L’arte orientale ha sempre faticato ad integrarsi nella cultura occidentale. Se pensiamo all’arte cinese, probabilmente ci verrà in mente soltanto il capodanno cinese con le sue suggestive lanterne e qualche manufatto trovato per caso in un mercatino a Chinatown. Quando pensiamo alla Cina ci riferiamo sempre ad amanti dell’arte, soprattutto di quella italina, ma raramente a creatori di arte. Eppure sbagliamo: abbiamo molto da imparare dalla Cina in fatto di arte e innovazione. La mostra “Reflection: European and Chinese Contemporary Art Exchange Exhibition”, a Roma fino a venerdì 9 agosto e ospitata a Palazzo Velli Expo a Trastevere, esporrà in questi giorni i lavori di alcuni giovani artisti provenienti dalla zone del Sichuan, nell’entroterra cinese. Noi di Artwave abbiamo dialogato con i curatori Peng Rong e Zhi Yu, professori all’Art College della Sichuan University ed entrambi critici dell’arte. Hanno in mente un progetto ambizioso: far esporre i loro studenti nelle capitale europee per far conoscere la concezione dell’arte in Cina. Zhi Yu ci spiega come il loro progetto non intende affondare le sue radici nell’arte europea passata, ma nemmeno in quella orientale: “Dobbiamo trattenere quello che c’è di buono, ma ormai anche il post-modernismo è morto. Voglio che i miei studenti innovino.” E lo stanno già facendo: per la mostra è stato realizzato un piccolo catalogo collegato ad un’applicazione scaricabile sul proprio smartphone. Puntando la telecamera del proprio cellulare su una pagina qualsiasi, il libretto prende vita. Ogni pagina rimanda a un video-intervista degli artisti o a un contenuto multimediale che spiega l’intento della mostra. Insomma, questi professori possono dirsi veramente maestri. Il loro metodo didattico è tutt’altro che statico e i loro ragazzi sono obbligati a gettarsi nel mondo per emanciparsi come artisti. Quando hanno saputo che in Italia le università di Storia dell’Arte sono poco sviluppate e frequentate, i loro volti si sono rabbuiati. Tuttavia, ci spiegano che intendono intessere rapporti accademici con le università europee per invogliare i nostri studenti ad interessarsi all’Oriente. Nei loro occhi si legge una chiara sete di dialogo e non di colonizzazione: cadiamo spesso nel luogo comune che la Cina sia il paese colonizzatore venuto ad impossessarsi di quello che noi non possiamo più mantenere. Grazie a questi due professori, è chiaro che non siamo mai stati così in errore.  Gli artisti sono tutti giovanissimi, la maggior parte ragazze, e hanno già visitato Roma parecchie volte. La settimana scorsa erano in Germania, ora a Roma e poi Napoli e Venezia. Abbiamo parlato con due artiste in particolare.

La prima artista che attira la nostra attenzione è Wang Yuan, una giovane dai lineamenti sorpredentemente delicati. Appena le esprimiamo il nostro apprezzamento per le sue opere esposte in mostra, il suo sorriso sembra espandersi per la stanza. Le occhi le brillano mentre spiega cosa le stava a cuore realizzare. Il primo lavoro di Wang si chiama Song Dynasty e rappresenta una donna che tiene in mano il suo stesso cuore. “Lei è Medusa.- ci spiega- Tutti pensano che non abbia un cuore. La leggenda infatti racconta che Perseo non lo trovò quando le trafisse il petto. Medusa però è una donna, e la cosa più importante che ogni donna possiede è l’amore. Io credo che Medusa abbia un cuore semplicemente per il fatto che è una donna.” Questa sua opera è affiancata da un altro piccolo quadretto. Sopra la sottile tela, Wang ha raffigurato due figure della mitologia cinese che hanno un buco trafitto da un filo al posto del cuore. La tela stessa è forata e Wang commenta così: “Tutti ammirano questi miti cinesi, ma io li ho raffigurati tristi. Non sorridono perchè hanno un buco al posto del cuore.”

Wang Xiaoshuang- Courtesy of Palazzo Velli Expo

La seconda artista che incontriamo è Yang Yajie, ambasciatrice per l’arte cinese in Russia. Ci colpisce in particolare Woman, ritratto di una donna russa. Le facciamo notare che assomiglia molto al ritratto della moglie di Matisse: “Me lo hanno detto spesso, ma il bello è che quando l’ho dipinto non sapevo nemmeno chi fosse Matisse.” L’arte è veramente universale e nasce in qualsiasi epoca e in qualsiasi luogo. “Ero in Russia e andavo sempre a bere il caffè in un bar vicino all’Università. Una volta vidi quella donna e decisi di imprimere le sue emozioni sulla tela.” Si tratta proprio dello stesso processo che portò Matisse a ritrarre sua moglie con colori insoliti nel lontano 1905.

Gu Xiaoyan- Courtesy of Palazzo Velli Expo

“Dobbiamo essere come Picasso- ci dice la curatrice Peng Rong- Dovremmo imparare ad apprezzare e a studiare cosa è stato, ma senza che questo determini l’innovazione che possiamo portare nel mondo in cui viviamo.” I due professori ci spiegano anche di come abbiano integrato ai lavori dei loro studenti altri pezzi di artisti locali. Purtroppo ci informano che a Roma non è stato possibile trovarne alcuno. Questa affermazione rappresenta un severo richiamo per noi italiani, spesso talmente imprigionati nel mito di Leonardo da Vinci, da non accorgerci dei talentuosi giovani artisti che crescono nel nostro Paese. Meritano anche loro maestri all’altezza di Peng Rong e Zhi Yu.

Immagine di copertina: Fang Jiwei- Courtesy of Palazzo Velli Expo

Dettagli evento

Luogo:
Palazzo Velli Expo
Date:
7 agosto 2019 - 9 agosto 2019
Costo:
Entrata gratuita
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