Entrando nella Galleria Alessandra Bonomo la prima cosa che notiamo e che attira subito la nostra attenzione è una grande installazione, al centro della prima sala, realizzata da Sabina Mirri, che intende riprodurre il celebre Studiolo che compare nel San Girolamo di Antonella da Messina.

Antonello da Messina, San Girolamo nello studio

Antonello da Messina, San Girolamo nello studio, 1474-75.
Copyright © The National Gallery, London

L’installazione funge inoltre da supporto per il trittico dell’artista Verde Edrev che dà il titolo alla mostra: Tell me more.

Tre tele di dimensioni quadrate illustrano, con un taglio fotografico, alcune parti anatomiche di una donna. A completare l’opera tre scritte, una per ogni tavola, posizionate sopra le figure, ad arricchirne il significato e a dare al corpo un suo linguaggio specifico.

Il trittico di Verde Edrev "Tell Me More" che dà i titolo alla mostra

Il trittico di Verde Edrev “Tell Me More” che dà i titolo alla mostra. Foto di Alessandro Mancini

Due generazioni e due stili in dialogo fra loro

La mostra mette in dialogo due artiste diverse per età, stile e biografia, Sabina Mirri (classe 1957)e Verde Edrev (classe 1995), ma accomunate da uno sguardo nuovo e senza pregiudizi sul corpo, in particolare quello femminile, e sul sesso.

Inaugurata mercoledì 14 ottobre, la mostra rappresenta il proseguimento ideale della precedente, Gonna be a cult character, sempre di Sabina Mirri, di cui infatti ritroviamo alcune opere, ma con l’aggiunta di nuovi collage in carta velina, caratterizzati dall’ormai iconica lepre umanizzata ideata dall’artista e da altri misteriosi personaggi.

L’idea dello studiolo (utilizzato realmente da Sabina per la creazione delle sue opere) è venuta all’artista dal desiderio di rappresentare l’ambiente presente nel capolavoro di Antonello da Messina in forma monumentale ma più essenziale e moderna.

È nata così una scultura fruibile, pratica e apprezzabile da ogni angolazione: l’officina dell’artista, un vero e proprio laboratorio dove concepire progetti e nuove opere. Non solo, lo Studiolo diventa anche un “veicolo-dispositivo”, una scenografia aperta e flessibile, capace di ospitare opere di altri artisti e quindi di arricchirsi e di trasformarsi.

Dopo aver invitato Sandro Chia a disporre nello Studiolo tre acquerelli, questa è la volta di Verde Edrev, giovane artista fiorentina, formatasi presso l’Accademia di Brera e ora di base a Londra.

Sabina Mirri e il gioco della stratificazione

Nei suoi collage, Sabina Mirri gioca con la stratificazione di carte; l’aggiungere e il togliere diventano le azioni peculiari delle sue opere, che acquisiscono così profondità ma anche chiaroscuro grazie a un equilibrio tonale di altissimo valore pittorico, senza dover miscelare i colori.

Il disegno – tratteggiato in tracce rapide ed efficacemente circoscritte – il ritaglio e la sagomatura della carta, le gradazioni e l’impasto cromatico trovano compimento nella sovrapposizione di molteplici livelli di superficie. Una tecnica che vuole rendere omaggio all’antica tecnica del disegno preparatorio.

I suoi personaggi, ambigui e a volte inquietanti, rappresentano spesso lepri umanizzate o donne dai tratti androgini o dall’atteggiamento spavaldo e malizioso. I tacchi a spillo che indossano diventano parte integrante del piede, un segno distintivo carico di eroticità e femminilità, mentre l’alcol e il fumo rendono anche gli animali (la lepre in questo caso) schiavi di vizi tipicamente umani. Le vasche da bagno diventano chaise longue e viceversa, mentre la foto ritagliata e incollata di un pallone Super Tele diventa una presenza costante delle sue ultime opere, andandosi a posizionare in un angolo cieco in alto a destra, punto di vista che caratterizza tutte le ultime opere della Mirri.

L’angolo, a differenza di quanto potremmo pensare”, ci spiega l’artista in persona, “aiuta a dare centralità all’oggetto o alla persona che vi si trova. Anche se ancora poco sfruttato in pittura e in architettura, l’angolo possiede delle qualità spaziali molto interessanti” ci spiega la Mirri, “poiché costringe l’occhio dello spettatore a dirigersi verso quel punto, dando così maggior risalto e importanza alla figura che viene lì posizionata”.

Verde Edrev e il corpo come arma per sconfiggere l’ipocrisia

Verde Edrev è invece una giovane artista che si serve del “lettering”, unito alla rappresentazione del corpo umano, per mandare dei messaggi forti e diretti sull’importanza dell’accettazione di sé e sulla liberalizzazione dei costumi, ancora oggi spesso imprigionati da una moralità bigotta e oppressiva.

Verde è stata invitata a ripensare l’installazione di Sabina Mirri esponendo nello Studiolo tre dipinti ad acrilico su tela, che creano la sensazione di una dimensione intima e creativa, allo stesso tempo volatile e materiale.

