Al Centro Culturale San Gaetano di Padova la mostra “Van Gogh. I colori della vita” è stata inaugurata da appena una settimana ed è già un successo. Non era un traguardo facile, dato il momento storico dovuto al Covid19, ma Van Gogh è capace di smuovere sentimenti ed interesse che travalicano ogni difficoltà. L’evento organizzato da Linea d’ombra e dal Comune di Padova sarà in programmazione fino all’11 aprile 2021. Non è l’ennesima mostra monografica dedicata al genio olandese, ma è un’introspezione della sua formazione d’artista e della visione intimista della vita del pittore. Le opere in mostra sono più di cento, ben 83 sono di Van Gogh, fra disegni e dipinti, prestiti di istituzioni prestigiose come il Van Gogh Museum di Amsterdam e il Kröller-Müller Museum. Ad esse si accompagnano tele di Millet, Gauguin, Seurat, Signac, Hiroshige e Francis Bacon.

I luoghi vissuti da Van Gogh raccontati come uno storytelling

L’evento è curato da Marco Goldin che ha ideato la mostra partendo da un’idea ambiziosa: ossia ricreare la vita di Van Gogh come un libro narrativo, attraverso le lettere dell’artista. Proprio da lunghe ricerche in questa direzione sono nate sia la mostra che il libro “Van Gogh. L’autobiografia mai scritta” edito da La nave di Teseo. Il percorso della visita assume, come mai prima d’ora, una prospettiva di “storytelling”. Le sale sono disposte così in sette sezioni che snocciolano un racconto, la breve, palpitante, tragica esistenza di un artista mai eguagliato nella storia dell’arte.

La vita dell’artista è ripercorsa quindi seguendo i luoghi da lui vissuti, prima in Belgio, Olanda e poi in Francia, le città che lo hanno visto diventare il pittore che tutti conosciamo. Ogni luogo ha influenzato la produzione di Van Gogh, intensificando il rapporto con la natura, la luce, gli abitanti. Tutto ha giocato un ruolo fondamentale fra ambiente eterno e la grande sensibilità del pittore, fino al tragico epilogo.

Francis Bacon reinterpreta l’eroismo di Van Gogh

La prima sezione dell’esposizione è denominata “Il pittore come eroe” presenta la riproduzione di un’opera non più visibile del maestro olandese “Il pittore sulla strada di Tarascona” che era conservata nel Kaiser Friedrich Museum, distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale a causa di un bombardamento. Il dipinto rappresentava il pittore a passeggio in campagna, con il suo cavalletto sulle spalle in un assolata giornata. La tela fu reinterpretata da Francis Bacon che ne colse l‘eroismo di Vincent. Bacon dialoga con Van Gogh, morto ormai da ben più che mezzo secolo, rendendogli omaggio, rappresentandolo come un viandante in perenne cammino. Bacon dentro di sé aveva sempre idolatrato quell’olandese finito male, in terra di Francia, in mezzo ai campi di grano. Vincent è l’eroe di tutti, quando la singolarità dell’esperienza diventa quella di una moltitudine, un eroe che annuncia il futuro pur nell’apparente fallimento.

Gli esordi della formazione artistica: i primi disegni

La seconda e la terza sezione della mostra presentano i disegni d’esordio che Van Gogh realizza a partire dal 1879, in Olanda e poi in Belgio. Mostrano in modo netto tutto lo sforzo formativo, i cambiamenti di abilità man mano che si esercitava, pressoché da autodidatta. I soggetti ritratti sono la natura olandese, con i suoi campi e mulini, gli umili contadini, come quelli di Millet, artista amato da Vincent. Ad essi poi si aggiungono i ritratti dei famigliari, la amata Sien, gli operai e minatori delle miniere di Bruxelles. A questi disegni sono apposte notazioni e riferimenti alle lettere inviate ai famigliari, in primis al caro fratello Theo, in cui Vincent parla dei suoi sogni, dei suoi desideri, ma anche delle sue difficoltà“… Come chiunque, io sento il bisogno di una famiglia, di amicizia, di affetto, di rapporti cordiali con il prossimo; non sono fatto di sasso o di ferro come un idrante o un lampione, e quindi non posso vivere privo di tutto questo senza sentire un profondo senso di vuoto”.

