C’è chi dice che l’arte contemporanea inizia e finisce in un “cesso” e, per la precisione, nell’orinatoio di Duchamp (Fontana, 1917) e nel wc d’oro di Cattelan (America, 2016). Per quanto l’ironica e provocatoria teoria di Francesco Bonami solletichi particolarmente la nostra curiosità, non siamo del tutto convinti che l’arte contemporanea sia morta o, ad ogni modo, preferiamo lasciare ai posteri le etichette .

Quello che ci interessa davvero, è scoprire se fra talentuosi o meno artisti emergenti si nascondano i nuovi Pollock e Koons. Sì, i nomi sono di quelli altisonanti e il confronto con artisti di questo calibro potrebbe far storcere il naso a non pochi, ma siamo tuttavia convinti che tenere le finestre aperte per far entrate ventate d’aria fresca non possa che far bene, soprattutto se il mondo su cui ci affacciamo è quello dell’arte.

Thomas Scalco, Senza Titolo (2018)

È un bene, quindi, che ad affiancare i musei e i loro grossi nomi, che fanno parte a tutti gli effetti della storia dell’arte anche contemporanea, ci siano audaci galleristi e fiere più sfacciate di quella della Vanità, luoghi in cui non si ha paura di scoperchiare il vaso di Pandora e far fuoriuscire ogni sfaccettatura di espressione artistica, che costituirà la futura storia dell’arte.
Tra queste, una delle principali è SetUp Contemporary Art Fair, manifestazione organizzata da Simona Gavioli che fa da contraltare alla più istituzionale (ma imperdibile!) Arte Fiera e che, manco a farlo apposta, quest’anno ha come tema Itaca.

SetUp, un po’ come quella descritta da Omero, da sette anni è l’isola che attrae i marinai dell’arte, un porto sicuro dove artisti, galleristi, collezionisti e appassionati approdano mescolando lingue, culture e sogni.

L’appuntamento per la VII edizione coincide con l’art week bolognese: dal 31 gennaio al 3 febbraio Palazzo Pallavicini si anima con un programma che si preannuncia ricco di sorprese e novità.
La prima è il minimalismo dell’offerta espositiva.  Ognuna delle 25 gallerie partecipanti propone tre artisti under 35 presentati da un curatore under 35 (non è un mondo per vecchi?), una scelta volta a dare maggior attenzione ai singoli artisti e noi non possiamo che essere d’accordo.

Ci sono poi gli eventi collaterali, tavole rotonde e mostre, come il progetto fotografico di Luca Maria Castelli che ritrae una moderna Penelope libera e imprigionata nella sua tela di erotismo.
C’è anche, per la prima volta in fiera, la sezione video/installazione con la mostra ISLANDERS curata dalla bolognese Manuela Valentini, che racconta, attraverso le opere di tre artisti, tre isolani di mari diversi, viaggio, solitudine e spensieratezza.

Luca Maria Castelli, Penelope (2018)

Non mancherà nemmeno la performance art: sabato 2 febbraio, sarà presentata in anteprima nazionale la performanceI(m)SOLA” di Marina Visentini ed Elena Copelli, realizzata in collaborazione con Teatro Magro di Mantova con l’intento di raccontare l’isola come “luogo di trasformazione” (solo su invito/richiesta).
Saranno presenti anche i Curatortour tra gli stand della fiera organizzati da giovani curatori. E’ un modo per avvicinare al linguaggio dell’arte contemporanea anche i meno avvezzi, così come le visite guidate alla scoperta di Palazzo Pallavicini con lo storico dell’arte Nicola Zanotti.

Il programma sembra ghiotto, la curiosità è tanta, non ci resta che iniziare il conto alla rovescia e sperare di imbatterci nei nuovi mostri sacri dell’arte.

Sandra Krasker Verser, L’offrande V (2018)

 

Dettagli evento

Luogo:
Palazzo Pallavicini, Via San Felice 24, Bologna
Date:
31/01/2019 - 03/02/2019
Orario:
Giovedì dalle 20.00 alle 24.00 Venerdì dalle 16.00 alle 24.00
Venerdì dalle 16.00 alle 24.00
Sabato dalle 15.00 alle 24.00
Domenica dalle 11.00 alle 22.00
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