Creatrice di un impero d’arte, genio indiscusso dell’arte contemporanea, talent scout e lungimirante mecenate, l’americana Peggy Guggenheim colonizzò Venezia nel 1947 dove si stabilì, acquistando due anni dopo il Palazzo Venier dei Leoni che divenne sede della “The Peggy Guggenheim Collection”, oggi diretta da sua nipote Karole P. B. Vail, curatrice della mostra “Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa” insieme con Gražina Subelytė. Venezia celebra con questo straordinario evento, oltre che l’anniversario della morte di Peggy Guggenheim, anche i settant’anni dalla nascita della Collezione al Palazzo Venier dei Leoni.

Palazzo Venier dei Leoni, sede della The Peggy Guggenheim Collection Fonte Artivenezia

La mostra visitabile fino a fine gennaio nella sede della Guggenheim Collection, ripercorre i trent’anni di vita vissuta dalla collezionista nella città lagunare e lo speciale rapporto con essa. Sono eccezionalmente esposti per la prima volta al pubblico una serie di scrapbooks, preziosi album in cui la collezionista raccolse meticolosamente articoli di giornali, fotografie, lettere, che rivelano episodi inediti di diverse fasi della sua avvincente vita di appassionata filantropa.

Nella sua autobiografia si legge: “Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Venire a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro”. Nella sua autobiografia rivela altresì di essersi posta come obiettivo quello di acquistare un’opera d’arte al giorno per farle confluire in una sterminata collezione da togliere il fiato. Questo il motivo per cui dopo aver aperto gallerie d’arte a Londra e a New York, sua città natale, già affermata collezionista e critica d’arte, volle fare di Venezia una vetrina per la sua collezione spasmodica, legando il suo nome alla città in modo indissolubile.

Peggy Guggenheim seduta sul trono nel giardino di Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, anni Sessanta. Photo Roloff Beny courtesy of Archives and National Arch

Peggy già negli Stati Uniti si era circondata di artisti, anche fino ad allora sconosciuti, ai quali dedicò esposizioni temporanee, tra cui Mark Rothko, Robert Motherwell e Jackson Pollock, ed era molto amica di Marcel Duchamp che le aveva dedicato l’opera “Boîte-en-Valise” che torna per l’occasione a Venezia, dopo un lungo restauro dell’opificio di Firenze. Essa è il primo esemplare di un’edizione deluxe di venti valigette da viaggio di Louis Vuitton, all’interno delle quali sono conservate pregiate riproduzioni e miniaturizzazioni di celebri lavori dell’artista francese.

Marcel Duchamp, Boîte-en-Valise Fonte aboutartonline

La fama di Peggy Guggenheim divampa nel 1948 quando è invitata ad esporre alla XXIV Biennale di Venezia per il padiglione greco, portando con sé artisti anche sconosciuti e esponendo opere di  Pollok per la prima volta in Europa.

Vittorio Carrain, segretario della Collezione Peggy Guggenheim dal 1948 al 1952, nel testo ‘Peggy Guggenheim and her friends’ scrisse: “la Biennale del 1948 fu come stappare una bottiglia di Champagne. Un’esplosione d’arte moderna dopo il tentativo del Nazismo di ucciderla. Per la prima volta alla Biennale si videro Mondrian, Brancusi, Kandinsky, Ernst e Giacometti, tutti nella collezione di Peggy esposta al Padiglione greco”. Per il mondo dell’arte contemporanea il padiglione Guggenheim diviene una pietra miliare, per la prima volta erano esposte insieme opere appartenenti al Cubismo, al Futurismo, all’astrazione, al Surrealismo e soprattutto all’Espressionismo astratto, oltre al recentissimo sviluppo dell’arte statunitense.

È proprio da qui che parte la mostra con un omaggio all’evento epocale della Biennale del ’48, a cui sono dedicate le prime tre sale insieme a un ricordo della prima mostra di Pollok in Europa.

