In Italia l’arte ha da essere italiana / in polonia polacca / in turchia turca […] e a un metro e ottanta dal confine francese?

La poesia di Bruno Munari, che presta parte del titolo alla mostra That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine (dove IT sta a identificare il codice dell’Unione Europea che individua la sigla dell’Italia), riassume bene i principi da cui muove l’esposizione che fino al 6 gennaio occupa gli spazi del Museo di Arte Moderna di Bologna. Perché se di collettive generazionali su base geografiche ce ne sono molte, la Biennale di Venezia su tutte, quella presentata dal neo-direttore del MAMbo Luigi Balbo si muove oltre il solco di questa tradizione per assumere una valenza che è prima di tutto apertura. Degli spazi, come quelli del museo in cui le vetrate oscuranti lasciano il posto a vetrine che si affacciano sotto i portici della città emiliana mettendo letteralmente in mostra l’arte al suo interno, ma anche dei confini che si fanno sempre più fluidi come a voler invocare una sorta di ius artistico perché, per dirla ancora con Munari, “in italia l’arte ha da essere arte / in polonia arte / l’etichetta verrà dopo”.

That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Photo: E&B Photo

E così troviamo artisti nati in Italia che lavorano in Italia; nati in Italia che lavorano all’estero; nati in Italia che lavorano sia in Italia che all’estero; nati all’estero che lavorano in Italia; nati all’estero che lavorano all’estero ma che hanno studiato in Italia. Diverse combinazioni e un unico punto in comune: essere nati tra il 1980 e il 1996, far parte cioè di quella generazione etichettata come Millennials che sta tra i fortunati Baby Boomers e i Nativi Digitali, una generazione segnata dalla crisi economica, dal precariato e dall’adattamento veloce e costante alla feroce evoluzione tecnologica e all’iperconnessione. Una generazione che ha abbandonato le certezze e le ideologie delle precedenti per adottare modalità espressive che stimolano a interrogarsi sul presente, a investigare la contemporaneità più che a fornire delle risposte.

È immediato (voluto?) il senso politico di questa esposizione che coinvolge 56 tra artisti e collettivi invitati a raccontarsi e a raccontare la loro generazione esplorando differenti media e linguaggi. That’s IT! non si sviluppa, volutamente, intorno a un concept unitario e monolitico, ma propone interrogativi e possibili letture della contemporaneità in una prospettiva aperta e dialettica.

That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Photo: E&B Photo

Colpiscono, per potenza narrativa, i nove dittici fotografici che compongono l’opera 120 giornate ad Abu Ghraib di Filippo Bisagni in cui l’artista, con una semplicità disarmante, esprime l’irrompere nella banalità del quotidiano di immagini violente che non sono più in grado di fare rumore.

Stessa logica, ma vista da una diversa prospettiva, accompagna il lavoro di Petrit Halilaj che, per raccontare le sue origini e il suo paese, un Kosovo dilaniato dalla guerra e alla ricerca della propria identità, non ci mostra immagini violente di cui siamo ormai assuefatti, ma usa la “poesia” di una falena scientificamente disegnata su un foglio bianco a cui accosta cassette in legno riciclato, simili a quelle che fabbricava da bambino con suo nonno, e i tradizionali tappeti Klim.

Moth (dettaglio), Petrit Halilaj, © Photo credit: Anna Fraboota

Potente e immediata è anche l’opera (in divenire) di Orestis Mavroudis “Clap hands” che presenta un video con le sedute del parlamento greco dal 23 aprile 2010, data considerata l’inizio della crisi finanziaria in Grecia, ad oggi in cui gli interventi sono tagliati e rimangono solo gli applausi in una sorta di sadismo politico reiterato.

Non manca l’ironia come nelle opere di Giulio Delvè che si diverte ad accostare due sportelli di auto delle forze dell’ordine che compongono la scritta Polinieri e le circonda di Qualchetesta punk ricavata da scope e da un mocio. Un’opera, che traendo ispirazione dalla storia di Bologna, rappresenta in chiave quasi tragicomica la contrapposizione di forze antitetiche che finiscono con l’essere due ingranaggi dello stesso meccanismo.

Polinieri e QualcheTesta, Giulio Delvè. ©Photo credit: Anna Frabotta

Ci sono poi le fotografie di Michele Sibiloni per la serie Fuck it, in cui l’artista documenta le notti di Kampala, passando da un bar all’altro, andando nei ghetti, alle feste con espatriati, nelle chiese notturne, e fotografando qualunque cosa.

Fuck it, Michele Sibiloni. Photo credit: E&B Photo

Che si tratti di una mostra definitiva o di un punto di partenza sullo stato dell’arte contemporanea italiana non c’è ancora dato saperlo, ma vale la pena visitarla e lasciarsi sedurre dalle opere esposte alla ricerca di risposte e nuovi interrogativi.

Gli artisti e collettivi che prendono parte a That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine, elencati in ordine di anno di nascita, sono:
Matilde Cassani (1980), Giuseppe De Mattia (1980), Margherita Moscardini (1981), Michele Sibiloni (1981), Riccardo Benassi (1982), Ludovica Carbotta (1982), Danilo Correale (1982), Andrea De Stefani (1982), Giulio Squillacciotti (1982), Marco Strappato (1982), Carlo Gabriele Tribbioli (1982), Ian Tweedy (1982), Invernomuto (Simone Trabucchi, 1982 e Simone Bertuzzi, 1983), Francesco Bertocco (1983), Giovanni Giaretta (1983), Lorenzo Senni (1983), Alberto Tadiello (1983), IOCOSE (Filippo Cuttica, 1983, Davide Prati, 1983, Matteo Cremonesi, 1984 e Paolo Ruffino, 1984), Elia Cantori (1984), Giulio Delvè (1984), Elena Mazzi (1984), Diego Tonus (1984), Calori&Maillard (Violette Maillard, 1984 e Letizia Calori, 1986), Federico Antonini (1985), Alessio D’Ellena (1985), Nicolò Degiorgis (1985), Riccardo Giacconi (1985), Adelita Husni-Bey (1985), Diego Marcon (1985), Ruth Beraha (1986), Elisa Caldana (1986), Roberto Fassone (1986), Francesco Fonassi (1986), Petrit Halilaj (1986), Andrea Kvas (1986), Beatrice Marchi (1986), The Cool Couple (Niccolò Benetton, 1986 e Simone Santilli, 1987), Filippo Bisagni (1987), Benni Bosetto (1987), Lia Cecchin (1987), Alessandro Di Pietro (1987), Stefano Serretta (1987), Giulia Cenci (1988), Tomaso De Luca (1988), Julia Frank (1988), Marco Giordano (1988), Orestis Mavroudis (1988), Valentina Furian (1989), Parasite 2.0 (Stefano Colombo), 1989, Eugenio Cosentino, 1989