È la Crypta Balbi di Roma a fare da cornice alla nuova opera di Sarah Sze, intitolata Split Stone (7:34), in concomitanza con la personale dell’artista alla Gagosian di Roma.

Sarah Sze, Split Stone (7:34), 2018, granito, acciaio inossidabile, resina, e pigmenti, in 2 parti, sinistra: 92.1 × 112.4 × 79.7 cm, destra: 95.9 × 125.1 × 69.5 cm. Fonte: artribune.com

Fino al 27 gennaio 2019 sarà possibile ammirare la scultura, un grande masso di granito proveniente dalla Spagna letteralmente diviso in due, sulle cui due facce l’artista ha riportato la foto che ritrae la fugacità di un tramonto (o alba?), scattata con il suo Iphone alle ore 7 e 34 minuti (come sottolinea il titolo stesso dell’opera), non si sa però se di mattina o di sera.

Sarah Sze immortala quindi sulla pietra levigata un attimo fuggente della giornata, attraverso una tecnica molto innovativa: l’incisione nel granito di migliaia di minuscole cavità, quasi come fossero pixel, riempite in un secondo momento con del pigmento colorato, traducendo così le tecniche di litografia e stampa ad aghi in un lavoro manuale preciso e scrupoloso. Split Stone, collocata tra i resti antichi e impregnati di storia della Crypta Balbi, appare così divisa in due, come una sorta di geode naturale, sulla cui superficie il tramonto dipinto evoca le immagini presenti in alcune pietre cinesi gongshi e nei soggetti spirituali del Rinascimento.

Rendering di Sarah Sze, Split Stone (7:34), 2018, granito, acciaio inossidabile, resina, e pigmenti, in 2 parti, sinistra: 92.1 × 112.4 × 79.7 cm, destra: 95.9 × 125.1 × 69.5 cm

Si tratta del primo intervento di arte contemporanea presso la fondazione e della prima di nuova serie di sculture in pietra da esterno realizzate dall’artista. Amplificandosi con gli strati archeologici di cui è costituita la cripta, dove le trasformazioni fisiche della città fin dall’antichità sono straordinariamente evidenti, l’opera si circonda così di un’aura sublime racchiusa in solida roccia.
Sembra quasi che l’artista abbia voluto fermare un piccolo attimo, un frammento di tempo eterno, e racchiuderlo all’interno di una roccia, incastonata a sua volta dentro un luogo dalla storia millenaria, in una sorta di sistema a scatole cinesi.

L’effetto finale è spiazzante: il visitatore potrà ammirare il “cuore” della pietra granitica cambiare colore e sfumature a seconda delle condizioni di luce dell’esterno e dell’ora del giorno. È come se l’artista abbia voluto donare di un’anima, di un soffio vitale e vibrante, un oggetto altrimenti sterile e inanimato.

 

La Crypta Balbi

La Crypta Balbi è oggi una delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano e nasce da un grande scavo di archeologia urbana, raccontando le trasformazioni della città di Roma dall’età romana ai nostri giorni attraverso la storia di una isolato: quello dove sorse in età augustea il teatro di Balbo (13 a.C.), partendo dall’antichità fino a raggiungere il XX secolo, passando per il medioevo e l’età moderna, quando venne costruita la chiesa di Santa Caterina dei Funari. il Museo ha poi inglobato nel tempo i sotterranei con i resti romani e, in particolare, la monumentale Crypta Balbi per l’appunto, esedra d’accesso al teatro  Balbi.

Il Museo si suddivide in due sezioni: la prima dedicata alla storia del paesaggio urbano nell’isolato di Crypta Balbi e presenta i risultati degli scavi; la seconda è incentrata sulla ricostruzione della vita di Roma nel periodo altomedievale, tra il V secolo, quando la città antica cominciò a scomparire, e il X secolo, quando le caratteristiche peculiari della città medioevale divennero ormai pienamente visibili.

Chi è Sarah Sze?

Sarah Sze è un’artista contemporanea nata a Boston nel 1969 che oggi vive e lavora a New York. Internazionalmente nota per le sue sculture e installazioni per le quali impiega oggetti comuni al fine di creare ambienti multimediali, oggi è professoressa di Visual Arts alla Columbia University.

