L’arte contemporanea, in particolare quella concettuale, ha il grande pregio del sottinteso. L’opera è insieme il punto di partenza e di arrivo di una riflessione che trascende la materialità e raggiunge temi universali. Questo è quello che si respira visitando la mostra “Narcisi Fragili”, organizzata da Cramum e Superstudio Group negli spazi di My Own Gallery a Milano e curata da Sabino Maria Frassà.

Un’esposizione tutta al femminile, che prima di tutto alza la voce in un panorama (quello dell’arte contemporanea) che, sebbene decisamente più favorevole rispetto al passato, è ancora privo della giusta rappresentanza di quello che per fin troppo tempo è stato considerato il sesso debole. Cinque artiste affrontano diverse tematiche, da sempre contemporanee, attraverso i mezzi espressivi più disparati: dalla fotografia alla scultura, passando per l’installazione.

Narcisi Fragili

Narcisi Fragili, veduta dell’installazione (Courtesy of Cramum)

Le opere esposte sono velate di malinconia. Rilasciano un’aura quasi sacrale, costringono lo spettatore a fermarsi e a lasciarsi attraversare dalla potenzialità di una materia pervasa d’arte. Si rallenta, perciò, per capire un non detto talmente eloquente da rendere ogni parola superflua. Oggi più che mai l’uomo s’illude di poter vivere in eterno. Ricerchiamo il potere, l’immortalità e un’imperitura giovinezza mentre dimentichiamo ciò che più di tutto ci rende umani: la fragilità, la precarietà e l’emozione. Quest’ultima, in particolare, perde sempre di più la propria indipendenza per porsi al servizio dell’immagine sociale che vogliamo dare di noi stessi, scadendo nella finzione e nell’apoteosi della maschera pirandelliana.

La naturalezza della morte

Giulia Manfredi indaga proprio l’incapacità umana di accettare la morte. Utilizzando un linguaggio visivo ad altissimo livello estetico, l’artista unisce l’artificiale al naturale. Attenzione però: l’elemento artificiale non rappresenta l’uomo, poiché esso è compreso nell’elemento naturale. L’artificiale è la materializzazione dell’impostazione mentale che si rifiuta di concepire la fine, l’ignoto, l’incertezza. Così vediamo iridescenti ali di farfalle splendere attraverso una griglia di marmo estremamente geometrica . La stessa pietra, ancora finemente forata per richiamare la linearità dei giardini all’italiana, diventa l’insolito vaso per dei bonsai, che, crescendo, spaccheranno il contenitore marmoreo. La natura, dunque, vince sulle limitazioni e sulle paure dell’inconscio umano, per poi tuttavia decadere e perire, in una rinnovata, o meglio, ritrovata normalità della morte. La finitezza della vita diventa quindi non una fonte di angoscia da rimuovere e negare, bensì uno stimolo a sfruttare quell’attimo fuggente che Giulia Manfredi chiama “Regno Sottile”.

La bellezza della fragilità

Una crepa, una ferita, un ricordo. Uno screzio nella liscia perfezione che non distrugge ma esalta. Intorno a tutto ciò vertono le opere esposte di Laura de Santillana, riconosciuta artista veneziana scomparsa prematuramente lo scorso anno. Maestra dell’arte del vetro, ha amato questo splendido materiale per tutta la vita. Per Laura, infatti, il vetro rappresenta l’esistenza stessa: estremamente fragile ma anche duttile e resistente. Scars, questo il titolo della serie di opere esposte in mostra, si compone di tra lavori in cui la superficie del vetro presenta vere e proprie cicatrici. Vetri già solidificati, infatti, si erano spaccati in seguito a shock termici, per poi essere ricomposti mantenendo i segni del processo. La cicatrice, nel vetro e nell’uomo, è una materializzazione della memoria, un’imperfezione che rende unico e vivo l’insieme.

Laura de Santillana - Narcisi Fragili

Laura de Santillana, “Scars”, 2019 (Courtesy of Cramum)

Le tracce del corpo

I nostri corpi parlano di noi. Francesca Piovesan crede sì nella decadenza fisica dell’uomo, ma pensa che le storie raccontate dai corpi di ciascuno di noi possano essere fotografate e preservate grazie all’arte. Attraverso tecniche derivate dall’off-camera, l’artista riesce a catturare i sali e i grassi delle diverse parti del corpo per ricomporre poi un’integrità fisica. Il tema del ritratto e dell’autoritratto assume un nuovo significato: la figura non è più riprodotta nel suo aspetto, ma nella sua essenza biologica. All’interno di “Narcisi Fragili” è presentata un’opera inedita dal ciclo “Frammenti” di ben 4 metri. Si tratta di un autoritratto, fronte e retro, dell’intero corpo dell’artista.

