di Chiara Andolina

Sono decorsi 50 anni dalla terribile scomparsa di Pino Pascali – 11 settembre 1968 – uno dei massimi artisti italiani del secondo dopoguerra. La Frittelli Arte Contemporanea di Firenze lo celebrerà con la mostra “Pino Trademark. Opere grafiche di Pino Pascali” a cura di Roberto Lacarbonara, che inaugurerà giorno 20 dicembre e sarà visibile fino al 19 febbraio 2019.

Pino Pascali 1960, Porto, tecnica mista su cartoncino, cm 24,5 x 38,2

“Pino Trademark” è la firma che Pascali appone in calce a una lettera inviata al gallerista Gian Enzo Sperone nel 1966, per ringraziarlo della mostra da poco inaugurata a Torino, dove per la prima volta l’artista mostra in pubblico la serie delle Armi.

In mostra a Firenze, molti dei lavori prodotti da Pascali nell’ambito della ricerca sull’immagine in movimento, realizzati tramite disegno, collage, emulsioni, tempere e tecniche miste, su carta o su acetato, e destinati alla produzione televisiva.

Saranno visibili anche due tra i caroselli più significativi: “I Killers”, cortometraggio d’animazione proposto inizialmente all’Algida e in seguito, dopo il rifiuto del committente, sviluppato da Pascali in un video autonomo; e “Cirio”, filmato realizzato a partire da un reportage fotografico eseguito da Pascali tra Roma e Napoli nel quale l’artista interpreta le maschere partenopee di Pulcinella e Pazzariello.

Pino Pascali, 1964, Killers, tecnica mista su acetato e cartone, cm 32,2×51,8

Il contrassegno grafico che Pascali inventa per Sperone si rivela così indissolubilmente legato a quei soggetti da tempo indagati – le armi, i killers, i cowboys, il dollaro, il paesaggio metropolitano e le insegne alfanumeriche – che testimoniano il confronto assiduo con il New Dada e la Pop Art americana, ma anche all’invenzione di una via tutta italiana e mediterranea della comunicazione pubblicitaria, manifestando il tentativo di acquisizione e di superamento dei codici e delle formule linguistiche d’oltreoceano.

Una scelta singolare, piuttosto ironica – quasi un marchio di garanzia sulla recente produzione – che rimanda immediatamente alla citazione di quei “modelli” americani con cui Pascali amava confrontarsi, specie nell’ambito della ricerca pubblicitaria, svolta in quegli stessi anni, per la Lodolofilm e per la Rai.

 

PASCALI1963, New York, timbri, matite e china su carta, cm 25×35,4

Nei tanti disegni-omaggio a Jasper Johns, nelle scenografie per i caroselli di aziende come Algida o Steel USA, così come nella scelta dei personaggi e delle storie, Pascali inventa uno stile e un linguaggio originalissimi, spesso con uno sguardo – spesso critico e insidioso – rivolto all’America e alla sua egemonia nel commercio e nella comunicazione. Il bozzetto “Super” del 1965 – cui è dedicato il recente volume “Super. Pino Pascali e il sogno americano” (Skira, 2018) – incarna la sua visione sarcastica verso la superpotenza a stelle e strisce di cui l’artista sembra conoscere a fondo gli strumenti della retorica e della cultura visuale.

Chi era Pino Pascali?

Pino Pascali nasce a Bari nel 1935; in seguito la famiglia si trasferisce a Polignano a Mare. Diplomatosi a Napoli presso il Liceo artistico, nel 1956 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma dove segue il corso di scenografia di Toti Scialoja.

In questi anni comincia a frequentare gli artisti del cosiddetto Gruppo di Piazza del Popolo e inizia a lavorare come aiuto scenografo in alcune produzioni Rai collaborando con lo Studio Saraceni e la Lodolofilm come scenografo e grafico per la pubblicità televisiva.

Con quest’ultima, grazie al legame di amicizia con Sandro Lodolo, lavorerà per tutta la sua vita.

Impossibile racchiudere in poche righe le numerose esperienze dell’artista.

Nel 1965 espone presso la Galleria la Tartaruga di Plinio de Martiis e realizza per la Galleria La Salita l’installazione-performance Requiescat. L’anno successivo presenta il ciclo delle armi presso la Galleria Sperone di Torino e comincia a lavorare alle prime opere in tela bianca su centine e tiene una mostra da Fabio Sargentini presentando le serie degli animali e dei trofei e i lavori Il mare, Barca che affonda, Balene.

La sua prima personale all’estero è ospitata nel 1967 dalla Thelen Galerie di Essen in Germania e nello stesso anno presenta un ciclo di nuove opere ispirate agli elementi della natura.

Alla mostra Exhibition of Italian contemporary art a Tokyo eKyoto, presenta “Ricostruzione della balena” ed espone alla galleria Jolas di Milano, presentato da Cesare Brandi. Conclude l’anno alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, insieme a Eliseo Mattiacco, ove presenta “Campi arati” e“Canali di irrigazione”.

Pino Pascali ritratto. Foto di marcello Colitti.

Nello stesso anno sono numerosi i premi e le opere presentate dal Pascali, tra queste ricordiamo: Premio Modigliani a Livorno; Realtà dell’immagine e strutture della visione al Cerchio di Roma; scultura a Pescara, Expo 67 a Montreal; Salone internazionale dei giovani, a Palazzo Ancarani a Spoleto; Proposte Uno ad Avezzano; Mostra di arte contemporanea a Tokyo; V Biennale dei Giovani a Parigi; III Rassegna arte del Mezzogiorno a Napoli; IX Biennale di San Paolo; Art Objectif a Parigi. A marzo del 1968 Giulio Carlo Argan presenta per la prima volta alla Jolas Galerie di Parigi i suoi Bachi da setola. Lo stesso anno partecipa con una sala personale alla XXXIV Biennale di Venezia.

Il maestro ci lasciò a seguito di un incidente motociclistico, e morì a settembre a mostra ancora aperta, a conclusione della quale gli viene assegnato il Premio internazionale per la Scultura.