Nell’Italia fascista del 4 giugno del 1928 Antonio Gramsci – politico, filosofo, scrittore, giornalista, critico letterario ed esponente di rilievo del Partito Comunista Italiano, vi ricoprì anche la carica di Segretario Nazionale – veniva condannato dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato per le sue idee e per la sua attività politica di opposizione al regime totalitario del Duce.

Quest’anno ricorre il 90° anniversario in cui il filosofo e politico sardo dette inizio nel febbraio del 1929, durante la reclusione prima nelle galere di Turi e successivamente in una clinica di Formia per via dell’aggravarsi delle sue condizioni fisiche, alla stesura di quei manoscritti che successivamente diventeranno celebri col nome di “Quaderni del Carcere”.

Una teca che espone alcuni dei “Quaderni del Carcere” di Antonio Gramsci © Mauro J. Manzo

Per celebrare questa ricorrenza fondamentale per la storia del Novecento e per la storia della letteratura italiana e internazionale, da giovedì 17 gennaio fino a domenica 31 marzo 2019, sarà possibile ammirare a Cesena la piccola ma raffinata mostra “Gramsci – I quaderni del carcere e le riviste ritrovate”. L’esibizione dei preziosi documenti originali di Gramsci è stata resa possibile grazie all’impegno di varie istituzioni: in primis dalla Fondazione Gramsci di Roma, che si è avvalsa della collaborazione dell’Associazione MetaMorfosi di Roma e della Fondazione RDS di Cesena, con i patrocini della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Cesena.

L’esposizione – dopo Roma, Cagliari, Torino e Londra, e prima di sbarcare a Mosca – fa tappa nella città romagnola presso la prestigiosa cornice della Sala San Giorgio della Biblioteca Malatestiana, tempio laico dei libri e dal 2005 monumento dichiarato “Memoria del Mondo” dall’UNESCO.

La mostra pertanto verte sui trentatré quaderni gramsciani redatti tra il 1929 e il 1935 ai quali si aggiungono, vista la recente scoperta fatta a inizio 2018, anche i due quaderni ricevuti a Turi nel 1933 e mai utilizzati, venendo così mostrati per la prima volta al pubblico. Si avrà la rara occasione di trovarsi faccia a faccia con i manoscritti originali del pensatore antifascista e di osservare la sua calligrafia minuta ma sempre ordinata e regolare, infatti ancora oggi risulta di facile leggibilità. Nei quaderni qui esposti possiamo trovare annotazioni, traduzioni e pensieri che analizzano le più disparate «quistioni» non solo politiche ma anche sociali, economiche e filosofiche; mostrandoci in questo modo la sua indole curiosa e la sua capacità di analisi e di critica. I contenuti saranno in seguito riordinati e divulgati, con l’attento contributo di Palmiro Togliatti, solo alla fine del secondo conflitto mondiale, dalla Giulio Einaudi Editori che li pubblicherà tra il 1948 e il 1951 suddividendoli in sei volumi. Per l’edizione critica e raccolta in un solo tomo bisognerà invece aspettare il 1975, grazie all’ingente sforzo del filosofo Valentino Gerratana.

Quaderno 5 (IX), 1930 – 1932, Antonio Gramsci © Mauro J. Manzo

Ad integrare il percorso espositivo, come afferma Pietro Folena (Presidente dell’Associazione MetaMorfosi), ci saranno anche «quaderni e riviste, alcune ritrovate solo un anno fa nella soffitta della casa di Ghilarza (dove vi ha abitato fino alla morte la sorella Teresina Gramsci Paulesu, ndr), che raccontano la formazione culturale di questo straordinario pensatore del Novecento». Si tratta di oltre 280 numeri, accumulati tra il 1907 e il 1914, appartenenti a diverse testate e periodici: Le cronache letterarie, La Lupa, Il Marzocco, Patria, Piemonte, L’Unità – Problemi della vita italiana e La Voce.

Per omaggiare la città che la ospita, una piccola sezione della mostra vuole fare luce anche su d’un aspetto meno noto di Gramsci che lo legava indirettamente alla Città di Cesena. Egli infatti coltivava simpatia e ammirazione per il critico e scrittore cesenate Renato Serra. Sono qui esposti due testi redatti dal Serra, Le lettere e Scritti critici, che provengono dalla biblioteca personale di Gramsci. Alla prematura morte del critico romagnolo, avvenuta nel luglio del 1915 sul fronte carsico della Grande Guerra, consacrò la figura del “lettore di provincia” con un articolo, apparso nel novembre dello stesso anno sul settimanale Il Grido del Popolo, dal titolo emblematico La luce che si è spenta: un sincero commiato dedicato all’intellettuale da poco scomparso, arrivando persino a titolarlo «veramente maestro, come intendevano i greci».

I libri “Le lettere” e “Scritti critici” di Renato Serra appartenuti alla biblioteca personale di Antonio Gramsci © Mauro J. Manzo

Da questa piccola mostra possiamo quindi cogliere come Antonio Gramsci alla luce dell’infondata condanna per attività cospirativa, venendo incarcerato dal Pubblico Ministero Michele Isgrò con la richiesta di pena a «vent’anni» per «impedire a questo cervello di funzionare», egli non si sia rassegnato al pugno oppressivo della dittatura fascista. Tutt’altro, traendo forza dalle sue istanze di libertà e di uguaglianza, proseguirà la sua lotta continuando a “pensare” e quindi producendo un patrimonio letterario di grande respiro che ancora oggi viene studiato nelle università di tutto il mondo.

Immagine di copertina: Foto ritratto di Antonio Gramsci, autore ignoto, 1916.

Dettagli evento

Luogo:
Biblioteca Malatestiana di Cesena
Date:
17/01/2019 - 31/03/2019
Orario:
Lunedì: 14:00 - 16:00
Da martedì a sabato: 09:00 - 16:00
Domenica e festivi: 10:00 - 16:00
Costo:
Ingresso gratuito