I suoi lavori sono presenti in prestigiose collezioni di tutto il mondo, come il MoMA (NY), il Solomon R. Guggenheim Museum (NY), il Whitney Museum of American Art (NY), il Museum of Contemporary Art (Chicago), il San Francisco Museum of Modern Art, il Museum of Contemporary Art (LA) e la Fondation Cartier pour l’art contemporain (Parigi).

Tra le sue ultime mostre istituzionali possiamo segnalare “Triple Point”, Padiglione USA, alla 55º Biennale di Venezia; “All the Wolrd’s Futures” alla 56º Biennale di Venezia (2015); “Timekeeper”, al Rose Art Museum, Brandeis University, Waltham, MA (2016, poi al Copenhagen Contemporary, Danimarca, nel 2017); e “Centrifuge”, alla Haus der Kunst a Monaco di Baviera (2017).

 

La personale alla Gagosian di Roma

Oltre all’installazione presente all’interno della Crypta Balbi, in questi mesi Sarah Sze è ospite anche della Galleria Gagosian di Roma con una mostra personale, la prima la prima in Italia dopo le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia nel 2013 come rappresentante degli Stati Uniti e nel 2015 nella mostra principale.

L’arte di Sze utilizza vere e proprie strutture generative, in cui intricati sistemi di elementi uniscono costellazioni di immagini attraverso mezzi e tecniche diverse: scultura, pittura, disegno, video-installazione, incisione.

Sarah Sze all’opera nel suo studio

Sarah lavora con un’immensa quantità di materiali tratti dalla vita di tutti i giorni, alterandoli, amplificandoli o destrutturandoli. Allo stesso modo le sue immagini da lei selezionate, sia da fonti esterne che private, mutano nel passaggio dallo schermo adattandosi ad ogni altra forma di supporto fisico o manifestandosi come pura fonte di luce.

Nell’era dell’immagine, un dipinto è una scultura. Una scultura è un segno nel tempo. 
Sarah Sze

Con una video-installazione, l’ultima della serie Timekeeper iniziata nel 2015, Sze trasformerà l’ovale della galleria in una grande “lanterna magica”, un ambiente immersivo sospeso tra i mondi della scultura e del cinema. In queste indagini sull’immagine in movimento Sze esplora tempo, spazio, distanza e costruzione del ricordo tramite un flusso ipnotico di immagini proiettate su supporti diversi. Il visitatore si trova così a vivere un’esperienza quasi mistica, come fosse uno dei personaggi descritti nella “Caverna di Platone”: immagini in movimento di persone, animali, oggetti e azioni si ricorrono e si ripetono, illuminandosi a intermittenza e orbitando senza un meta precisa, così come avviene nella mente e nella vita stessa.

La luce si materializza anche tramite macchie di colore applicate direttamente dall’artista sul pavimento come opera in situ: un mezzo di collegamento tra l’ovale oscurato trasformato in video gallery e lo spazio adiacente destinato ai dipinti realizzati di recente dall’artista. In questa nuova serie di dipinti Sze ha adattato la sensibilità del suo linguaggio scultoreo alle caratteristiche del supporto piano del collage.

Con delicati ma grumosi strati di pittura, inchiostro, carta, stampe e oggetti quotidiani, le tre dimensioni della scultura aderiscono alle due del collage. Qui il colore prende vita sia grazie all’essenza stessa delle immagini trovate sia dalla pittura e dall’inchiostro. Superfici statiche, macchie e vortici cosmici si sovrappongono al materiale d’archivio e al certosino lavoro dell’artista nel suo studio in infinite mutazioni visive che collidono e si mescolano in un ammasso indefinito di dettagli.

 

INFO

 

Luogo

Crypta Balbi, Via delle Botteghe Oscure 31, Roma

Durata

Dal 21 novembre 2018 al 27 gennaio 2019

Orari

Dalle 9.00 alle 19:45 dal martedì alla domenica

Biglietto

Accesso ad una singola sede del Museo Nazionale Romano: € 10.00
In occasione di mostre: € 13.00

Sito web

www.museonazionaleromano.beniculturali.it

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