Il corpo femminile è da sempre uno dei temi più apprezzati e studiati dagli artisti di tutto il mondo e di tutte le epoche. Nomi come Antonio Canova (1757 – 1822), Gustav Klimt (1862 – 1918) o artiste contemporanee come Vanessa Beecroft (1969) e Marina Abramović (1946) hanno dedicato al corpo femminile, elemento che produce vita, allo stesso tempo strettamente connesso con la morte, moltissime opere della loro produzione.

Una delle artiste che si è maggiormente dedicata a questo tema è Sobin Park, artista coreana molto famosa in patria. La mostra “Poetry In Motion“, promossa dal Laboratorium Venezia, espone le sue opere che trattano il tema del corpo femminile in chiave inedita.

L’esposizione è stata organizzata dalla curatrice newyorkse Thalia Vrachopoulos, che ritorna al Laboratorium Venezia dopo il grande successo della mostra Fragmentation che esponeva le opere dell’artista americana di origine coreana Anese Cho.  Anche quest’ultima mostra aveva lo scopo di raccontare il corpo femminile analizzato dall’artista.

Il titolo “Poetry In Motion”  è ispirato ai movimenti che Park esegue nello spazio, ma si riferisce anche all’omonima canzone di Johnny Tillotson che arrivò a scalare le hit-parade statunitensi e mondiali negli anni ‘60.

I movimenti dell’artista attraverso lo spazio durante la creazione delle sue ampie opere, consentono di guardare alla sua produzione sia in termini di performance che di arte visiva.
Gli spostamenti improvvisati, misurati e graziosi di Park attraversano lo spazio dando vita a forme potenti create attraverso questi suoi movimenti.  Le sue opere, inoltre, vengono prodotte in un lasso di tempo molto lungo portandola a creare grandi tele di 9/10 metri.

Sobin Park, The Creation of a New Female Myth (Pusoksa) (165×59), pencils on paper, bronze powder, Coloring, 2008 Courtesy: FG comunicazione- Venezia

Le tele monumentali permettono allo spettatore di essere assorbito completamente da esse. Questo “trucco” usato da artisti come Jackson Pollock (1912 – 1956), consiste nel coprire completamente lo spettro visivo dello spettatore, permettendo a quest’ultimo di essere completamente catapultato all’interno della tela.

La grandezza di queste tele vuole anche dimostrare una sorta di forza fisica dell’artista. Realizzare questi disegni infatti prevede uno sforzo fisico non indifferente, dimostrando grande abilità e resistenza.

I soggetti prediletti da Sobin Park sono il drago (Yang – Maschio) e la femmina (Yin – Femmina). I due elementi rappresentano gli opposti taoisti; complementari ma contemporaneamente opposti in natura.

Questi protagonisti si contrastano giustapponendo l’oscurità sfumata del drago, resa perfettamente da Park con l’uso della grafite, contro la delicata carta bianca, che si trasforma nella pelle traslucida della donna. I due motivi sono inseparabilmente correlati e possono essere letti come un’unione sessuale, pur mantenendo il significato più profondo della cosmologia coreana. Sono combinati come l’equilibrio dell’uomo e la donna nei principi Yin e Yang del Taoismo.

Sobin Park, Deep Dream, (220 x 130 cm), pencil drawing and engraving on slik, 2014 Courtesy: FG comunicazione- Venezia

Dagli anni ’70 e con l’arrivo di Laurie Anderson, Marina Abramovic e Carolee Schneemann, la performance art si è legata anche alle tematiche femministe coinvolgendo il corpo della donna. Nei suoi dipinti, Park non si limita a coinvolgere il corpo femminile, è il suo motivo ricorrente e il centro della sua ricerca. Il drago è intrecciato inestricabilmente con una bella fanciulla nuda che partecipa attivamente all’opera erotica, perché non si limita a posare passivamente in attesa di essere disegnata. La figura femminile nelle opere di Park ha un ruolo da protagonista.

La mostra “Poetry In Motion” promossa dal Laboratorium Venezia, è ben strutturata e organizzata, ma purtroppo è allo stesso tempo molto “prevedibile”.

Il tema del corpo femminile è uno di quelli, come già evidenziato, sempre presente nelle opere degli artisti, e anche se si evince spesso il tentativo di presentarsi come rivoluzionari e innovativi in realtà il rischio di incorrere nella banalità è dietro l’angolo.

Molto spesso tra le politiche museali, e soprattutto dietro le mostre temporanee, c’è lo scopo di fare “cassa”, e per questo le nostre città sono bombardate da mostre su artisti dai nomi altisonanti.

Pur essendo ben strutturata a livello tecnico, in quanto la curatrice ha fatto un ottimo lavoro (anche se per noi italiani può sembrare difficile orientarsi data la tradizione museale opposta a quella americana), purtroppo la mostra risulta spesso prevedibile e non aggiunge molto a quello che per anni è stato uno dei temi più riprodotti e presenti nell’arte.

FOTO DI COPERTINA: Sobin Park, The Creation of Female Myth, 2011. Courtesy: FG Comunicazione – Venezia

Dettagli evento

Luogo:
Laboratorium Venezia, Santa Croce - Calle de Mezo, Venezia
Date:
30/08/2019 - 30/10/2019
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