L’esordio della pittura ad olio

La quarta sezione è dedicata all’esordio della pittura ad olio, risalente all’autunno del 1883, quando Vincent ritorna in Olanda, dalla sua famiglia a Nuenen. Si accentua il suo interesse per la natura e il rapporto fra uomo e terra, gli operai, come i tessitori, gli artigiani e soprattutto i contadini sono i suoi soggetti preferiti. La tavolozza è carica di colori terrosi, cupi, volti ad esaltare l’umiltà e la fatica del mondo rurale. Esso era visto da Vincent come l’incarnazione più pura e autentica della condizione umana. Si trattava del legame eterno esistente tra il contadino stesso e la terra, che era per lui madre assoluta e portatrice di quei valori universali che Van Gogh sempre ricercava.

Van Gogh a Parigi: un nuovo modo di dipingere

Quando Vincent giunse a Parigi ed entrò in contatto con la pittura impressionista gli si aprono nuovi orizzonti artistici e la sua arte virò inevitabilmente verso il colore e la luce. Un percorso di transizione poi ultimato successivamente nel sud della Francia. Dopo una prima fase legata ancora alla scuola di Barbizon e dell’Aia, Vincent si lascia andare ai colori luminosi, ai paesaggi ariosi e chiari, alla scomposizione del colore, all’interesse per il Pointillisme di Seurat. Dall’osservazione di quest’ultimo ne deriverà la sua personalissima cadenza pittorica, con l’alternanza di brevi tratti a lunghe pennellate, in modo che alla fine l’effetto fosse quello di una vibrazione quasi carnale delle luce. E’ in questa quinta sezione che sono esposte famose nature morte e paesaggi, nonché il celeberrimo “Autoritratto con cappello di feltro grigio” dipinto nel 1887.

Van Gogh, Autoritratto con cappello di feltro grigio, 1887. Van Gogh Museum Amsterdam. Credits: @Lalineadombra.it

Il sud della Francia, la luce e il tormento

Quando nel 1888 Van Gogh decise di trasferirsi in Provenza, nel sud della Francia, scelse Arles come sua meta per poter dipingere in pace e con la nuova luce di cui aveva tanto sentito parlare quando era a Parigi. In appena quindici mesi produsse più di duecento dipinti. Essi  sembrano essere incendiati dai blu, dai gialli e dagli arancioni che diventeranno una marchio distintivo di Van Gogh, considerato addirittura un anticipatore del Fauvismo. È questo il periodo in cui dipinge alcuni dei suoi capolavori iconici, come “Il seminatore” e la serie di ritratti degli abitanti di Arles, che si ritrovano in questa sezione della mostra. Essi sono così realistici e allo stesso tempo hanno una tavolozza di colori del tutto nuova e sentimentale. Tuttavia ad Arles avviene anche l‘inizio del declino psicologico dell’artista che, abbandonato dall’amico Gauguin, inizia ad avere crisi sempre più violente da cui non si riprese.

Van Gogh e la fine del suo viaggio

Durante la reclusione al manicomio di Saint Rémy, e poi negli ultimi mesi di vita nell’estate del 1890 ad Auvers, la natura è reinterpretata dagli occhi di Van Gogh con colori purissimi. È scossa da pennellate scomposte che compongono il suo stile personalissimo ed inconfondibile. Compaiono le peculiari nuvole e mezze lune di Vincent, immerse in paesaggi campestri infiniti e campi di grano, cipressi e ulivi, che mai erano stati dipinti così prima d’ora. L’ultima sezione accompagna così lo spettatore nella visione dei dolorosi dipinti prodotti dall’artista nell’ultimo anno della sua vita.

Alla fine del percorso espositivo ritroviamo un intimo commiato nelle ultime famose tele di Vincent realizzate in manicomio. Opere iconiche, come nuvole ritorte di “Paesaggio a Saint Rémy”, i gialli violenti dei covoni di “Paesaggio di covoni e luna nascente” e “Covone sotto cielo nuvoloso”. Sono opere memento di struggente malinconia e solitudine, da cui l’artista non seppe liberarsi e che molti ritengono lo portarono al suicidio. Gli stessi maledetti sentimenti che però lo hanno consegnato all’eternità.

Dettagli evento

Luogo:
Centro San Gaetano, Via Altinate, Padova
Date:
10/10/2020 - 11/04/2021
Orario:
da lunedì a giovedì: 10 - 18 venerdì: 10 - 19 sabato: 9 - 20 domenica: 9 - 19
Costo:
Intero € 17,00 Ridotto € 14,00
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