La riapertura al pubblico della chiesetta di Santa Luciella ai Librai, dopo 35 anni di oblio, è un traguardo che ha il sapore di un grande successo per la cittadinanza che si riappropria di un tesoro da troppo tempo “proibito”, ma soprattutto perché gratifica lo straordinario lavoro che l’associazione Respiriamo Arte con costanza e determinazione ha portato avanti dal 2013 ad oggi. Fondata e presieduta da Massimo Faella e composta da cinque giovani professionisti nel campo della storia dell’arte e dell’architettura, l’associazione negli ultimi anni è riuscita a delineare un valido progetto che vede il recupero, la tutela e la valorizzazione di Santa Luciella grazie alla trasformazione di quest’ultima in un sito museale fruibile attraverso visite guidate ed eventi culturali. Nonostante alcune difficoltà iniziali, il temperamento dei suoi membri ha permesso all’associazione di godere del patrocino morale del Comune di Napoli, del Museo Archeologico Nazionale e della Curia Arcivescovile e soprattutto del supporto economico del Pio Monte di Misericordia, antica istituzione caritatevole di origine seicentesca fondata da sette nobili napoletani che, mantenendo quasi inalterato il proprio statuto, ancora oggi si impegna a garantire sostegno alle fasce più deboli. Grazie alla mediazione del Soprintendente, il Barone Pasca di Magliano, il Pio Monte di Misericordia ha finanziato gli importanti e fondamentali lavori di messa in sicurezza della struttura, propedeutici alle attività di restauro che l’associazione realizzerà anche grazie ai proventi delle visite guidate che da venerdì 5 aprile sono state avviate nella chiesa.

In seguito al terremoto del 1980 Santa Luciella è stata fortemente danneggiata e, a causa dell’inagibilità, chiusa al pubblico per molti anni. Ma la storia che la vede nascere ed evolversi è una storia secolare. La fondazione della chiesa risale infatti al 1327 per volere di Bartolomeo di Capua, consigliere reale dei sovrani D’Angiò, e già committente di molte opere nella città partenopea. Nel 1748, allorché è affidata all’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione SS. Gioacchino e Carlo Borromeo, subisce un rifacimento completo che ne conserva solo la pianta a navata unica e la trasforma nel gioiello barocco che conosciamo oggi. Diventa così luogo di culto per una delle più importanti e potenti arciconfraternite napoletane: la segreta Corporazione dei Pipernieri, Fabbricatori e Tagliamonti. L’arciconfraternita è stata artefice di innumerevoli opere in città, tra cui la maestosa facciata della chiesa del “Gesù Nuovo”, e su di essa circolano numerose leggende che vedono i pipernieri imbevuti di un’aurea mistica e li coinvolgono addirittura nelle vicende del Santo Graal di cui, si dice, siano stati a lungo i custodi.  Senz’altro i pipernieri erano esperti “mastri” intagliatori e lavoratori del piperno, una roccia magmatica molto solida e di difficile lavorazione, per cui essi si affidavano a Santa Lucia per ricevere protezione dai frequenti infortuni alla vista e agli occhi dovuti alle schegge di pietre. Di qui la dedica della chiesa alla Santa patrona i cui simboli si ritrovano all’interno, e sul cui maestoso portale d’ingresso in piperno è ancora visibile lo stemma della Corporazione.

La chiesetta si compone anche di un antico ipogeo, a cui si accede scendendo dalla sagrestia. Esso presenta i caratteristici scolatoi e le terre sante e dal XVI secolo custodisce l’ormai celebre “Teschio con le orecchie”: l’unico teschio al mondo con le orecchie mummificate. Un caso più unico che raro che da un punto di vista scientifico spiega le protuberanze attraverso un processo di calcificazione del tessuto cartilagineo delle orecchie. Ma da sempre i napoletani e il loro controverso rapporto con la morte, lo collegano direttamente al culto delle anime “pezzentelle” (dal latino “petere”, chiedere per ottenere), le anime anonime o abbandonate, che invocano il “refrisco”, l’alleviamento della pena, e colui che ne adottata una, la persona in vita, chiede a lei grazia e assistenza. La tradizione vuole che l’adozione di un teschio sia esso la sede dell’anima, e per questo viene scelto, curato, accudito e ospitato in apposite nicchie.

Il “Teschio con le orecchie” proprio per la sua particolare conformazione fisica è da sempre considerato un tramite privilegiato tra il mondo dei vivi e quello dell’aldilà, al cui cospetto recitare e sussurrare preghiere e richieste.

 

Immagine di copertina: altare centrale di Santa Luciella ai librai – Ph. Chiara Teodonno

Dettagli evento

Luogo:
Vico Santa Luciella 5/6, Napoli
Orario:
Visite guidate venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 10:30 alle 18:00
Costo:
€ 4