Una retrospettiva che è allo stesso tempo un’opera d’arte in divenire. Alla “regia” un’artista poliedrico e provocatorio come Cesare Pietroiusti, tra i maggiori esponenti italiani dell’arte performativa e relazione, e la sua prima antologica in un’istituzione museale. Le premesse erano delle migliori, le aspettative ampiamente superate. “Un certo numero di cose / A Certain Number of Things”, progetto personale di Cesare Pietroiusti – a cura di Lorenzo Balbi – in corso al MAMbo di Bologna fino al 6 gennaio, ci piace.

Cesare Pietroiusti Un certo numero di cose / A Certain Number of Things veduta dell’allestimento / installation view al / at MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna Foto / Photo: Giorgio Bianchi, Comune di Bologna

L’idea nasce da una riflessione sul concetto stesso di mostra retrospettiva e sull’effettiva possibilità di rappresentare un percorso di ricerca artistica in tale formato. Attraverso la strategia degli “oggetti-anno” e con lo stile provocatorio che lo contraddistingue, Pietroiusti si autonarra mescolando vita artistica e privata in un continuo gioco di rimandi dove l’una è indissolubilmente legata all’altra. Protagonisti e pretesti della narrazione sono una serie di oggetti, suggestioni, episodi, gesti, azioni, comportamenti e ricordi riferiti alla propria vita esposti in ordine non necessariamente cronologico, a partire dal 1955, anno di nascita dell’artista.

1955 Cesare Pietroiusti con Rosa, la balia / Cesare Pietroiusti with Rosa, the nurse settembre / September 1955 Fotografia b/n / Photograph b/w, cm 12 x 17,7

Si inizia dalla foto del piccolo Cesare in braccio alla balia proteso verso un grappolo d’uva (1955) per proseguire fino al 1976 con documenti, foto, dischi, cassette (con i relativi supporti d’epoca per la riproduzione) lettere, album di disegni, temi scolastici, storie, pagelle, tessere, libri, ricordi di viaggio, poesie che tracciano una linea lungo la crescita del bambino, adolescente e giovane Cesare.

Cesare Pietroiusti Un certo numero di cose / A Certain Number of Things veduta dell’allestimento / installation view al / at MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna Foto / Photo: Giorgio Bianchi, Comune di Bologna

Il 1977, anno in cui Pietroiusti intraprende la sua carriera artistica, segna uno spartiacque che si riflette anche nel percorso espositivo. Gli oggetti si spostano dalla sfera personale all’attività artistica, con lavori di Pietroiusti realizzati nell’arco di quarant’anni: disegni, fotografie, video, riviste, documentazione di diverse performance, pubblicazioni e documenti legati a mostre, lezioni e conferenze. Ogni oggetto-anno è accompagnato da un racconto che lo inquadra e lo contestualizza in rapporto ai precedenti e ai successivi.

Cesare Pietroiusti Un certo numero di cose / A Certain Number of Things veduta dell’allestimento / installation view al / at MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna Foto / Photo: Giorgio Bianchi, Comune di Bologna

Tutti gli oggetti esposti sono allestiti intorno all’ultimo oggetto-anno, relativo al 2019, che è collocato al centro della sala, in una struttura paragonabile a un “ring” completamente visibile e, in alcune occasioni, accessibile al pubblico. Il 2019 è una sorta di super-oggetto che, grazie alla collaborazione con giovani artisti bolognesi e, in alcuni casi, con il pubblico, riproduce e trasforma gli oggetti in mostra. Lo fa attraverso la performance, la narrazione o in forma fisica, ma sempre in modalità co-autoriale fra i partecipanti al laboratorio e l’artista.

Si tratta, dunque, di una vera e propria un’opera in fieri, che si realizza grazie a un laboratorio condotto da Pietroiusti su due sedi, al MAMbo e al Grazer Kunstverein di Graz (Austria).

Cesare Pietroiusti Un certo numero di cose / A Certain Number of Things veduta dell’allestimento / installation view al / at MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna Foto / Photo: Giorgio Bianchi, Comune di Bologna

Pietroiusti, che ha più volte dichiarato che la sopravvivenza di un’opera è la sua trasformazione, porta così a compimento il suo pensiero. Ecco allora spiegato tutto il senso e la grandezza della sua retrospettiva che, con l’ultimo “oggetto-anno”, stravolge e ricontestualizza il suo lavoro, lasciando che siano altri a raccontarlo con lui, in un processo corale dove l’arte stessa non appartiene a nessuno, ma appartiene a tutti.

 

Foto di copertina di Giorgio Bianchi, Comune di Bologna

© riproduzione riservata