Thomas Struth è conosciuto nel panorama internazionale grazie alla sua spiccata attenzione ai dettagli fotografici e ad una innata curiosità che lo spinto a viaggiare e a conoscere la più difficile branca del mondo, la scienza. Allievo di Christo, alla Kunstakademie di Düsseldorf fu uno dei primi accademici a studiare fotografia e a formarsi nelle arti visive attraverso la pittura e un mirino. A partire dal 1987 con la sua prima mostra a Berna, in cui una serie fotografica di ambienti urbani desolati, Unconscious Place, ha segnato i visitatori attraverso una rigida simmetria e tracciati viari prospettici, provocando un momento di riflessione pari all’esperienza dei test di Rorschach. Qui la figura umana non compara mai, ma è ben visibile l’attenzione di Struth alle opere dell’uomo e al suo segno rigido sul mondo che conosciamo. La carriera del fotografo tedesco segue una successione di lavori fotografici, dai Family Portraits alla serie di Museum Photographs dove studia a pieno l’aspetto della sfera pubblica e testimonia l’incontro tra arte, cultura e tradizione.

Un secondo momento di riflessione avverrà alcuni anni dopo con l’osservazione della struttura innata della natura documentata dalla serie Paradise. Caotica, disordinata e spontanea, la natura segue regole geometriche incomprensibili all’occhio umano attraverso direttrici linfatiche e movimenti di particelle d’acqua. Celebre è il confronto delle osservazioni con una fotografia della giungla con uno scatto prospettico del Duomo di Milano, dove il contrasto tra la massività di un elemento prodotto dall’uomo, purché perfetto e riconoscibile, si scontra con le infinite direttrici di un frame naturale che vanno oltre la cornice. Il caos naturale ci porta a riconoscere il bisogno dell’uomo di ricevere protezione al di sotto di un’opera artificiale, stabile e immensa, perché la genuina spontaneità della natura fa paura. 

Thomas Struth, Nature & Politics. MAST Bologna 2019. L’artista ritratto durante la presentazione all’anteprima stampa. Credits ©ValerioRennola

L’instabile precarietà delle esperienze innate nell’essere umano sono messe in crisi dalle opere di Thomas Struth che conduce il visitatore in un insidioso momento di riflessione e comunicazione, destabilizzando le nostre convinzioni e la nostra intima visione del mondo. 

Le ultime serie fotografiche a carattere scientifico e tecnologico mostrano una minuziosa composizione di oggetti attraverso cui lo sguardo si perde, pur restando all’interno del taglio dalle grandi direzioni. Un groviglio di cavi, ponteggi, tavoli operatori o depositi di materiale, sono alla base del suo repertorio attuale. L’obiettivo è ben lontano dalla denuncia di un reperto o di un abbandono, ma la vocazione di Thomas Struth si fonda sulla volontà di testimoniare il processo scientifico dell’uomo, nel vano tentativo di comprendere la complessità di ciò che non conosciamo.

Thomas Struth, GRACE-Follow-On, veduta dal basso / GRACE-Follow-On Bottom View, IABG, Ottobrunn, 2017 Inkjet print, 139,7 x 219,4 cm © Thomas Struth

L’artista affascinato dalla ricerca scientifica e dall’industria meccanica dal 2007 ricerca un segno conduttore attraverso le nuove forme dell’antropizzazione del mondo dove fabbriche e laboratori ne sono il simbolo. Visita Cape Canaveral accedendo alle industrie di fabbricazione dello Space Shuttle e viaggia in Corea percorrendo cantieri navali e documentandone la produzione. Sentieri e vie dedicati a grandi poli industriali della contemporaneità dove Struth ha raccolto documentazione per la futura divulgazione in testimonianza delle opere dell’uomo, pensando che questi oggetti saranno ritenuti archeologia del ventunesimo secolo.

Thomas Struth, Nature & Politics. MAST Bologna 2019. Credits ©ValerioRennola

La mostra al MAST di Bologna raccoglie 25 immagini di grande formato prodotte da Thomas Struth negli ultimi dieci anni, raccontando come macchine, dispositivi e installazioni di una tecnologia d’avanguardia provochino un radicale cambiamento nella vita dell’uomo. La natura viene messa alla prova da una macchina che ricrea il plasma, quarto elemento naturale invisibile all’occhio umano, o entra in conflitto con le intenzioni politiche di colonizzazione spaziale dentro alle mura di Cape Canaveral. Le opere fotografiche mostrano il caos e il disordine dietro alla ricerca, lasciando invisibile l’uomo, promotore di essa, e aprendo una riflessione sulla perdita di controllo dell’essere umano su questi procedimenti. L’autore spiega come queste riflessioni non siano nuove, ma anzi siano state già descritte dalla letteratura del XX secolo attraverso metafore che spiegano l’eccessivo accrescimento meccanico dello spirito e della creazione umana, come nella tigre di Blake e nel mulino di Don Chisciotte o negli euforici movimenti del futurismo di Marinetti.

Cento anni dopo Struth racconta l’evoluzione dei processi e mette in mostra gli elementi della sperimentazione, attraverso una minuziosa ricerca compositiva che evade dalle regole canoniche e che è volta al coinvolgimento dello spettatore.

Thomas Struth, Modello in dimensioni reali /Full-scale Mock-up 2, JSC, Houston, 2017 Inkjet print, 208,1 x 148,6 cm © Thomas Struth

Thomas Struth, Nature & Politics. MAST Bologna 2019. Credits ©ValerioRennola

In mostra al MAST una successione di ambienti il cui accesso è proibito ai visitatori e dove avvengono delle azioni che non hanno un dato temporale definito, presente o iper-futuro volto ad intervenire sulla vita dell’essere umano. Ne sono testimonianze le opere che riprendono le operazioni chirurgiche svolte da una macchina robot, in cui l’uomo si concede alla macchina affidando il suo corpo e la sua esistenza ad una serie di cavi e bisturi meccanici. Le fotografie tecnologiche pur essendo così definite e descrittive, non hanno lo scopo di diffondere una spiegazione precisa di ciò che accade. Lo scopo è di mettere a dura prova la concentrazione dello spettatore a contatto con l’immagine, sostenuta dalla scelta dell’autore di non inserire descrizioni o titoli sulle pareti delle opere e lasciarli custoditi solamente nel catalogo distribuito agli accessi.

Il tempo darà occasione di conoscenza e informazione sugli sviluppi tecnologici, ma la curiosità dell’uomo, innescata dalle opere di Thomas Struth, sarà l’unica chiave di lettura del mondo futuro.

Thomas Struth, Nature & Politics. MAST Bologna 2019. Credits ©ValerioRennola

Thomas Struth, Nature & Politics. MAST Bologna 2019. Credits ©ValerioRennola

Thomas Struth, Nature & Politics. MAST Bologna 2019. Credits ©ValerioRennola

Dettagli evento

Luogo:
MAST Photogallery, Via Speranza 42, Bologna
Date:
02/02/2019 - 22/04/2019
Orario:
martedì-domenica dalle 10:00 alle 19:00
Costo:
Ingresso gratuito
Sito web:
mast.org
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