Le sue opere si concentrano sulla dialettica tra l’Io e la sua controparte, tra ragione e inconscio. I lavori sono testimonianza di ciò che ci accomuna in quanto esseri umani: ovvero il corpo e le emozioni. L’obiettivo dell’artista è quello di abbattere i pregiudizi e i confini, soprattutto mentali, che ci dividono gli uni dagli altri e limitano la nostra libera espressione. Un linguaggio artistico, fresco e nuovo, che mira a ricongiungere gli opposti, sacro e profano, passato e presente. La nudità ha la capacità di togliere le maschere di cui disponiamo e diventa occasione di conoscenza del Sé. Invitandoci a specchiarsi reciprocamente, Verde elimina i veli per trovare un legame e una conciliazione nelle diversità.

Il dialogo tra le due artiste artista arricchisce di sensi e di interpretazioni infinite il racconto di una mostra che è aperta allo sguardo indagatore del pubblico, che entrerà con delle certezze e ne uscirà con molti dubbi. Dopo tutto è questo il potere dell’arte, no? Mettere in crisi tutte le nostre sicurezze per svelare il mistero del mondo e le contraddizioni insite nella nostra società.

 

Sabina Mirri

Bio

Sabina Mirri (Roma) si definisce svizzera-romana, vive e lavora nella tenuta di Petrolo, a Mercatale Valdarno (Arezzo). Esordisce negli anni ’80 con le prime rassegne dedicate da Achille Bonito Oliva alla Post Transavanguardia. Si è poi trasferita a New York, dove ha esposto alla Galleria Annina Nosei in mostre personali e collettive. Ha preso parte a numerose biennali: 1983, la Biennale Trigon, Graz; la XIII Biennale di Parigi e la XVIII Biennale di San Paolo; nel 1989, la Biennale Internazionale dell’Arte di Istanbul e la Biennale d’Arte Contemporanea di Guimares, in Portogallo; nel 1985 ha partecipato alla collettiva A New Romanticism. Sixteen Artists from Italy, Hirshhorn Museum, Washington; nel 1991 alla mostra 60-90: trenta anni di avanguardie romane, a cura di Laura Cherubini, Palazzo dei Congressi, Roma; nel 1993 alla mostra. Tutte le strade portano a Roma, a cura di Achille Bonito Oliva, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Tra le personali più recenti: nel 2005, Quadri succulenti, Galleria Francesca Antonacci, Roma; nel 2007 Figli della poesia, a cura di Edith Shloss, Keats Shelley House, Roma; nel 2010 Con caffè con panna, Rhode Island School on Design (RISD); nel 2013, Stretching-Sketiching, Danziger House, New York; Sabina MirriElisabetta Rasy, Oneroom, Roma. Nel 2017 Inventario (provvisorio) dello studio d’artista, Galleria Passaggi Arte Contemporanea Pisa.                                                                                                                            Tra le collettive: nel 2009, Collezione Dessì, a cura di Achille Bonito Oliva, Palazzo Bernini Roma; nel 2011, Nascor 2-tra arte e natura, Fondazione Studio Carrieri Noesi Martina Franca; nel 2013, Ritratto di una città #2. Arte a Roma 1960-2001, Macro, Roma; Pubbliche intimità a cura di Silvana Vassallo, Bologna.

 

Verde Edrev

Bio

Verde Edrev, pseudonimo di Verde Cordero di Montezemolo, nasce a Firenze nel 1995. Lavora e vive attualmente a Londra. Il suo lavoro è veicolato attraverso pittura e installazione, costruendo una narrativa intorno all’universo racchiuso nell’essere umano. Il suo interesse si concentra sull’inconscio collettivo e su cosa ci unisce e ci rende parte della stessa cosa, annullando ogni differenza. Guarda al cielo e al corpo come elementi comuni di cui facciamo costantemente esperienza. Nel 2018 consegue la laurea in Comunicazione e Didattica dell’Arte all’Accademia di Brera per poi specializzarsi a Londra presso la City and Guilds of London Art School nel 2019. Parallelamente a numerosi esperimenti espositivi a Milano negli anni dell’università, di cui si ricorda Controcanto, Plasma Plastic, 2018, espone per la sua prima personale nel 2017, Cammino Distratto, C2 Contemporanea 2, Firenze; seguita da una successiva nel 2019, A testa in giù, al Castello Ginori di Querceto. Tra le mostre più recenti: The sky is bigger if you tell me what you see, City and Guilds of London Art School, Londra, 2019; This is the house we built, spazio privato, Londra, 2020; So Close So Good, Numeroventi, Firenze, 2020. Collabora inoltre a progetti didattici per bambini: In fila per tre, Spaces, Milano, 2019; Ti regalo un’idea, a cura di Michela Eremita, Museo di Santa Maria della Scala, Siena, 2020.

Dettagli evento

Luogo:
Galleria Alessandra Bonomo, Via del Gesù 62 00186
Date:
14/10/2020 - 20/11/2020
Orario:
La mostra è visitabile su prenotazione, prendendo appuntamento tramite mail@bonomogallery.com o via telefono ai numeri 06 69925858 o +39 334 1760949
Costo:
Ingresso gratuito
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