Finalmente dopo mesi di aspettativa, lo possiamo dire: il Seicento torna a risplendere alle Gallerie Barberini Corsini di Roma. Un percorso lineare fortemente voluto dalla direttrice Flaminia Gennari Santori. Dopo il riallestimento delle 10 sale dell’ala nord del piano nobile di Palazzo Barberini, ci troviamo di fronte ad nuovo percorso espositivo delle opere del XVII secolo. Successivamente a questa messa a punto della collezione, è stato possibile ammirare l’esposizione “Rembrandt alla Galleria Corsini. L’autoritratto come San Paolo” alla Galleria Corsini. Infine l’arresto.

Le leggi per il contenimento della pandemia sono ricadute pesantemente sulla mostra che avrebbe dovuto far conoscere al grande pubblico “Orazio Borgianni. Un genio inquieto nella Roma di Caravaggio”, a cura di Gianni Papi, prorogata fino al 1° Novembre.

Palazzo Barberini – Autoritratto, Museo Nazionale d’Arte Antica

UN FATTO ECCEZIONALE

Il fatto veramente eccezionale è che, già poco dopo la difficile e brevissima apertura avvenuta a inizio Marzo, si preannunciava come una mostra che per lungo tempo avrebbe fatto parecchio discutere. Oggi confermiamo questa nostra percezione. Ma attenzione. Il termine “discutere” è in questo caso da leggere con accezione più che positiva. Nessuno scandalo, infatti, si cela dietro l’allestimento. Piuttosto la mostra punta finalmente i riflettori su un personaggio della nostra storia dell’arte purtroppo trascurato. Per lungo tempo, Orazio Borgianni, è stato lasciato in disparte e solo in pochi hanno dedicato lui un’attenzione accademico-scientifica significativa. 

Palazzo Barberini – Museo Nazionale d’Arte Antica ©Alberto Novelli

Infatti, in questa sede bisogna dare il giusto peso alle informazioni. Quella che avete davanti agli occhi è la prima mostra monografica dedicata ad Orazio Borgianni e, a nostro giudizio, non è un dato trascurabile. In poche parole, finalmente si celebra uno dei più importanti personaggi che hanno contribuito a rendere grandioso l’ambiente artistico romano fra primo e secondo decennio del Seicento. Tutto questo nel breve lasso di tempo di appena dieci anni. Tuttavia, questo arco temporale, avrà un’importanza determinate per lo sviluppo dei linguaggi artistici propri dell’ Urbe.

LA MOSTRA

Nella prima parte della mostra sono esposte ben 18 opere autografe. Queste ci aiutano a tratteggiare un quadro abbastanza esaustivo sull’autore e sulla sua vicenda storico-artistica, a partire dal suo ritorno a Roma nel 1605. Il pittore, fino a quel momento, era da alcuni anni in Spagna. Sono anni di formazione fondamentali, durante i quali Orazio approfondisce e personalizza la lezione del Greco. Ma non c’è solo El Greco nella natura dell’artista. Infatti, grazie a nuovi confronti (tutti spiegati in mostra), è stato possibile ridiscutere e avvalorare l’ipotesi che vede il Borgianni di educazione pittorica padana emergere dalle sue opere. Nella pittura di Borgianni sembrano ormai chiare le tracce lasciate da Correggio, Parmigianino, Lelio Orsi, Tintoretto e Bassano. Si tratta di un’eredità nata da una possibile esperienza fra Parma, Ferrara e Venezia alla fine del XVI secolo. Questo appena descritto è un dato interessantissimo, se teniamo conto che Orazio nasce, cresce e muove i primi passi dal punto di vista professionale a Roma. 

ORAZIO BORGIANNI E CARAVAGGIO

E poi c’è il contributo di Caravaggio. Tuttavia (ed è qui forse la vera forza sovversiva della mostra “che farà discutere”), il ruolo svolto dalla pittura del Caravaggio è stato totalmente ridimensionato a favore di una più spiccata e innovativa originalità di Borgianni, sebbene egli non sia stato del tutto indifferente alle novità naturalistiche del Merisi. 

LE OPERE IN MOSTRA

È a partire dal primo decennio del XVII sec. che Borgianni eseguì assoluti capolavori, i quali mostrano uno stile originalissimo che «troppo limitatamente in passato è stato definito “caravaggesco”», raccontano i curatori. Opere come la Visione di san Francesco di Sezze, il Cristo fra i dottori oggi al Rijksmuseum di Amsterdam, la Sacra Famiglia con san Giovannino e santa Elisabetta di Palazzo Barberini o il San Carlo Borromeo di San Carlo alle Quattro Fontane (ebbene sì, i curatori sono riusciti letteralmente a “smontare” alcuni altari per questa mostra, altro fatto eccezionale), presentano una varietà di soluzioni stilistiche inedite e gli conferiranno un ruolo di primo piano, fino al terzo decennio del Seicent. Chi avrà piacere ad andare alla mostra se ne accorgerà dal vivo.

LO STILE IN MOSTRA

Scendendo un po’ nei particolari, è possibile scorgere nella pittura di Orazio alcuni elementi peculiari a riguardo: il forte luminismo dai toni bruni; il movimento inquieto delle figure; le affascinanti pennellate mosse e insofferenti. E sarà forse proprio questo modo di dipingere, che riunisce Correggio e Tintoretto, Greco e Caravaggio, a foraggiare tutta quella schiera di artisti che durante il secondo e il terzo decennio aggiorneranno il naturalismo di matrice caravaggesca a favore di un’alternativa ancora più moderna, rispetto all’imperante classicismo dei bolognesi e del barocco.

GLI ALTRI PITTORI

La seconda parte della mostra riguarda proprio quella schiera di pittori ai quali l’influenza di Orazio fu significativa e talvolta decisiva. Carlo Saraceni e Antiveduto Gramatica, entrambi legati da intimi rapporti d’amicizia con il nostro pittore. Simon Vouet, Giovanni Lanfranco e Giovanni Serodine, ovvero tre fra i protagonisti più in vista dell’ambiente artistico romano – tra la fine del secondo e il terzo decennio del Seicento – e che più di tutti ebbero un evidente debito con gli esiti innovativi della pittura di Orazio. E ancora, Giovan Francesco Guerrieri, Claude Vignon, Marcantonio Bassetti, Carlo Bononi, Guido Cagnacci, Tanzio da Varallo e Luis Tristan. 

UN NUOVO MODO DI FARE PITTURA

Attraverso un significativo, seppur ristretto, nucleo di opere (sono 17 in totale) l’intento di questa sezione della mostra è quanto mai chiaro: rintracciare l’importanza dell’influenza di Orazio sull’ambiente romano. Presto detto: da Orazio Borgianni ha origine un preciso filone culturale e pittorico segnato da un particolare tipo di naturalismo, nel quale riconoscono molti elementi appartenenti al nostro pittore che spingeranno gli altri artisti in molti casi, anche ad ardite sperimentazioni; così ardite da rendere magnifico il nostro Seicento.

 

Dettagli evento

Luogo:
Roma, Palazzo Barberini, via delle Quattro Fontane, 13
Date:
06/03/2020 - 01/11/2020
Orario:
giovedì/domenica 10.00 – 18.00. La biglietteria chiude alle 17.00
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