Roma è una città che vive di vecchie glorie, di fasti antichi e di rovine decadenti ma sempre affascinanti. Non a caso viene definita la “città eterna”. Proprio per questi motivi, però, la capitale, nel tempo, ha finito per adagiarsi comodamente sul suo ricco e sontuoso passato, continuando a vivere di rendita, invece di alimentare spinte e aperture verso nuove forme d’arte e sperimentazioni innovative.

Il risultato è stato un graduale appiattimento dell’offerta artistica contemporanea romana e una conservazione dello status quo che non ha permesso la fioritura di nuove realtà e di proposte artistiche che si discostassero dalla tradizione e dalla classicità.

Per fortuna, negli ultimi anni, il trend sta iniziando a cambiare e possiamo finalmente assistere ad esperimenti interessanti e spinte centrifughe che di discostano dalle forme e dalle tecniche classiche per approdare a territori nuovi e in parte ancora inesplorati: alcune gallerie, fondazioni e centri culturali romani stanno infatti iniziando ad aprirsi a queste nuove tendenze e a puntare di più sull’arte contemporanea. È questo il caso della galleria d’arte Postmasters, sede romana della celebre ed affermata galleria omonima newyorkese, aperta ormai da trentacinque anni, che si è da poco trasferita nel quartiere Tribeca della Grande Mela.

Interno della PostmastersRoma con l’allestimento della mostra “RE-NEW”

La Postmasters Gallery ha aperto i suoi battenti nella capitale solamente sei mesi fa ma è riuscita già a farsi notare grazie alle sue mostre, personali e collettive, che stanno rivoluzionando la scena artistica romana e portando nuova linfa ad un settore che ultimamente sembrava un po’ giù di tono. A partire dalla mostra “Nervous” con una serie di lavori originali dell’artista olandese-brasiliano Haiku di Rafaël Rozendaal, proseguendo con la personale del misterioso artista Tom Poeet, ed infine, ora con la collettiva “RE-NEW“, che vede l’esposizione di sette artisti contemporanei, completamente diversi fra loro, ma accomunati dalla volontà di riscrivere il passato alla luce del presente e di mescolare forme e tecniche tradizionali a mezzi e linguaggi estremamente contemporanei.

Alcune delle opere esposte nella mostra “RE-NEW” all’interno della galleria

La galleria newyorkese, da sempre attenta alla ricerca di nuovi talenti afferenti a tutte le diverse forme d’arte creativa (pittura, scultura, video-arte, fotografia, installazioni, digital, new media, conceptual art), porta nel cuore di Roma, a due passi dal simbolo della città, il Colosseo, alcuni degli artisti più interessanti dello scenario artistico contemporaneo che rileggono la tradizione classica in una chiave del tutto nuova e, a volte, distopica. Ma vediamoli più da vicino.

Nicola Verlato, artista veronese classe 1965, parte dalla grande tradizione cinquecentesca, in particolare dallo studio delle luci e dei corpi del Caravaggio, e li fonde con i linguaggi del presente, servendosi dell’aiuto delle nuove tecnologie (programmi 3D, realtà virtuale e realtà aumentata), dando così vita a perfette figure mitologiche, come nel caso dell’opera con il dio Atteone come protagonista. L’artista mescola così la tecnica antica con la tecnologia moderna, con un esito a dir poco spettacolare.

Wolfgang Staehle, pioniere nel campo della tecnologia e dell’arte dagli anni ’80, è in realtà tristemente noto per il suo streaming video del crollo del World Trade Center a New York e per esser stato il primo a catturare lo schianto del primo aereo l’11 settembre 2001. Per “RE-NEW” presenta Forum Romanum (13 settembre 2007) dalla serie “Matter of Time”. L’artista, proiettando un video della durata di un giorno intero, il 13 settembre 2007 appunto, composto da tantissimi fotografati che si susseguono uno dopo l’altro ogni sette secondi, ci dà l’opportunità di vivere simultaneamente il momento presente in sincronia con il passato.

Passiamo all’opera iper-surreale Caput Mortuum: Alas, Pu$$y Bold Men Babylon del pittore sudamericano Christian Rex van Minnen, che ritrae, attraverso le classiche tecniche rinascimentali di smaltatura e stratificazione, una figura per metà umana e per metà gelatina di lampone, capace di trasmetterci un senso di ansia e di angoscia e di farci riflettere sulla vacuità del nostro tempo.

CHRISTIAN REX VAN MINNEN
, Caput Mortuum: Alas, Pu$$y Bold Men Babylon (2017), oil on canvas
, 76 x 61 cm

Signe Pierce è un’artista iperrealista che si definisce “Artista della Realtà” e considera le sue esperienze vissute al tempo stesso una tela e un riflesso dell’iperrealtà. Le sue opere illustrano pienamente la sua filosofia della Neon Renaissance; esse, infatti, abbracciano l’effimera plasticità del tempo e della vita attraverso la luce, il colore e il movimento. Per la collettiva ha scelto un’installazione video che riflette e racchiude in sé l’intera sua poetica.

SIGNE PIERCE, Neon Renaissance Manifesto (2019)

Alessandro Giannì è invece un giovane artista romano, classe 1989, che raccoglie dal web e dai social network diversi frammenti estetici e simboli storici con l’intento di dare loro nuova vita e creare forme caleidoscopiche, astratte e nuovi immaginari. Nel caso dell’opera esposta in galleria, si tratta della rielaborazione in chiave surrealista e blasfema del tema sacro della maternità, in cui vita e morte, sacro e profano si fondono e si sdoppiano.

David Humphrey è un pittore, scultore e critico d’arte americano, appartenente alla corrente post-modernista, che attraverso il suo approccio “quotidiano”, banalizza l’eroico e i simboli storici di Roma rendendoli più semplici ordinari come nel “Il Leone che azzanna il Cavallo”, esposto in mostra. In questo caso la storica scultura ellenistica perde tutta la sua eroicità in cambio di una maggiore essenzialità e quasi ridicolezza delle forme. Non a caso i due protagonisti del dipinto, il cavallo e il leone, finiscono per assomigliare a dei pupazzi stilizzati o a dei disegni infantili, perdendo tutta l’aura di di solennità e di severità che li contraddistingue nella storia mitica.

DAVID HUMPHREY, Animals on the Lawn (2019), acrylic on canvas, 100 x 150 cm

Sempre Roma è il contesto di riferimento dell’opera presentata da Kenny Dunkan, artista e fotografo di origini caraibiche, che ha scandalizzato l’opinione pubblica con il video, precedentemente censurato nella capitale, in cui lui stesso mangia un lecca lecca con stampata sopra l’immagine di Papa Francesco, e che è ora visibile alla Postmasters. Anche in quest’opera il concetto di sacro e profano si fondono indissolubilmente tra loro e il confine fra rispetto della tradizione e delle regole e trasgressione, sperimentazione, blasfemia si fa sempre più labile e sottile, in un gioco di rimandi, citazioni e nuove forme di espressione che sono al centro dello studio di questa importante collettiva.

KENNY DUNKAN, Lollipop (2016
), single channel video, color + sound running time: 3:42 mins
edition of 4 + AP

Dettagli evento

Luogo:
Via Giovanni Mario Crescimbeni, 11, Roma
Date:
20/11/2019 - 17/01/2020
Orario:
mart - ven dalle 15:00 alle 19:00
sabato su appuntamento
Costo:
Ingresso gratuito
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