La vanità come felicità effimera, illusoria, da sempre associata all’ostentazione della ricchezza, è il tema della mostra “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei”, in programma dal 10 maggio al 5 agosto 2019, presso la Palestra Grande degli scavi archeologici di Pompei (ingresso da piazza Anfiteatro).

La mostra pompeiana è frutto della relazione internazionale tra il Parco Archeologico di Pompei e l’Eforia delle Cicladi; un accordo nato nel 2015 e teso alla realizzazione di programmi comuni, di scambi di esperienze e di public use dell’archeologia.

Il progetto, che si sposterà in seguito in Cina e probabilmente al Colosseo a Roma, vede un’estensione anche nella mostra prevista il prossimo ottobre alle Scuderie del Quirinale di Roma su un confronto tra Pompei e Santorini, accomunate dai cataclismi delle eruzioni vulcaniche, che hanno avuto il terribile merito di sigillare grandi civiltà permettendoci di avere importanti informazioni su chi ci ha preceduto nel passato; come sostenne GoetheMai nessuna catastrofe ha procurato ai posteri tanta gioia come quella che seppellì queste città vesuviane!”.

Uno scambio quindi di esperienza e ricerca di realtà archeologiche, nell’antichità strettamente collegate, a partire da un luogo straordinario, l’isola di Delos. Qui mercanti laziali e campani, tra cui famiglie pompeiane, si recarono e vissero tra il secondo avanzato e la prima metà del I secolo a.C. quando quello di Delos era un porto franco del Mediterraneo che univa gli estremi opposti del mare, i cui centri focali erano proprio il medio Tirreno e le Cicladi.

Lusso ma anche artigianato artistico sono protagonisti di questa mostra che attraverso l’esposizione di più di 300 preziosi monili, vuole esaltare la Koinè mediterranea. Gemme, collane, orecchini, fibule e armille in oro, argento e bronzo, con inserti in materiali preziosi e semipreziosi come avorio, pietre, paste vitree, coralli, perle provenienti dall’area cicladica e pompeiana. Tesori che dialogano in un confronto diacronico (dall’VIII secolo a.C. all’eruzione del 79 d.C.) e diatopico (dalle Cicladi alla Campania), collocate in un raffinato percorso espositivo. L’originale allestimento è curato da Kois Associated Architects e segue questo percorso cronologico e geografico, giocando sul contrasto tra il materiale oscuro degli involucri espositivi (che richiama la materia vulcanica ed evoca la tragedia dell’eruzione) e lo splendore dei gioielli custoditi all’interno.

L’architetto Kois ha concepito un allestimento cogliendo la cifra di Pompei, quella sottolineata da Maiuri, e cioè la possibilità di mettere in evidenza la vita domestica quotidiana. L’esposizione racconta una storia straordinaria di cosmesi al femminile ma anche, in generale, del gusto e del lusso di una società. Lo sviluppo degli oggetti di ornamento inteso come specchio delle civiltà antiche, mostra come si articolava e quali erano i rapporti di classe. Come ricorda il curatore della mostra, il professore Massimo Osanna (già direttore del Parco Archeologico di Pompei), in generale i gioielli antichi provengono quasi sempre da tombe avendo quindi alle spalle una selezione ideologica, mentre qui nell’area di Pompei essi sono stati trovati indossati dalle vittime che tentavano di fuggire all’immane catastrofe e possono essere quindi agganciati a delle biografie. Dalla storia dei gioielli possiamo infatti risalire al loro status sociale e all’età.

Dalla mostra è evidente quanto un metallo come l’oro sia estremamente diffuso, rappresentando la ricchezza di una società che, grazie alle conquiste nel Mediterraneo, si è aperta alla possibilità di approvvigionamento di pietre preziose provenienti dall’India o dall’Egitto. Tale ricchezza trasforma radicalmente i gusti, i costumi e la moralità di questi popoli. Tant’è che proprio sui gioielli femminili, le invettive sono sempre state molteplici fin dall’antichità: da Marziale a Giovenale a Seneca è un coro di rimproveri alle donne che indossano gioielli e ostentano una sproporzionata ricchezza. Invettive misogine, in cui si evidenzia il modo in cui le donne “rovinano” i patrimoni degli uomini, per di più arricchendo paesi esteri a cui vanno i sesterzi degli acquisti. È interessante notare però quanto gli aspetti del lusso siano stati una costante tanto delle società antiche quanto di quelle contemporanee, costituendo straordinari agganci tra passato e presente. Questi aspetti di prossimità si caratterizzano come valori eterni perché eterni sono degli atteggiamenti umani, proprio come la fascinazione per le pietre e i metalli preziosi.

 

In copertina monili dall’area pompeiana e campana, ph. Chiara Teodonno

Dettagli evento

Luogo:
Palestra Grande, Pompei Parco Archeologico
Date:
10/05/2019 - 05/08/2019
Orario:
Dal lunedì al venerdì 9:00 - 19:30
Sabato e domenica 8:30 - 19:30
Costo:
Intero € 15.00 - Ridotto (dai 18 ai 25 anni) € 2.00
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