In data 29 Marzo 2017 il Museo di Roma a Palazzo Braschi, facente parte del circuito MiC ( Musei in Comune ), approfittando anche del successo per la mostra su Artemisia Gentileschi, scrive un’altra pagina della sua storia inaugurando un nuovo allestimento permanente per le sale espositive. Nato nel 1930 nella struttura dell’ex Pastificio Pantanella, riceverà un forte impulso solo nel secondo dopoguerra con il trasferimento delle collezioni nell’attuale sede di Palazzo Braschi a Piazza Navona nel 1952. In questo contesto si arricchiscono e valorizzano le raccolte, progettando un percorso espositivo più organico e moderno, attraverso lasciti e acquisizioni da parte dello Stato. Si tratta di un museo ancora poco conosciuto e visitato, sia dai cittadini che dai turisti, considernando l’importanza che esso assume per il valore storico-artistico delle sue opere.  Con il nuovo allestimento si ha un radicale ripensamento dell’assetto originario del percorso espositivo partendo dalla scelta dei curatori di dedicare l’intero I piano a mostre temporanee e di sviluppare il percorso permanente al II e III piano dell’edificio, quest’ultimo prima non accessibile. Dopo aver attraversato il cortile interno del settecentesco palazzo, ai piedi dello scalone principale, veniamo accolti dalla carozza di gala di Sigismondo Chigi; salendo poi al II piano entriamo nella Sala 1 da cui si diramano due diversi percorsi tematici.

Sala 1, inizio del percorso espositivo, II piano.

Il visitatore è ora messo di fronte ad una scelta: una presa di posizione a seconda dei suoi interessi personali e degli stimoli proposti da titoli e temi trattati. Ed è questa la novità più interessante del riallestimento voluto dalla Sovrintendenza Capitolina, dai curatori del Museo e da Federica Pirani; un’attenzione focalizzata sull’individuo anziché sull’oggetto d’arte esposto. Il fine ultimo del nuovo allestimento ideato da Studio Visuale e da Francesco Stefanori è stato quello di sviluppare una narrazione che portasse le persone ad una immediata comprensione dei contenuti del museo. Percorsi quindi organizzati non più secondo un criterio cronologico ma tematico: ‘vita privata‘ e ‘vita collettiva‘.

Sala 1, i due percorsi tematici: ‘vita privata’ e ‘vita collettiva’ con le corrispondenti sale, II piano

Vita privata: la visita si sviluppa attorno al tema del ‘ritratto’, in un percorso che procede attraverso una narrazione lineare e fluida affidata a pannelli illustrativi con superficie riflettente, assistiti dalle opere esposte nelle ampie sale, fra cui quadri, marmi e gessi.  Da una descrizione sintetica del ‘ritratto’ nel passato si passa ad esempi concreti nella sala 11 con l’esposizione di una serie di busti-ritratto di scuola berniniana raffiguranti autorevoli personaggi appartenenti alla influente famiglia Barberini. Successivamente si illustra il ruolo centrale che l’Italia ed in particolar modo Roma hanno avuto, specialmente tra ‘7-800,  nella formazione degli artisti stranieri e come modello del gusto neoclassico; infine dopo la caduta di Napoleone, con la stagione della Restaurazione si diffonde un gusto per i primitivi, nascerà quindi un nuovo linguaggio improntato sulla verità naturale e la bellezza morale. Il percorso si prefigge un obiettivo importante pur trattando un tema modesto: l’arricchimento del bagaglio culturale del singolo e un avvicinamento dei piani tra esso ed il passato. I personaggi trattati non vengono visti come vetuste icone di un passato a noi lontano; al contrario si sottolinea il loro aspetto più ‘umano’, o per meglio dire, la contemporaneità dei loro pensieri e delle loro emozioni, per nulla dissimili da noi.

Sala 14, busti in gesso di personaggi illustri, II piano

L’unica nota negativa la riscontriamo nei pannelli, dove alle grandi descrizioni in italiano fanno fronte testi in lingua inglese di ridotte dimensioni. Degna di nota è invece l’attenzione che si ha avuto nel considerare l’importanza e il valore dell’edificio mediante una adeguata illuminazione degli affreschi parietali. Ciò ha il duplice effetto di restituire dignità al bene architettonico e di fornire ulteriori stimoli al visitatore che, catturato dai punti di luce, si sofferma su dettagli che altrimenti non avrebbe notato.

Ambiente di raccordo tra le sale 11 e 12, II piano

Vita collettiva: qui ritroviamo il nucleo più consistente della collezione esposta, il fine di questo percorso è quello di stimolare l’immaginazione e la coscienza dell’individuo sul tema dei mutamenti fisici e sociali che hanno riguardato Roma negli ultimi secoli. Le immagini proposte, per lo più attraverso quadri di vedute della città, propongono una città lontana dal nostro immaginario collettivo di metropoli, arrivando a definire Roma ‘città di campagna’ e sostenendo la tesi attraverso un susseguirsi di immagini che ripropongono vie, piazze, il Tevere una volta libero dai muraglioni e via dicendo. Ma non si analizza solo il territorio fisico, si dà importanza anche alla tradizione del luogo ed è per questo che si parla delle feste. Con la breccia di Porta Pia, il 20 settembre 1870, si ha l’annessione di Roma al Regno d’Italia e il relativo trasferimento della corte sabauda; il nuovo ruolo assunto da Roma avrebbe portato a importanti cambiamenti per ciò che concerne le consuetudini di vita e di costume.

Giunti alla sala 15 del percorso sulla ‘vita collettiva’, si passa al III ed ultimo piano del palazzo. Qui ritroviamo testimonianze importanti dei mutamenti fisici di Roma, attraverso descrizioni, opere superstiti e modellini degli edifici scomparsi. Particolare rilievo hanno le storie delle demolizioni di Spina di Borgo e ai Fori Imperiali, la distruzione del Casino del Bufalo per allargare la congiunzione tra Piazza Barberini e Piazza Colonna e degli edifici attigui alle sponde del Tevere per la costruzione dei muraglioni. Si tratta in definitiva di un museo ricco di storia, di arte, di testimonianze etnoantropologiche. Un museo che è parte integrante del tessuto sociale e che si prefigge il compito di trasmettere ai posteri la storia di una civiltà, un modo di vivere e un mondo che non ci appartiene più, ma che allo stesso tempo ci rimane vicino.

Un museo è un luogo pubblico, al pari di una piazza o un parco, ed è un peccato non usufruirne, se non per quello che contiene al suo interno, almeno per goderne i panorami che si possono ammirare da esso.

Affaccio su Piazza Navona, III piano

 

© Photo credits: Valerio Caporilli

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