L’infinito è tale poiché non ha confini. L’arte di Paolo Scirpa, però, dice tutt’altro. L’artista (nato a Siracusa nel 1934 e dal 1968 attivo a Milano), infatti, riesce a racchiudere l’infinito in spazi limitati come cubi di vetro. Gaggenau, in collaborazione con Cramum, gli dedica una mostra all’interno degli spazi dello showroom in Corso Magenta. La mostra, intitolata “Sconfinamento” e abilmente curata da Sabino Maria Frassà, instaura un interessante confronto fra lo spazio espositivo e le opere, creando una particolare fusione tra l’arte contemporanea di Paolo Scirpa e il design innovativo di Gaggenau.

“L’infinito mi ha sempre fatto riflettere. È stato il movente stesso del mio operare” – Paolo Scirpa

Paolo Scirpa, Ludoscopi, veduta dell’installazione da Gaggenau (crediti fotografici @francescapiovesan ©cramum ©gaggenau)

 

La mostra si compone soprattutto delle opere più note e più rappresentative di Scirpa: i Ludoscopi. Questo nome, di derivazione greca, accosta i concetti del gioco e del vedere, risolvendo in una sola parola due dei caratteri principali di queste opere. Si tratta di oggetti tridimensionali, progettati a partire dalle tre forme basilari (il cerchio, il quadrato e il triangolo), al cui interno vengono inserite luci al neon di svariate forme e colori. L’artista inoltre opera con la prospettiva e la simmetria, creando, attraverso un acuto gioco di specchi, l’illusione di uno spazio illimitato in cui le forme al neon si moltiplicano all’infinito. Il risultato è un tunnel di luce, una sorta di varco spazio-temporale che porta a dimensioni sconosciute, raggiungibili solamente tuffandosi nel profondo pozzo dell’arte. I Ludoscopi, infatti, sono opere che si apprezzano appieno solamente se viste da vicino: in questo modo il mondo esterno scompare e ci si immerge completamente nel mondo infinito di neon e specchi racchiuso nell’opera.

Il titolo della mostra è, alla luce dell’essenza dei Ludoscopi, perfettamente comprensibile: lo spettatore, infatti, osservando le opere, può “sconfinare” in uno spazio ignoto, penetrando in un ambiente in cui i primi passi sono certi e illuminati e poi, andando avanti, un buio adimensionale e privo di gravità prende il sopravvento.  Il curatore instaura inoltre un’interessante analogia tra i tunnel di luce di Scirpa e il buco in cui Alice cade, la porta per il Paese delle Meraviglie. E così anche noi, visitando la mostra, seguiamo il Bianconiglio dell’arte; egli ci guida nella sua tana, dove cadiamo irrimediabilmente per poi riaffiorare senza che nulla nel mondo esterno sia cambiato. Eppure, qualcosa dentro di noi è successo: l’esperienza, ponendoci in contatto con la scoperta dell’infinito, ha liberato il bambino nascosto in ognuno di noi, attraverso la capacità ludica dell’arte. Riportiamo alcune sublimi parole del curatore, Sabino Maria Frassà, che secondo noi descrivono alla perfezione l’effetto delle opere di Scirpa: “Terminata questa esperienza immersiva, ognuno di noi penserà che nulla è impossibile e che basta un secondo per capire che l’infinito è solo l’inizio”.

I Ludoscopi non sono le uniche opere esposte in “Sconfinamento”: sono anche presenti, infatti, esempi della serie “Progetti Urbanistici”, foto in cui vedute della città di Milano vengono modificate con enormi strutture ludoscopiche che danno alle vie del capoluogo lombardo un aspetto futuristico e vertiginoso. Anche in quest’opera ha valore fondamentale la ricerca di straniamento dello spettatore.

L’arte di Paolo Scirpa manifesta una profonda spiritualità legata alla tecnologia della luce al neon, protagonista dell’arte italiana della seconda metà del Novecento (basti pensare alle scritte sugli igloo di Mario Merz, o agli ambienti di Lucio Fontana, o ancora alle geometrie ad alto livello di design di Nanda Vigo), nonché dell’arte internazionale contemporanea (come nelle opere di Cerith Wyn Evans). Scirpa, però, a differenza degli artisti sopracitati, si interessa alla modularità e alla possibilità di moltiplicazione infinita della luce, nonché alla sua capacità di ipnotizzare l’osservatore.

Il contrasto e la complementarietà tra finito e infinito sono temi centrali della ricerca artistica, filosofica, matematica e religiosa sin dall’inizio dei tempi: l’arte di Paolo Scirpa sembra includere i quattro campi di ricerca, superando e mantenendo come fondamentale il piano fisico e limitato per raggiungere quello immateriale e illimitato. I confini esistono e permettono l’infinito, come due numeri tra i quali esiste un’infinità di altri numeri. Si scopre così come in realtà l’uno esiste in funzione dell’altro e viceversa, e, a tratti, possono essere definiti coincidenti. Si tratta di un gioco meraviglioso che risolve l’indeterminato nel determinato, l’impossibile nel possibile e l’eternità, per usare le parole del Bianconiglio, in un solo secondo.

Dettagli evento

Luogo:
Gaggenau DesignElementi Hub, Corso Magenta, 2, 20123 Milano MI
Date:
20/11/2019 - 30/01/2020
Orario:
Da lunedì a venerdì: 10-19
sabato e domenica: chiuso
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