La quarta sala è dedicata alla rievocazione della grande mostra scultorea che nel 1949, dopo l’acquisto di Palazzo Venier, l’insaziabile Peggy realizza nei giardini del palazzo, esponendo venti opere che rappresentano i diversi linguaggi della scultura moderna, tra cui i lavori di Jean Arp come “Testa e conchiglia”. La sala successiva è dedicata alle opere acquistate da Peggy della giovane artista Grace Hartigan unica donna a rappresentare il genere dell’astrattismo americano, pioniera e tenace proprio come la sua filantropa.

L’interesse collezionistico di Peggy si sposta poi sugli artisti italiani, sono così esposte opere di Giuseppe Santomaso ed Emilio Vedova, per poi concentrarsi sugli artisti che abbracciano lo spazialismo di Fontana, come Edmondo Bacci e Tancredi Parmeggiani su cui eserciterà un particolare influenza.

Le successive quattro sale sono dedicate agli acquisti di opere fra il 1950 e i primi anni ’60. Fiore all’occhiello della collezione l’acquisto del dipinto “L’impero della luce” di René Magritte.

Sala con opere di René Magritte L’Empire des lumières, sculture di Chadwick e Armitage, Fonte Peggy Guggenheim Collection Ph MatteoDeFina

Questa sezione è dedicata poi soprattutto agli artisti britannici, negli anni ’50 Peggy acquisisce alcune sculture di artisti come Kenneth Armitage, Reg Butler e Lynn Chadwick, Henri Moore. Negli anni ’60 acquista invece alcuni dipinti, come ‘Studio per scimpanzé’ del pittore Francis Bacon, dipinti di Gwyther Irwin, Ben Nicholson e Graham Sutherland.

Nello stesso periodo Peggy Guggenheim viene in contatto anche con la produzione del gruppo CoBrA, il cui nome deriva dalle iniziali delle città da cui provengono i fondatori: Copenaghen, Bruxelles e Amsterdam. Gli artisti CoBrA sostengono teorie estetiche dal forte risvolto politico e reagiscono agli orrori della Seconda guerra mondiale esigendo nuove forme di espressione artistica.

Infine gli ultimi spazi sono occupati dall’ arte optical e cinetica. Gli artisti legati a questi movimenti indagano i fenomeni percettivi e gli effetti ottici di forma e colore, utilizzando materiali industriali, come alluminio, plastica e vetro, per sfruttarne le proprietà riflettenti e trasparenti e per dare alle opere, che definiscono oggetti, un aspetto volutamente spersonalizzato. In contrasto con il linguaggio visivo emotivo dell’astrazione espressiva, negano intenzionalmente l’elemento soggettivo e la visibilità del tocco dell’artista.  La collezionista inizia a interessarsi al  movimento artistico dopo la retrospettiva The Responsive Eye tenuta al Museum of Modern Art di New York nel 1965, acquistando produzioni di artisti italiani che abbracciano la nuova corrente artistica come Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Marina Apollonio e Franco Costalonga, rinnovando l’incessante impegno e sostegno della collezionista nei confronti degli artisti contemporanei, consacrandola come una delle più importanti protagoniste della storia dell’arte del ‘900.

Arte cinetica Franco Costalonga, Sfera, Fonte artsLife

Il suo appassionato lavoro attraversa i decenni e insegna ancora qualcosa oggi alle nuove generazioni. Così come afferma la nipote e attuale direttrice del Museo Guggenheim Karole Vail: “mia nonna Peggy ha creato a Venezia uno spazio di libertà e tale oggi deve essere. Uno spazio d’incontro e di scambio perché dall’educazione all’arte e dalla forza catalizzatrice del processo creativo delle avanguardie si possa comprendere e interpretare il nostro presente. Come Peggy collezionò l’arte del suo tempo, oggi noi conversiamo con il pubblico del nostro tempo”.

 

Immagine di copertina Peggy Guggenheim in gondola 1968 Ph Tony Vaccaro Fonte iodonna

Dettagli evento

Luogo:
Palazzo Venier dei Leoni Peggy Guggenheim Collection Dorsoduro 701 Venezia
Date:
21/09/2019 - 27/01/2020
Orario:
dalle 10 alle 18
chiuso il martedì
Costo:
15 euro biglietto intero
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