Nell’immediato secondo dopoguerra un gruppo di pittori provenienti da ogni parte d’America diventa protagonista di uno straordinario rivolgimento artistico. Riunitosi nella Grande Mela, che diventerà l’epicentro della loro attività, formeranno il primo nucleo di quella che viene definita la “Scuola di New York”. Decisi a voler rifiutare tutte quelle tradizioni e quei valori che hanno mosso il mondo verso le guerre mondiali, la loro rivoluzione dell’arte inizia con la volontà di allontanarsi dal realismo e dalla figurazione per passare attraverso strumenti nuovi, gesti impulsivi e liberatori che rendono le opere materiche e prive di quella figura umana che da sempre caratterizza la pittura.

Fonte: www.uozzart.com

Etichettati dall’Herald Tribune come il “gruppo degli Irascibili”, questi artisti scrivono nel 1950 una lettera di risentita protesta pubblicata sul New York Times in cui esprimono tutto il loro disappunto per l’esclusione delle loro opere da una grande mostra che il Metropolitan Museum dedica all’arte americana. Tra i firmatari di quello storico documento – gli stessi che vengono immortalati in una celebre fotografia di Nina Leen – tutti i membri dell’espressionismo astratto: dall’olandese De Kooning, giunto in America poco più che ventenne ad Arshile Gorky, nato nel 1905 e fuggito dal genocidio armeno, al russo Mark Rothko.

Gli irascibili foto di Nina Leen. Fonte: www.barbarapicci.com

Americani non-americani, dunque. Molti di loro hanno radici profonde nella cultura europea, provengono da tutto il mondo. La scuola di New York esce dai confini di Greenwich Village e si fa cosmopolita ed eterogenea; estende i suoi limiti fino a diventare un fatto americano. Tanti i nomi di riferimento: da Kline a Gorky; da Rothko a De Kooning; da Barziotes a Motherwell; figurano anche alcune donne, come Lee Krasner, che in alcuni dipinti fa emergere un grande spessore artistico pari solo alla dedizione che ebbe per il marito, Jackson Pollock

Jackson Pollock e sua moglie Lee Krasner.  Fonte: www.noma.org

La mostra traccia un percorso che muove dagli anni Trenta agli anni Sessanta del Novecento delineando i protagonisti che ne hanno fatto parte attraverso 50 opere, tra cui il celebre Number 27. La grande tela di Pollock lunga oltre 3 metri, diviene così emblema dell’Action painting, o espressionismo astratto. Un’arte, la sua, che ha creato una vera e propria frattura con il passato e non sempre si è conciliata con il presente. Il critico Craig Brown si è dichiarato stupefatto che «dei poster decorativi fatti senza un minimo di cervello abbiano potuto conquistare un posto nella storia dell’arte al fianco di Giotto, Tiziano e Velázquez». Il Reynolds News in un titolo del 1959 ha scritto che «questa non è arte, è uno scherzo di cattivo gusto». Discusso e osannato allo stesso tempo, certo è che Pollock abbia operato come spartiacque nella storia dell’arte occidentale. La sua opera – così come quella di tutti gli action painters – ha contribuito a spostare l’epicentro fermento artistico dall’Europa (Parigi in particolare) agli Stati Uniti, mutando radicalmente gli orientamenti dell’arte.

Genuinamente americano, Pollock si ispira all’arte tradizionale del suo paese e a quella dei nativi d’America lo influenza grandemente. Sin dalle sue prime sperimentazioni appare legato al figurativo e allo stesso tempo se ne allontana. Le sue immagini sono in movimento: mai statiche, si trasformano fino a perdere forma e sostanza; si disfano in mille gocce di colore colato. Il dripping, per l’appunto, è una tecnica in cui il colore viene lasciato sgocciolare sulla tela distesa per terra da un contenitore bucherellato o schizzato direttamente con le mani o mediante l’uso di bastoni o pennelli. Si tratta di un gesto impulsivo, irrazionale come tutta la cultura che si sta delineando in quel periodo: geometrie confuse e armonie che scaturiscono dal caos, nell’arte così come nella musica. È in questo periodo, infatti, che nasce il jazz.

Franz Kline, Mahoning. Fonte: www.whitney.org

Il movimento decreta l’opera stessa; è il gesto più che la forma rappresentata a diventare arte in sé. Il dinamismo degli artisti della scuola americana è la chiave di lettura di tutte le loro opere. Lo stesso Pollock nel 1949 durante una conversazione con il critico d’arte Harold Rosenberg decreta la supremazia dell’atto pittorico come sorgente di magia. Subito viene coniato proprio da Rosenberg il termine Action-painting, “pittura-azione” definendola il rantolo mortale del dadaismo, un atto di negazione totale, incapace di assolvere alla funzione di comunicare per l’assenza di immagini definite

Arshile Gorky, The Betrothal. II. Fonte: www.whitney.org

Quello che doveva andare sulla tela non era un’immagine, ma un evento. Il grande momento arrivò quando fu deciso di dipingere “solo per dipingere”. I gesti sulla tela erano gesti di liberazione.

Con irruenza questi pittori, queste figure si sono mosse nella loro epoca trasformandola radicalmente e diventando veicolo di una nuova linfa vitale per l’arte e la cultura tutta.

 

INFO

Durata

Dal 10 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019

Orari

da lunedì a giovedì 9.30 – 19.30
venerdì e sabato 9.30 – 22.00
domenica 9.30 – 20.30
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti

Intero: 15€ + 1,50€ prevendita

Ridotto generico: 13€ + 1,50€ prevendita

Sito web: www.ilvittoriano.com