tutti i misteri della figura più eclettica del Rinascimento? Non è possibile conoscere la risposta a tali domande, ma possiamo respirare quest’aria di contemporaneità tra la nostra epoca e quella di Leonardo, personalità che, come abbiamo visto, continua a influenzare il presente, oggi più che mai.

Dettagli evento

Luogo:
Il Palazzo delle Stelline, Corso Magenta, 61, 20123 Milano
Date:
02/04/2019 - 30/06/2019
Orario:
martedì – domenica: 10.00-20.00
Chiuso il lunedì
Costo:
€ 8 intero; € 6 ridotto
Sito web:
stelline.it
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