Un’altra opera della Piovesan esposta in mostra è il ritratto della madre. L’artista ha ripetuto la stessa tecnica utilizzata per il suo autoritratto per ritrarre la madre malata di cancro. Il volto della donna è perfettamente riconoscibile. In ultima analisi, inoltre, le opere di Francesca Piovesan si elevano a ritratti universali dell’uomo e della sua condizione.

Ritratto della madre - NArcisi Fragili

Francesca Piovesan, Ritratto della madre (foto di Alberto Villa)

Il rovescio dell’estetica

Se Francesca Piovesan si interessa dell’esterno, Flora Deborah analizza l’interiorità. In tutti i sensi. La ricerca dell’artista francese parte da una rivalutazione del canone. La messa in discussione del modello estetico, infatti, è un tema più attuale che mai. Flora Deborah supera la piacevolezza allo sguardo, per trovare una verità che d’impatto sembra essere spiacevole. Eppure essa si rivela la natura essenziale di tutte le cose. Deborah lavora con le interiora e le viscere degli esseri viventi, trasformandole in opere d’arte. L’estetica del ripugnante diventa così l’unico mezzo per recuperare una sorta di onestà originaria con noi stessi.

L’opera esposta “The Placenta is Dead, Long Life to the New Consumer”, per esempio, è costituita dal calco di una placenta umana. Quest’opera si carica di molteplici significati: ovviamente la scelta dell’organo rimanda alla vitalità e al miracolo della nascita; il titolo, però, ci suggerisce un’ulteriore chiave di lettura. La scultura, infatti, si compone del calco accompagnato da due candele. L’opera, dunque, è in realtà una tomba della placenta. Il New Consumer citato nel titolo, infatti, rappresenta la nostra società moderna, una società talmente vanesia e narcisistica che dimentica persino le sue origini.

The Placenta is Dead - Narcisi Fragili

Flora Deborah, “The Placenta is Dead, Long Life to the New Consumer” (Courtesy of Cramum)

Il diritto di fumare

L’ultima protagonista di questa ristretta ma eloquente mostra è Daniela Ardiri. Nelle opere presentate, la Ardiri si concentra sul tema dell’emancipazione femminile. Il fatto che ancora oggi ci sia bisogno di discutere di questo argomento ci fa capire come il problema sia tutt’altro che risolto. Siamo una società che ama definirsi moderna ma che, purtroppo, è più retrograda di quello che essa stessa pensa. L’opera “Men’s Sentence” viene alla luce a partire da una riflessione dell’artista sulle vecchie foto di suo nonno. Nelle fotografie ufficiali, infatti, si faceva ritrarre spesso con una sigaretta in mano. Questo dettaglio, la sigaretta, mancava nelle foto femminili. Fumare, infatti, era un vizio che si addiceva esclusivamente agli uomini, un simbolo del privilegio maschile della libertà.

Daniela Ardiri ha voluto, dunque, riscattare la donna, ritraendola (utilizzando un tratto minimalistico) con una sigaretta fra le dita. Il fumo non è altro che una metafora, dopotutto. Sembra impensabile che una cosa così semplice sia stata un simbolo di sessismo. Quello che ci vuole dire Daniela Ardiri, quindi, è che la vera differenza, spesso, sta nei dettagli; e che ancora oggi questi dettagli sono troppi.

Men's Sentence - Narcisi Fragili

Daniela Ardiri, “Men’s Sentence” (foto di Alberto Villa)

Ogni opera di questa mostra sembra urlarci che siamo Narcisi Fragili, persi in una selva di vanità con la sola bussola della nostra fralezza. Solo comprendere e accettare la nostra condizione effimera può salvarci dalla sterile ricerca di eternità. L’arroganza nasce sempre da qui: l’illusione di superpotenza. Ma non siamo che gocce in un oceano sconfinato, e comprenderlo, forse, è la chiave per la vera modernità.

Dettagli evento

Luogo:
My Own Gallery, Via Tortona, 27, 20144 Milano MI
Date:
23/09/2020 - 29/10/2020
Orario:
MA - VE h 11.00 – 19.00
SA – DO h 15.00 - 19.00
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