Una giocata fortunata poteva bastare per entrare nel concilio dei maghi, o per mandare in prigione un nemico (notorio o intimo), o per incontrare, nella calma oscurità della propria stanza, la donna che comincia a inquietarci e che non speriamo di rivedere; una giocata avversa, invece, poteva significare una mutilazione, l’infamia, la morte. A volte un fatto solo – il taverniere assassinato da C, l’apoteosi misteriosa di B – era la soluzione geniale di trenta o quaranta sorti. Combinare le giocate era difficile; ma bisogna ricordare che gli uomini della Compagnia erano (e sono) onnipotenti e astuti.
(J. L. Borges – La lotteria a Babilonia)

La lotteria a Babilonia” è un racconto che Jorge Luis Borges scrisse nel 1941 e che ebbe una fortuna straordinaria, passando dalla rivista letteraria Sur, attraverso le raccolte di racconti, fino a meritare un posto nelle “Finzioni”, uno dei più grandi successi dello scrittore. Racconta di una curiosa usanza, diffusasi più o meno volontariamente nella città di Babilonia, che obbligava tutti i cittadini a essere coinvolti in una straordinaria lotteria a premi. Premi si fa per dire, perché per ogni fortuna donata, qualcuno riceveva il corrispettivo in avversità. A capo del gioco la Compagnia, entità misteriosa e onnipresente, con mani abbastanza grandi da contenere il destino di tutti.

Nel racconto di Borges i volti della Compagnia non sono mai noti, e forse anche per questo Huma Bhabha ha deciso di svelarli con la sua arte e regalarli, in un unicum straordinario, alla città di Roma. “The Company” sfilerà – forse è questa la parola giusta – alla galleria Gagosian fino al 14 dicembre, con una potenza che non è estranea all’artista pakistana, da sempre pioniera nell’utilizzo di nuove tecniche per stupire il pubblico. In questo caso la varietà di stili è un elemento di stimolazione continua: colore su fotografia, sculture di materiali misti evocano emozioni e percezioni contrastanti. Più che mai il singolo è protagonista, come Bhabha tiene a specificare presentando i suoi lavori.

Le prime figura che lo spettatore incontra, entrando, sono enormi disegni realizzati sulla base di maxi fotografie, mettendo insieme collage e pittura. Al centro di ognuno un volto – a metà tra una maschera in stile africano e la cima di un totem – sotto il quale si intravedono paesaggi naturali, che è possibile scorgere dalle uniche aperture disponibili: bocche e occhi, profondi come pozzi. Fa eccezione – di soggetto più che di tecnica – una foto scattata dall’artista ai Musei Capitolini: è la statua di un cane che riceve una nuova cornice, forgiata dalla mente di Bhabha, fatta di colori accesi come l’azzurro cielo e il sabbia. Francobolli di un’epoca che sembra contemporaneamente antichissima e futuristica, hanno un sapore fantascientifico e accolgono chi entra come sentinelle dell’altrove.

Superato il “primo controllo”, dunque, si approda nella grande piazza della processione. La Compagnia si trova lì, statue che procedono in fila indiana, in un corteo infinito di materia e immaginazione. Corpi intagliati nel sughero scuro, saturi dell’odore della terra madre, e volti e teste impresse nello Styrofoam bianchissimo, avanzano come divinità cybernetiche che fanno paura e tenerezza insieme. Davanti a tutti due mani d’argilla, enormi e dolorose, che sono anche piedi in cammino verso l’eterna migrazione. Bhabha racconta di aver raccolto quell’ispirazione dalla statua colossale di Costantino – di cui sono rimasti, conservati ai Capitolini, il volto, una mano e un piede – vista molto tempo prima di questa mostra, ma interiorizzata per davvero all’ora di nascita di queste opere.

Dietro “Prophet and Loss” – le due mani – siede forse il più straordinario dei membri. “Imagine now for ages” ha l’aspetto di un anziano re, spoglio e impreziosito, regale anche se composto di materiali di scarto. Lo scheletro del corpo seduto sono sedie arrugginite che arrivano da Karachi, città d’origine dell’artista, ricoperte di argilla e rete metallica, arti di legno e polistirolo, con due ossa giocattolo per cani al posto dei polmoni: è un faraone viaggiante, è il saggio della Compagnia, è lui che celebriamo tutti silenziosamente.

“Beyond the River”, “Ship’s Doctor” e “Julian” in un climax discendente o ascendente, a seconda della prospettiva, concludono la grande parata. La prima una madre nera come la terra, con un volto scheggiato di vernice verde, grande come la Natura, spezzata a metà da un fiume che è una lancia – azzurrissimo e letale. Gli altri due, figli e fratelli, composti degli stessi materiali come succede nel dna, tengono il passo e la testa alta. “Receiver” resta di guardia, mezzo bronzo e mezzo sughero, per affrontare ogni tipo di nemico.

La fila di Huma Bhabha non finisce mai, rappresenta un corteo di miseria e ricchezza, metafora dell’umanità intera. Ricorda quelle lunghe processioni di anime in viaggio, la migrazione eterna che è il tema della nostra epoca sorda. Somiglia anche alla catena evolutiva, a quell’australopiteco che diventa habilis, poi sapiens e poi ritorna ad essere solo mani, quelle per contare o tenere uno smartphone. Ricorda il destino, che è la vera faccia della Compagnia di Borges, impenetrabile e tetro, ma altrettanto attraente e inevitabile.

Huma Bhabha è nata nel 1962 a Karachi, in Pakistan. Oggi vive e lavora a Poughkeepsie, New York. Le sue opere sono sparse per il mondo, da New York a Parigi, da Sydney alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia. E’ stata più volte ospite di mostre internazionali, tra cui la Biennale di Venezia nel 2015. Nel 2018 ha inaugurato “We Come in Peace” al Metropolitan Museum of Art di NY, quel concetto dell’arrivo di un gruppo estraneo sembra esserle rimasto addosso e accompagna “The Company” nel posto che gli spetta. “C’è così tanta devastazione fisica in diverse parti del mondo – scrive Bhabha – che molte città vive sembrano degli scavi archeologici. Uno dei modi con cui amo avvicinarmi al passato è quello cinematografico, re-immaginandolo e proiettandolo verso il futuro come spesso solo il cinema fa“.

Dettagli evento

Luogo:
Gagosian, via Francesco Crispi 16
Date:
19/09/2019 - 14/12/2019
Orario:
mar - sab: 10.30 - 19
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