Era il 1968 quando i coniugi Poirier si conobbero tra le mura di Villa Medici, quando Balthus non era ancora sui libri di storia dell’arte e quando tutti i pini della della villa erano al loro posto. Quella che si mette in mostra a villa Medici è la storia del sodalizio e del percorso visuale dei coniugi  Anne e Patrick Poirier, coppia celebre della scena artistica francese, che con un corpus espositivo di grande impatto incantano, per la prima volta il pubblico romano.

ROMAMOR, 2019, neon rosso, 180 cm. Courtesy Anne et Patrick Poirier

Entrambi architetti-archeologi, lei nata a Marsiglia nel 1941 e lui nato a Nantes nel 1942, esternano con questa mostra monografica l’impronta malinconica che fin dalla loro infanzia con il passaggio della guerra, caratterizza la loro visione artistica. Anne e Patrick Poirier sono parte di quella generazione di artisti che, viaggiando e aprendosi al mondo fin dagli anni Sessanta, sviluppano una fascinazione per le città e le civiltà antiche e, in particolare, per i processi della loro scomparsa.

I coniugi pongono l’accento sul concetto di memoria e su come esso si scontra con la storia ed il suo devastante trascorso, lasciando cicatrici, e possenti quanto fragili rovine. Quello che si trasmette è un’immagine permeata di fruttuosa riflessione. Il titolo della mostra, ROMAMORè un omaggio alla città che stimolò il loro lungo, primordiale e proficuo dialogo che i due misero in atto durante il soggiorno a Villa Medici dal 1968 al 1972.
I coniugi pongono continuamente l’osservatore di fronte al tema della fragilità e lo immergono nelle opere più importanti della loro carriera come l’Incendie de la gran biblioteque, opera storica del duo, interamente realizzata in carbone, a metà tra catastrofe ed utopia. La stessa utopia la ritroviamo nell’opera del titolo Ouranopolis del 1995, che si presenta come un oggetto sospeso da scoprire attraverso sguardi indiscreti su piccoli spioncini, che come oblò d’ingrandimento gettano luce su quaranta differenti stanze dell’utopica biblioteca museion. La biblioteca viene intesa come metafore della memoria; un granaio ed un luogo da cui costantemente attingere e ripartire.

“Le songe de Jacob” (2010-19), installazione neon, dimensioni variabili. Ph. Pedro Silvani

Nello stesso ambiente troviamo Le songe de Jacob, installazione onirica e lunare del 2010-19, composta di neon con nomi di costellazioni, scale luminose ed un soffice tappeto di piume che divide e guida in un percorso ascensionale che porta il visitatore in uno spazio candido dove appare l’intima opera Retrovisions: ritratto tridimensionale dei due coniugi circondati di parole al neon, che parlano, abbagliano e suggestionano il pensiero. Per l’occasione ogni sala diviene un luogo ameno ed eroico in cui percepire l’influsso della memoria. Impossibile non notare l’accezione aulica di alcuni spazi: la sala dei paesaggi devastati porta a quelle delle architetture utopiche con modelli architettonici immaginari, candidi ed arcaici, anch’essi intaccati dal passaggio del tempo.

Dettaglio “Retrovisions” (2018), tecnica mista e dimensioni variabili. Ph. Pedro Silvani

Oltre al disegno costante e ragionato, i coniugi si sono espressi nel corso del tempo attraverso decine di collages di oggetti uniti dalla cera, un tassonomia di trofei di passeggiate nel paesaggio urbano, alcuni dei quali composti anche con oggetti e piante trovati negli anni romani della loro formazione in Villa. Essi compongono un cantiere di scavo mentale complesso, articolato e fortemente afffascinante. Grandi fotografie di interventi sul microcosmo della natura attirano lo sguardo ed incuriosiscono l’intelletto indagando quel senso di vulnerabilità che la fragilità porta con se. I coniugi Poirier invitano quindi a reagire come un Giano bifronte a tutti quei pericoli che continuano a minacciare la natura, la cultura e la vita umana, con sguardo attento al futuro ma con occhi sempre rivolti anche al passato.

I Poirier estendono la mostra fino al giardino di Villa Medici, con un’opera di land art realizzata per l’occasione, che disegna sul piazzale, con l’annessione di ciottoli di marmo bianco al selciato esistente, un labirintico percorso che dall’alto mette insieme due emisferi celebrali dal titolo: Le Labyrinthe du Cerveau; Un “manifesto autobiografico bicefalo”, che raffigura l’unione delle loro menti, metafora di una pratica di coppia. Poco lontano, nella Fontana dell’obelisco, si trova Regard des Statues, anche essa opera site specific, composta immergendo nella fontana duri occhi in cemento che guardano l’osservatore deformandosi continuamente sotto il cielo di Roma.

“Regard des Statues” (2019), cemento. Ph. Pedro Silvani

Il calco, il concetto di serie, è ripreso poi nell’opera storica, situata nel vicino atelier Balthus, realizzata nel 1971 attraverso calchi in cartapesta direttamente sulle erme protettrici che costellano il ricco giardino della Villa romana.

Dettagli evento

Luogo:
Accademia di Francia- villa Medici, viale Trinità dei Monti, 1, Roma
Date:
01/03/2019 - 05/05/2019
Orario:
Martedì - domenica dalle 10:00 alle 19:00
lunedì chiuso
Costo:
Biglietto valido per il solo ingresso alla mostra: 6 €; gratuito sotto i 18 anni
© riproduzione riservata