Era lo psichedelico 198o quando un Robert Morris quarantanovenne concludeva la sua prima mostra personale, guidando personalmente gli spettatori attraverso la sua passione per la scultura minimal. A circa 40 anni da quel momento, la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma riapre le porte al genio del trasformismo per la prima grande esposizione dopo la recente scomparsa dell’artista, il 28 novembre 2018.

Monumentum 2015 – 2018” è un’ode che il museo romano sente necessaria per un uomo che ha fatto della versatilità il suo cavallo di battaglia e che è rimasto alla ricerca fino al suo ultimo momento. “Robert era una di quelle persone che pensava sempre al suo prossimo progetto – racconta Cristina Collu, direttrice della GNAM – ci piace pensare che Monumentum sia un progetto che ha la sua approvazione. Poco prima della sua scomparsa era venuto qui per un sopralluogo e avevamo parlato di una possibile rassegna”. Non una retrospettiva dunque, questa costruita sotto la cura garbata di Saretto Cincinelli, ma una dedica appassionata a chi non ha mai visto la fine della magia dell’arte.

Fino al 12 gennaio 2020, “Monumentum” trasporterà lo spettatore attraverso alcuni pezzi di due degli ultimi lavori di Morris, MOLTINGSEXOSKELETONSSHROUDS e Boustrophedons precedentemente esposte nella Galleria Castelli di New York. In entrambi i casi si tratta di statue di figure umane realizzate a grandezza naturale utilizzando la tecnica del “mantello”: un materiale protettivo sembra infatti coprire i corpi, che a tutti gli effetti scompaiono dall’opera lasciando solo la forma del vuoto a svelarne la presenza. Nel caso della prima serie si tratta di tela belga color avano, modellata attorno ai corpi svaniti con l’aiuto di una resina speciale, nella seconda serie Morris passa invece alla fibra di carbonio.

Nella sala centrale della Galleria Nazionale i due gruppi di statue si mischiano perfettamente in un insieme di chiari e scuri che simula una grande scacchiera. Tutto intorno stregoni, strane creature circensi con copricapi e lunghi abiti popolano lo spazio quasi mimetizzandosi tra gli spettatori. Nascoste dai mantelli ma sempre vigili, le statue svelano i propri intenti a chi sa guardare bene. La possibilità di interagire anche fisicamente con le opere compie una rottura della quarta parete artistica e dentro Dark Passage o For Otto si realizza un’esperienza completamente nuova.

A un occhio attento, come quello del curatore Cincinelli, non sono sfuggiti i rimandi che Morris ha inserito nelle sue opere. C’è un po’ di Francisco Goya nelle incombenti figure sospese di Out of the Past, il buio e l’angoscia del cerchio che sembra chiudersi sempre più stretto intorno alla vittima sacrificale non fanno sentire la mancanza dei volti scabrosi, elemento segnanti dell’artista spagnolo, che Morris sapientemente nasconde nel vuoto. In Dark Passage c’è un eco di Auguste Rodin, rievocato con le sue sculture affamate e macabre nella scena dei Borghesi di Calais, certamente presa a ispirazione. Quella teatralità che non scompare mai dalle opere dello sculture americano richiama, ancora, il maestro delle statue languenti Claus Sluter, che Morris svuota della forma e riempie di un nuovo brivido.

Ma infine è la luce, protagonista muta della mostra, a dare alle opere il tocco finale e a presentarle allo spettatore ogni volta con un nuovo aspetto. Negli anfratti creati dalla fibra e dalla stoffa, la luce fa nascere nuove creature, modifica le espressioni, riporta in vita i sudari. Morris sapeva come realizzare le sue finzioni umane e, nello spirito del minimalismo, amava consegnare ai visitatori l’arma sempre verde dell’interpretazione.

“Vedere un oggetto nello spazio reale – scriveva l’artista –  potrebbe non essere un’esperienza molto immediata. Gli aspetti sono sperimentati; il tutto è assemblato o costruito”. Riflettere sulla presenza/assenza era uno dei punti fissi del dibattito interiore di Robert Morris, cui aveva dato voce in Notes on Sculture, una serie di saggi scritti per Artforum. Per scoprire dove arriva la vostra percezione, non resta che conoscere da vicino i corpi nudi ma protetti, e ammirare quanto è vasta l’immaginazione.

 

Dettagli evento

Luogo:
Galleria Nazionale di Arte Moderna, viale delle Belle Arti 121
Date:
15/10/2019 - 12/02/2020
Orario:
mar - dom 8.30 - 19.30
Costo:
intero 10 ridotto 2
© riproduzione riservata